Nuovi vigneti, domande in overbooking

Impennata di istanze d’autorizzazione secondo il nuovo regime e senza possibilità di riserve e compensazioni. Sanzioni ed esclusione dalle misure…

impianto-vigneto-TV-533x400.jpg

Impennata di istanze d’autorizzazione secondo il nuovo regime e senza possibilità di riserve e compensazioni. Sanzioni ed esclusione dalle misure di sostegno previste dall’Ocm per coloro che non utilizzano le autorizzazioni concesse

L’articolo Nuovi vigneti, domande in overbooking è un contenuto originale di Vigne Vini.

Assalto alla diligenza per accaparrarsi le autorizzazioni all’impianto di vigneti a livello regionale. È questo il primo effetto delle nuove regole, in vigore dal 1° gennaio 2016, cioè il passaggio dal vecchio sistema dei diritti d’impianto a quello – più liberale ma sempre sotto controllo – delle autorizzazioni.

Effetto autorizzazione

La nuova Ocm 2014-2020 (Reg. (CE) 1308/2013) ha eliminato diversi strumenti di contenimento dell’offerta e, tra questi i diritti d’impianto dei vigneti, di fatto sostituiti da licenze gratuite e non trasferibili. Un sistema recepito a livello nazionale con il DM 15 dicembre 2015, n. 12272 che prevede, per i nuovi impianti, un plafond disponibile pari all’1% del vigneto nazionale (pari a circa 6.375 ettari) rispetto al quale in questi mesi i viticoltori – che disponevano di una superficie agricola pari o superiore a quella per cui è stata richiesta l’autorizzazione – hanno potuto presentare al Mi.P.A.A.F. la domanda, scaduta il 31 marzo. Pioggia di istanze quindi, in merito alle quali, entro il 1° giugno, le Regioni e le Province autonome territorialmente competenti dovranno rilasciare le autorizzazioni, da utilizzare entro tre anni dalla data di rilascio.

Saldo (troppo) positivo

Il passaggio dal vecchio sistema dei diritti d’impianto a quello delle autorizzazioni ha generato un effetto rastrellamento del plafond disponibile e il sostanziale esaurimento (tranne rare eccezioni) delle quote regionali. Tanto che a fronte della possibilità di poter accogliere le domande fino al raggiungimento del bacino utile (come detto circa 6.375 ettari), secondo i dati resi noti dall’Unione Italiana Vini ne sarebbero state presentate dieci volte tanto, cioè per oltre 66 mila ettari.

Un fenomeno sostanzialmente diffuso su tutto il territorio nazionale (tranne che in Piemonte e Lazio, dove non si è avuto il superamento della soglia ma comunque si è utilizzato quasi tutto il bacino disponibile), con differenze tuttavia sostanziali tra una Regione e l’altra. In particolare, in cima alla lista dei richiedenti ci sono i viticoltori veneti e friulani che hanno chiesto l’autorizzazione per l’impianto di oltre 34 mila e quasi 11 mila ettari di vigneto su un budget rispettivamente pari a 805 e 238 ettari. Impennata di domande anche in Toscana (2.700 ettari richiesti a fronte di una disponibilità di soli 576 ettari), Emilia-Romagna (4.500 nuovi ettari su 514) e Lombardia (849 ettari a fronte di 405 disponibili).

C’è da dire che una significativa crescita delle domande, con incrementi sempre a tre cifre, si è avuta anche in alcune Regioni del Mezzogiorno – tra cui Puglia (4 mila ettari richiesti a fronte di 862 disponibili) e Sicilia (4.700 su 1.000 previsti) – nelle quali tra l’altro i diritti d’impianto venivano spesso ceduti a favore di operatori del Centro-Nord Italia.

Il caso-Veneto

A fronte di un exploit generalizzato a livello regionale, spicca tra tutti il caso-Veneto, Regione nella quale i viticoltori – come era tra l’altro prevedibile vista la crescente domanda commerciale di Prosecco e Pinot Grigio – hanno richiesto autorizzazioni per nuovi impianti vitati per oltre 40 volte il bacino disponibile. In altri termini, la sola richiesta d’impianto veneta ha superato di oltre 5 volte l’intera disponibilità nazionale, come detto pari a circa 6.375 ettari.

A fare richiesta di nuovi impianti, secondo Confagricoltura, sarebbero soprattutto le aziende cerealicole e zootecniche, che stanno vivendo una gravissima crisi di settore e che puntano al settore vitivinicolo come una possibile fonte di reddito.

Una situazione che ha evidentemente generato un effetto boomerang dato che la domanda di 34 mila nuovi ettari – ha spiegato Christian Marchesini, presidente regionale dei viticoltori di Confagricoltura – eccede «in maniera abnorme la disponibilità e, di conseguenza, le assegnazioni saranno molto ridotte. Secondo il sistema di proporzioni su ogni richiesta verrà concesso un quarantesimo: chi ha chiesto diecimila metri si vedrà riconosciuto 240 metri».

