Nocciolo: prospettive e sviluppo. Un modello per la filiera italiana

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Conversioni Macro e micro filiere. Una coltura che cresce grazie alle sinergie tra produzione e trasformazione.

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Il nocciolo piace e fa bene, alla salute dei consumatori e alle tasche dei produttori. È una delle poche colture arboree in espansione e un progetto di rilancio punta ad un’ulteriore crescita di 20mila ettari in 5 anni, anche grazie a studiati incentivi per i nuovi impianti, anche in zone non “tradizionali”.

I conti economici, la tecnica produttiva e il confronto tra gli animatori della filiera: tutto questo e molto di più nell’appuntamento di Edagricole.

Il 10 Marzo dalle 9.30 alle 13.00 presso l’Aula Magna della Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria via Fanin 44-46 Bologna, Edagricole organizza il convegno: “Nocciolo: prospettive e sviluppo. Un modello per la filiera italiana”.

Questo il programma:

  • Introduzione. Silviero Sansavini, Università di Bologna;
  • Le opportunità per un’efficiente filiera corilicola in Italia. Carlo Pirazzoli, Dip. Scienze Agrarie, Università di Bologna.
  • Piattaforma varietale e attività di breeding. Nadia Valentini, Disafa, Università di Torino
  • “Progetto Nocciola”, modelli operativi e finalità. Giuseppe Liso, Economista;
  • Tavola rotonda: Aldo Gavuzzo, corilicoltore; Alberto Manzo, Mipaaf; Assofrutti, Ascopiemonte, Asprocor, Unaproa; rappresentanti della filiera della trasformazione.

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Imparare a fare i conti con il nocciolo

Credito e garanzie: il cuore del progetto di Ferrero

Dal frastuono dell’officina alla pace del corileto. Il nocciolo non è stato il primo amore per Aldo Gavuzzo, titolare dell’azienda La Corylicola, 20 ettari a monocoltura di nocciole nel comune di Arguello (Cn) nell’Alta Langa. Dopo una carriera che lo ha portato a diventare contitolare di un’azienda metalmeccanica che produce impastatrici industriali per la panificazione e per il dolciario, ha deciso di puntare direttamente sulla materia prima. La coltura del nocciolo nelle Langhe ha una storia che risale alla seconda metà dell’800. Gavuzzo però ha voluto far tesoro della propria esperienza “industriale”, investendo su moderni noccioleti razionalmente coltivati.

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Volatilità dei prezzi

Entrati in piena produzione a circa otto anni dall’impianto. E a questo punto ha dovuto fare i conti con un problema comune per la nostra agricoltura: quello della volatilità dei prezzi. Il nocciolo vive infatti un momento positivo in Italia: la domanda è in crescita e la Turchia, principale competitor internazionale, è in difficoltà a causa delle recenti crisi produttive e socio-politiche. La filiera sta cercando un nuovo equilibrio e, proprio a causa di questo fermento, i prezzi non sembrano seguire il dolce profilo delle colline delle Langhe, ma salgono e scendono come sulle montagne russe. «Gli ultimi raccolti di Tonda Gentile delle Langhe sono risultati di buona qualità e abbondanti: si è partiti dai 400 €/q di inizio settembre per finire ai circa 280 €/q di ottobre». Oscillazioni che rendono complicata la gestione economica sia per i produttori che per i trasformatori.

Strategie a confronto

Anche per questo le aziende di riferimento sono stimolate a seguire la strada degli accordi di filiera. Così l’industria dolciaria Novi-Elah-Dufour ha appena rinnovato con Coldiretti Alessandria e Coldiretti Asti l’accordo,arrivato al sesto anno, per la fornitura di 3mila quintali di Tonda Gentile trilobata di qualità. Il Gruppo Besana, società campana leader nella frutta secca (25mila tonnellate di prodotto lavorato), punta a favorire la conversione colturale verso la frutta a guscio (anche fuori Italia) sostenendo la ricerca e l’introduzione di nuove varietà. Loacker investe in Maremma per far crescere del 6% la produzione italiana di nocciole (v. TerraeVita 44/2016 pag 16). La disponibilità di un prodotto unico come la Tonda gentile trilobata stimola in Piemonte anche la creazione di microfiliere di qualità. Pariani è infatti una recente start-up, un’azienda familiare che ha puntato su un innovativo sistema di spremitura a freddo, messo a punto in collaborazione con la Facoltà di Agraria di Torino, per ottenere olio di nocciola esclusivamente da Nocciole Piemonte Igp. «Una filiera interamente tracciata – spiega il giovane titolare Mattia Pariani – che per ora raccoglie non più di 700 quintali di nocciole sgusciate da 7-8 produttori, indicati con nome e cognome nelle etichette dei nostri prodotti».

Obiettivo 20mila

E il leader di mercato? Ferrero, primo gruppo alimentare italiano e terza multinazionale al mondo nel settore della cioccolata ha lanciato proprio sulle pagine di questa rivista (supplemento a Terra e vita 5) il “Progetto Nocciola”, un’iniziativa in partnership con Ismea che punta a raggiungere 20mila ettari di nuovi impianti a noccioleto entro 5 anni (+30% dell’attuale superficie), attraverso azioni settoriali e comprensoriali, per lo sviluppo di poli di produzione corilicola in nuovi areali non tradizionali. Un obiettivo che in Italia è complicato dalla sovrapposizione di 21 diverse politiche di sostegno all’agricoltura, una per ogni Psr. Alcune misure come la 4.1 (Sostegno agli investimenti) potrebbero infatti essere appannaggio anche dei produttori di nocciolo, ma sono poche le Regioni che accordano priorità a questa coltivazione. Lo ha fatto il Piemonte, dove il noccioleto è l’unica coltivazione arborea finanziabile con un contributo in conto capitale pari al 50% nel caso di giovani (misura 4.1.2) e del 40% negli altri casi. Altrove diventa invece difficile ottenere cofinanziamenti per l’impianto, le strutture anti-grandine, la meccanizzazione o per la subirrigazione. Per questo il “progetto nocciola” di Ferrero punta a promuovere, presso istituti bancari locali e nazionali, la creazione di strumenti creditizi dedicati alla coltura, mettendo a disposizione degli agricoltori specifici strumenti di garanzia diretta di Ismea. Un contributo decisivo per imparare a fare i conti con il nocciolo.