Nuova Pac, accordo politico a tre gambe

BUDGET PAC E BILANCIO TOTALE DELLA UE (%)
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Alla fine Parlamento europeo, Consiglio e Commissione hanno chiuso il negoziato sulla Pac 2014-2020 raggiungendo quello che Paolo De Castro, presidente della Commagri del Parlamento europeo, aveva anticipato: l’accordo politico.

Risultato, una riforma migliorata rispetto alla proposta iniziale, con molti risvolti da approfondire. Commenti entusiasti e anche cautele hanno dunque contraddistinto le prime reazioni all’accordo trovato per la nuova Pac. Molti aspettano ancora di capire meglio i contorni della riforma. Ne parliamo con De Castro.

Una Pac più verde? Più locale? Più giovane? Più equa? Meno burocratica? Come ricorderemo l’accordo del 26 giugno?

Certamente si tratta di una riforma articolata, guidata da linee guida importanti che si sono tradotte in punti di forza. Possiamo dire con risolutezza che questa Pac mette al centro il lavoro e l’impresa. Con l’accordo dello scorso 26 giugno abbiamo modificato in maniera sostanziale la proposta della Commissione proprio con l’obiettivo di ridare centralità e nuova forza competitiva al settore agricolo europeo, pianificando e strutturando misure moderne, capaci di fare sintesi delle istanze degli agricoltori e del mutato scenario di riferimento che segnerà il futuro del comparto. Certamente avremmo preferito lavorare su un altro impianto legislativo. Ma paragonando il punto di partenza che la Commissione ha messo sul tavolo nel 2011 con il risultato del negoziato finale, credo che gli agricoltori europei possano dirsi soddisfatti e guardare al futuro con più ottimismo.

Europa rafforzata

Quanta parte delle nuove regole è lasciata alla discrezione degli stati membri? Un 50%?

Senza indicare percentuali di non facile determinazione, possiamo senza ombra di dubbio affermare che l’obiettivo che ci eravamo prefissati in Parlamento di introdurre una politica agricola comune più flessibile per rendere la vita degli operatori più facile e meno burocratica è stato raggiunto. Molte delle modifiche che abbiamo approvato, infatti, vanno in questa direzione come, solo per citarne alcune tra le più importanti, la scelta dei criteri di definizione degli agricoltori attivi (possibilità di ulteriore integrazione della black list) e le regole della convergenza interna, senza tralasciare il funzionamento delle opzioni d’inverdimento legate al nuovo sistema di pagamenti diretti.

Effetto codecisione

Dopo questi triloghi l’Europa agricola è rafforzata o indebolita?

Nonostante le difficoltà congiunturali di questo periodo storico e i relativi effetti sulla disponibilità di risorse dell’Unione, dai 50 incontri negoziali interistituzionali – tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue – degli ultimi mesi, l’Europa agricola esce senza dubbio rafforzata. Basti pensare alla definizione di “agricoltore attivo” introdotta da questa riforma, che destina i fondi solo agli agricoltori professionali ed esclude altri soggetti giuridici (black list) che non svolgono attività agricola se non in modo marginale (aeroporti, società immobiliari e sportive, strutture per il tempo libero, per esempio).

Il nuovo meccanismo della codecisione come ha modificato le sorti della trattativa?

In maniera sostanziale. Il ruolo centrale affidato al Parlamento europeo dal Trattato di Lisbona nella definizione delle politiche comunitarie ha permesso, nel caso specifico della Pac, di negoziare una riforma più attenta alle reali esigenze degli agricoltori europei e capace di rispondere con strumenti adeguati alle nuove sfide che il settore deve affrontare. Questo grazie alla capacità di ascolto e analisi dei contesti di riferimento e all’attenzione nel definire priorità e interventi necessari che è propria del Parlamento, unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini e per questo realmente vicina alle loro esigenze e richieste.

In altri negoziati abbiamo visto la contrapposizione fra colture (paesi) mediterranee e non. Questa volta?

