Nocicoltura, coltura specializzata. Ecco come

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Addio alla duplice attitudine ormai obsoleta. Tempi rapidi con la micropropagazione

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Nel nostro Paese l’impostazione prevalente nella coltivazione del noce è sempre stata quella di unire la produzione di frutta secca con il legname da opera ricavabile a fine ciclo (duplice attitudine). Tale modello si sta, però, rivelando sempre meno adeguato alle esigenze di una moderna nocicoltura che punta invece a una specializzazione molto spinta al fine di avere prodotti di elevata qualità e conformi agli standard richiesti dal mercato.

Il crescente interesse per il noce da frutto (l’Italia è notevolmente deficitaria in termini di import-export) ha spinto alcuni agricoltori del Nord (Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna in particolare) a realizzare nuovi investimenti volti a rilanciare e valorizzare la coltura; questo anche grazie alla disponibilità di nuove varietà più produttive e all’introduzione di tecniche innovative tali da consentire un limitato impiego di manodopera (circa 40 ore uomo/ha/anno). Quest’ultimo fattore è a sua volta legato alla meccanizzazione integrale del noceto, il cui costo, però, si ammortizza solo su una superficie piuttosto ampia (almeno 8-10 ha).

Di seguito i principali elementi distintivi che caratterizzano i moderni impianti specializzati rispetto a quelli più tradizionali, ormai obsoleti.

 

Varietà

Le varietà di noce più interessanti sono di origine californiana. Una è Chandler (foto 1), cultivar a maturazione tardiva (si raccoglie a metà ottobre) che si distingue per alcune caratteristiche ben definite e riconoscibili: frutto ovale, di colore chiaro con leggere sfumature scure, di pezzatura medio-grossa (32 mm e oltre) e guscio liscio e sottile; il gheriglio è molto chiaro, facilmente sgusciabile, di resa superiore al 50%; di sapore delicato, poco tannico, amabile con retrogusto che ricorda il miele. Howard è un’altra varietà californiana dotata di caratteristiche simili a Chandler ma più precoce di un paio di settimane e con guscio più ruvido e duro. Sia Chandler che Howard producono sia sui germogli apicali che laterali, e pertanto sono 2-3 volte più produttive delle varietà impiegate nella nocicoltura tradizionale italiana (es. Sorrento).

Lara è una varietà proveniente dalla Francia (la sua vera origine però non è chiara) coltivata soprattutto nei noceti specializzati del Veneto. Il frutto è caratterizzato da un guscio ben chiuso e lignificato, di forma rotondeggiante, calibro grosso (36 mm e oltre) e con un’elevata percentuale di parte edibile (> 50%). Il germogliamento è ritardato rispetto alle varietà Chandler e Howard e la fruttificazione è di tipo laterale, non abbondante.

 

Impollinatori

Pur avendo un elevato grado di autofertilità, il noce presenta spesso uno sfasamento temporale tra la fioritura maschile e quella femminile e questo fa sì che si debba ricorrere a varietà impollinatrici. Tra le più adatte per impollinare le cultivar californiane troviamo Franquette: varietà francese, tardiva, a fruttificazione apicale e per questo meno produttiva, ma comunque dotata di un frutto con buone caratteristiche commerciali. Il rapporto ideale tra piante impollinatrici e alberi impollinati è di 1/20.

 

Materiale vivaistico costoso

La poca disponibilità di astoni delle varietà più pregiate (Chandler, Howard e Lara) può costituire un elemento di criticità per la riconversione del noce nel nostro Paese. Il settore vivaistico nazionale, infatti, non ha risposto adeguatamente alla crescente richiesta di piante con caratteristiche idonee per i moderni noceti. Il produttore italiano è quindi spesso costretto ad acquistare piante dall’estero, in particolare dalla Francia, a un costo piuttosto elevato che può variare da 13 € (per astoni di 1 anno) a 18 € per piante di 2 anni. Costo che incide notevolmente sulle spese complessive d’impianto, che in media variano da 10 a 14 mila €/ha.

