Nocciolo in Campania, salgono i prezzi ma calano le produzioni

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La produzione lorda vendibile è scesa del 50% e la produzione dell’80%

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«La produzione di nocciole in Campania nel 2014, ha fatto registrare un meno 80%, a fronte di prezzi favorevoli che sono oscillati da 240 a 550 euro/q. La Plv aziendale, quindi, ha fatto segnare un meno 50%. In altre regioni la situazione è stata diversa: nel Lazio la produzione è risultata inferiore del 50%, con una Plv uguale a quella dello scorso anno, mentre in Piemonte, dove la produzione è rimasta invariata, si è registrata una Plv triplicata rispetto all’anno passato». È quanto ci riferisce Giampaolo Rubinaccio, Coordinatore dell’Organismo Interprofessionale Ortofrutta Italia. In Campania, soprattutto in alcune aree tradizionalmente “vocate”, si continua a produrre nocciole con tecniche colturali stile anni ‘60. «Tuttavia – continua Rubinaccio -, in quest’area vi sono aziende con organizzazione imprenditoriale da far invidia a quanto vi è di meglio nel mondo, ma oramai i territori stanno esprimendo vocazioni da “aree urbane”, cuscinetto della macroarea napoletana. Inoltre, non s’investe più in ricerca, nonostante in Campania si esegua la prima lavorazione per almeno una metà del prodotto corilicolo avente origine Italia e/o mondiale, al servizio delle primarie aziende dolciarie di tutta Europa». Le maggiori difficoltà sono legate: all’anzianità degli operatori, alla ridotta estensione media dei terreni coltivati (inferiore all’ettaro) e all’assenza di Op. Verso l’abbattimento della qualità «In Campania – aggiunge il nostro interlocutore – l’elevarsi dell’età anagrafica degli agricoltori e la parcellizzazione sempre più spinta, oltre ad una forte urbanizzazione delle aree agricole, sta portando ad un depauperamento della tradizionale “qualità”. In questo contesto, solo le aziende agricole moderne, e per fortuna ancora ve ne sono, sono in grado di ottenere produzioni di pregio, ma rappresentano una piccola percentuale rispetto al totale». Purtroppo il prodotto made in Campania, se non diversamente dimostrato con saggi qualitativi ante acquisto, spunta quotazioni mediamente inferiori del 30% rispetto al prodotto ottenuto in Piemonte e del 20% di quello laziale. «Le produzioni campane hanno due principali sbocchi finali, assolutamente non coincidenti. La “Tonda di Giffoni” IGP, e soprattutto non IGP, è collocata nel settore dolciario, dove è richiesta eccellenza organolettica; la “Tonda di Avellino”, invece, finisce sui mercati, dove è richiesta una nocciola da consumo fresco, ma a costi più abbordabili. Infine, la “Mortarella”, essendo un prodotto di taglio di superba qualità, è indirizzata verso mercati d’elite». La Campania, inoltre, è caratterizzata da sempre dalla presenza di strutture d’intermediazione e/o di piccole realtà industriali. «Circa il 90% del prodotto corilicolo passa attraverso l’intermediazione commerciale – ci dice Rubinaccio -. Otto aziende d’intermediazione trattano circa il 70% del prodotto campano e tre di esse si riforniscono di prodotto anche da altre regioni e importano nocciole anche da altri stati e/o dall’altro emisfero». Come tutti i rapporti di trasferimento avente rilevanza fiscale vi è una attesa di profitto, tra l’altro nemmeno rinunciabile secondo gli studi di settore della agenzia delle entrate. «Il ruolo, che in altre realtà è svolto da strutture “nobili”, come le associazioni di produttori, qui è tradizionalmente di competenza della intermediazione. Manca una tabella merceologica di riferimento delle anomalie, che comportano penalità sul prezzo da fissarsi per i singoli lotti, così come una valida camera arbitraria». A livello italiano si sta lavorando per ottenere ciò anche dai ministeri preposti. «Inoltre – chiarisce Rubinaccio – al produttore competono poche “responsabilità” di condizionamento da magazzino che comporta, però, una riduzione del prezzo, in quanto il prodotto corilicolo “tale e quale” non può essere conferito al processo industriale se non con forti penalità». Il comparto sarà costretto a evolversi se non vuole estinguersi. Meccanizzazione della raccolta «In particolare – sottolinea Rubinaccio -, deve migliorare il sistema di raccolta; mentre negli anni 2000 si utilizzavano le semoventi raccattatrici di nocciole, diffuse però solo nel casertano e poche su Avellino, oggi sono state introdotte le macchine semoventi che riducono di oltre il 30% il fabbisogno lavorativo. Tuttavia, di queste macchine, in Campania, non ce ne sono. Nel Lazio ne sono presenti quindici, in Piemonte una decina, in Cile, Georgia, Oregon, Borneo australiano, Cina si utilizzano solo queste attrezzature. In altre parole, chi non produce qualità e quantità in modo sostenibile è fuori da ogni logica di redditività. Inoltre, va messo in evidenza che alcuni areali la corilicoltura svolge ruolo di tutela ambientale ed è bene che le istituzioni, nei prossimi programmi di sviluppo rurale, si ricordino di questo».