Nuovo Pil, agricoltura unico settore positivo

ISTAT
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L’agricoltura conferma e rafforza il suo ruolo di forza motrice dell’economia nazionale e anche con il nuovo sistema di calcolo del pil rimane l’unico settore in territorio positivo, portandosi a un +0,6% di valore aggiunto in riferimento al 2013, il doppio di quanto registrato con il vecchio sistema di calcolo.

Una performance significativa, che l’agricoltura mette a segno dopo due anni negativi nel 2011 e 2012 e che si deve all’irrompere, come sottolinea Coldiretti, di nuove attività imprenditoriali che stanno incontrando un crescente consenso di pubblico. Dalla produzione di energie rinnovabili, alle fattorie didattiche, dagli agriasili, alle vendite dirette in azienda e nei mercati degli agricoltori, il business della campagna si irrobustisce con i nuovi filoni, proposti soprattutto da imprenditori giovani alla ricerca di soluzioni che battano la crisi e consentano quella redditività che sul fronte produttivo è praticamente scomparsa con l’aumento dei costi a carico delle aziende e la contemporanea diminuzione dei prezzi all’origine.

Sulla base di questi dati scintillanti, oscurati solo dal calo delle unità di lavoro, la Cia «chiede al governo di cominciare a investire sul serio sul comparto, nella considerazione che rappresenta un asset sempre più strategico per la ripresa nazionale».Per Confagricoltura i nuovi dati Istat «mettono in rilievo una dinamica positiva del valore aggiunto agricolo che lascia ben sperare. Siamo comunque al livello del 2009. Come dire che in questi cinque anni non è stata creata ricchezza. Mentre calano notevolmente nello stesso periodo le unità di lavoro impiegate (-7% rispetto al 2009), comunque meno di quanto flettono per industria e costruzioni (rispettivamente -10% e -16%)».

Intanto continuano a calare i consumi alimentari nei primi sette mesi, registrando su base annua -0,7% in valore e -1% in volume. Sono i dati Ismea-Gfk-Eurisko, che confermano un trend già riscontrato nel 2013, quando la spesa alimentare aveva subito una riduzione di oltre il 3%. Nel dettaglio, risulta pesante il bilancio per i lattiero caseari (-4,8% le quantità acquistate dalle famiglie italiane), soprattutto a scapito di latte e formaggi freschi. Si attenua invece la dinamica negativa per l’ortofrutticolo (-1%), a fronte però di prezzi al consumo inferiori ai livelli dello scorso anno. Risalgono la china gli acquisti di carni che, dopo il pesante stop del 2013, recuperano complessivamente mezzo punto percentuale. A trainare il comparto è ancora il pollame, il meno caro.


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