Qualche vivaista, tuttavia, si è attrezzato per mettere a punto una tecnica efficiente ed economica per micropropagare il noce, in modo da poter ottenere sia varietà che portinnesti autoradicati. La tecnica è quella classica della coltura in vitro, che dopo varie fasi (espianto, stabilizzazione, moltiplicazione, radicazione e acclimatamento) permette di ottenere piantine di noce in contenitore alveolato che vengono poi trapiantate prima in vaso e poi in vivaio. Queste ultime sono in grado di sviluppare una pianta di un anno di buone dimensioni e con un ottimo apparato radicale (foto 2).

 

Impianto e gestione del noceto

La densità di piantagione dei noceti più moderni varia da 250 a 400 alberi/ha (contro 100-150 alberi/ha di quelli tradizionali) con sesti variabili da 7 x 6 m a 7 x 3,5 m secondo la varietà impiegata. Qualora si disponga di piante autoradicate, si possono realizzare impianti a maggiore densità (7 x 3 m).

Le cure colturali di cui necessita un noceto specializzato sono nel complesso analoghe a quelle dei frutteti tradizionali. La gestione del suolo tramite inerbimento totale o parziale (foto 3) è volta a favorire le operazioni di raccolta meccanica e la tempestività degli interventi fitosanitari in condizioni di bagnato. Le operazioni di allevamento e potatura tendono alla formazione di una parete produttiva alta 7-8 m. In particolare la potatura di allevamento (fino al 3° anno) è di tipo manuale, mentre dal 4° anno in poi è possibile attuare una potatura meccanica. Quest’ultima viene effettuata con un’apposita attrezzatura con cui si procede alle operazioni di taglio dei rami (hedging) e triturazione lungo i filari dei relativi residui.

Sul piano nutrizionale il noce non è particolarmente esigente, tuttavia per ottenere una buona resa quantitativa e qualitativa è fondamentale una corretta concimazione. Il fabbisogno di un noceto specializzato è normalmente soddisfatto con apporti al terreno (meglio se tramite fertirrigazione) di circa 90-120 unità di N e 150-200 di K. Le analisi del terreno consentono comunque di modulare dosi e tipo di concime da impiegare.

L’irrigazione richiede l’apporto di medio-bassi volumi, definiti tramite un attento bilancio idrico e la valutazione dei relativi fabbisogni in particolare nella fase critica di sviluppo del frutto (la coltura del noce consuma in media negli ambienti del nord Italia circa 7 mm al giorno di acqua, dai primi di giugno ad agosto). Carenze idriche in questo periodo possono rivelarsi molto penalizzanti nei confronti del calibro e della qualità delle noci.

 

Difesa fitosanitaria

Al contrario di quanto si potrebbe essere indotti a pensare, il noce è suscettibile a malattie e a danni da insetti che vanno controllati con un’adeguata difesa fitosanitaria. In particolare quest’ultima impone trattamenti tempestivi contro la carpocapsa (Cydia pomonella), mentre modelli previsionali, confusione sessuale e interventi con preparati biologici (virus della granulosi) sembrano i sistemi più efficaci e alternativi alla difesa chimica.

Tra i patogeni, il noce soffre di batteriosi (Xanthomonas campestri) e antracnosi (Gnonomia leptostyla). L’utilizzo di prodotti rameici assicura una buona azione preventiva contro l’instaurarsi di entrambe le patologie.

Per i trattamenti fitosanitari l’atomizzatore deve essere particolarmente potente per raggiungere la sommità delle piante alte fino a 8 m.

 

Raccolta

La raccolta, integralmente meccanizzata, è eseguita impiegando in successione due diverse attrezzature: la prima (foto 4) è dotata di una pinza scuotitrice capace di provocare la caduta delle noci, mentre la seconda (foto 5) è in grado di aspirare i frutti caduti in terra e convogliarli mediante nastro trasportatore in un bin collocato nella parte posteriore della macchina. In alternativa, la raccolta può essere eseguita utilizzando un’unica macchina semovente o con andanatrice e raccoglitrice separate portate e trainate da trattrici.

 

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