Nella proposta originaria della Commissione questa contrapposizione era ancora presente e molto marcata. Con il lavoro in commissione Agricoltura e sviluppo rurale siamo riusciti a eliminare il divario esistente tra colture nordiche e mediterranee che avrebbe sicuramente danneggiato queste ultime. Un esempio su tutti è costituito dal greening, sul quale siamo intervenuti per far sì che le colture arboree (uliveti, vigneti, agrumeti, ecc.) e le colture sommerse (ad esempio il riso) fossero esonerate dall’obbligo di adempiere alle regole ambientali previste dalla proposta Ciolos, proprio in virtù della loro tipicità grazie alla quale, by definition e al pari dei pascoli del Nord Europa, offrono un contributo fondamentale all’ambiente.

Quali misure accomuneranno di più i vari paesi?

Le regole che abbiamo approvato valgono per tutta l’Europa, da nord a sud. Certamente, come prima accennato, all’interno del negoziato è stato cercato, e alla fine trovato, il giusto equilibrio tra le diverse agricolture che compongono il sistema agroalimentare europeo. Ciò detto, ci sono alcune misure all’interno di ciascun dossier che prevedono differenti opzioni come quella riguardante la scelta tra regionalizzazione o meno del sistema dei pagamenti diretti (fatta salva la cessazione dei riferimenti storici per ricevere i premi).

Ricerca, innovazione, tecnologia a chi competeranno?

Per il raggiungimento di questi obiettivi, è indubbio che ancora molto si deve fare e che non bisogna abbassare la guardia sia in sede europea, e non solo all’interno della Pac (si pensi alla più ampia strategia Ue 2020) sia in sede nazionale. Tuttavia, nel negoziato sulla riforma appena concluso non mancano interessanti novità a favore del rafforzamento dell’innovazione e della ricerca in campo agricolo. Un esempio su tutti, sono le numerose disposizioni settoriali (come nel caso del vino e ortofrutta) contenute nel regolamento sull’organizzazione comune dei mercati.

Un greening virtuoso

Il greening fa ancora paura?

Non più. Grazie al lavoro svolto in Comagri abbiamo mitigato l’impatto delle misure previste, adattandole alle esigenze degli agricoltori e creando un equilibrio virtuoso tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica. La messa in pratica e il rispetto di pratiche agricole che vanno a beneficio del clima e dell’ambiente è senza dubbio un impegno centrale per il futuro dell’agricoltura non solo europea. Gli Stati membri dovranno destinare il 30% della loro dotazione nazionale per il pagamento di queste misure (da sommarsi ai pagamenti di base). Le misure di base sono tre: mantenimento dei pascoli permanenti, diversificazione delle colture* mantenimento di un’area di interesse ecologico di almeno il 5% della superficie coltivate a seminativi (tale soglia sarà aumentata fino al 7% dal 2019 e in seguito alla presentazione di una proposta legislativa da parte della Commissione Ue). Da tale opzione, come ricordavo prima, saranno esonerate le aziende con superficie inferiore ai 15 ha, tutte le colture arboree, i prati permanenti e le colture sommerse.

Per veri agricoltori

Le associazioni ambientaliste sono state dure e hanno parlato di “sussidi a un’agricoltura industriale e a vecchi privilegi, senza vere innovazioni per una maggiore competitività e sostenibilità ambientale ed economica delle nostre imprese agricole”. Che ne pensa?

Penso che il tempo delle polemiche pretestuose e senza fondamento dovrebbe finalmente lasciare il passo a un confronto lucido e costruttivo sulle reali esigenze e prospettive del settore agricolo. Prospettive più che positive, che parlano di importanti occasioni di crescita e di un ruolo di traino economico per molti paesi dell’Unione, in primis l’Italia. Con la riforma della Pac post 2014 si premia la ‘vera’ agricoltura, il lavoro e l’impresa, senza mai dimenticare, e premiare, lo straordinario contributo ambientale del fare agricoltura, nonché quello delle tipicità e delle produzioni di qualità che rendono questo settore un eccezionale universo di opportunità. Poi mi rendo anche conto che le oltre 600 pagine di testo legislativo possano non essere di immediata e facile lettura, ma rimangono un prerequisito fondamentale per l’argomentazione di eventuali, opinabili, critiche. 

(*) su superfici maggiori di 10 ha, gli agricoltori dovranno coltivare almeno 2 colture e almeno 3 sopra i 30 ha; la coltura principale potrà occupare fino a un massimo del 75% del terreno e le due principali almeno il 95%.


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