Sanzioni per chi non impianta

Il DM 15 dicembre 2015, n. 12272 prevede che, nel caso in cui l’autorizzazione sia concessa per una superficie inferiore al 50% di quella richiesta, il richiedente può rifiutare (entro 10 giorni dalla data della comunicazione) l’assegnazione senza incorrere in alcuna penalità.

Sono invece previste sanzioni per i produttori che non utilizzano, nel corso del periodo triennale di validità, le autorizzazioni concesse, accompagnate tra l’altro dall’impossibilità di poter partecipare – oltre che alla misura di ristrutturazione e riconversione dei vigneti in qualità di nuovi impianti – neanche alle altre misure di sostegno previste dall’Ocm.

Discorso che è stato ripreso e meglio precisato nel Testo unico del vino – in fase di discussione in Commissione agricoltura della Camera dei deputati – che prevede sanzioni proporzionali al mancato utilizzo della licenza d’impianto concessa: 1.500 euro/ettaro e 3 anni di esclusione dalle misure di sostegno previste dall’Ocm se la superficie impiantata è minore o uguale al 20% del totale della superficie concessa con l’autorizzazione; 1.000 euro/ettaro e 2 anni di stop alle misure di sostegno se la superficie impiantata è compresa tra il 20 ed il 60% della superficie concessa, 500 euro/ettaro ed un anno di mancata partecipazione alle misure di sostegno negli altri casi.

Prevista anche una fascia di franchigia, se il vigneto non impiantato è inferiore al 5% del totale della superficie concessa con l’autorizzazione e comunque non superiore a 0,5 ettari: in questo caso non si applicano sanzioni.

Quali considerazioni

A fronte di un sostanziale overbooking delle domande d’impianto di vigneti (tra l’altro anche in molte aree dove i diritti d’impianto venivano ceduti od i vigneti venivano estirpati), il DM 15 dicembre 2015, n. 12272 prevede in teoria un sistema di vasi comunicanti che consente la ri-distribuzione delle superfici a favore delle Regioni che hanno registrato richieste in esubero. Sistema in ogni caso che nella pratica non è applicabile per l’anno in corso dato che non vi è di fatto plafond disponibile e potenzialmente ri-assegnabile ad altre Regioni.

Così come, l’attribuzione degli ettari disponibili a favore dei singoli richiedenti deve tener conto di un criterio di proporzionalità rispetto alle superfici richieste ed ammissibili. È tra l’altro opportuno tenere in considerazione, tra i requisiti (preferenziali) di assegnazione delle autorizzazioni d’impianto, l’ubicazione dei vigneti in zone storiche o particolarmente vocate alla viticoltura, in particolare Dop e Igp, evitando quindi un accoglimento a pioggia dei nuovi impianti vitati.

L’altra faccia della medaglia, considerata da più parti tra gli addetti ai lavori, fa riferimento al dinamismo ed alla positiva congiuntura commerciale del settore vitivinicolo, sempre più presente sui mercati internazionali, contrariamente invece ad altri settori agricoli che – tra alti e bassi a livello regionale – vivono talvolta fasi di instabilità di mercato e di difficoltà.

 

+ 3.000 ettari di vigneto Prosecco Doc

A fronte di un diffuso sotto-dimensionamento del vigneto disponibile per i nuovi impianti – vincolato dal plafond pari all’1% del bacino nazionale – il vigneto Prosecco invece promette un sostanziale ampliamento di tremila ettari che (entro il 2017) verranno ripartiti proporzionalmente tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Con voto sostanzialmente unanime l’Assemblea dei Soci, il Consorzio del Prosecco Doc ha infatti approvato, il 28 aprile scorso, proprio l’estensione delle superfici vitate destinate a Prosecco Doc: il blocco degli impianti verrà mantenuto ma con un tetto che sarà innalzato da 20.250 a 23.250 ettari complessivi.

«Di questi 3000 ettari – ha affermato Stefano Zanette, Presidente del Consorzio – metà verranno riservati ai produttori storici utilizzando un algoritmo applicato a partire dal basso. Gli altri 1500 ettari verranno distribuiti con criteri di assegnazione che favoriranno i giovani e privilegeranno le produzioni biologiche».

Tra l’altro a fronte di un mercato piuttosto dinamico per gli sparkling, il Prosecco in particolare ha collezionato assolute performance di mercato, con trend e tassi di crescita che sono di fatto doppi (+18,9% nel 2015) rispetto al comparto spumanti.

«Ciò dovrebbe comportare nel prossimo triennio – conclude Zanette – un aumento della produzione pari al 15%. Auspichiamo che tale provvedimento, garantendo ai buyer la necessaria stabilità di mercato, favorisca gli scambi, soprattutto quelli internazionali».

 

Leggi l’articolo pubblicato su VigneVini n. 3/2016.

L’edicola di VigneVini