Nocciolo, dolci promesse tecniche ed economiche

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Grande successo per il convegno Edagricole a Bologna

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Il nocciolo può offrire risposte concrete agli imprenditori alle prese con la crisi di redditività di altre colture frutticole. «La rinascita di questa coltura deve però passare dall’integrazione tra il versante tecnico-scientifico e  quello istituzionale». È l’auspicio di Silviero Sansavini, professore emerito dell’Università di Bologna, espresso in occasione del Convegno “Nocciolo, un modello di filiera per l’agricoltura italiana”. L’interesse per questa coltura è testimoniato dalla folla di oltre 300 operatori intervenuti presso l’aula magna dell’Università di Bologna lo scorso 10 marzo per l’evento organizzato dalla nostra casa editrice in collaborazione con Ferrero Hazelnut Company, Civi-Italia, Facma, Landini, Netafim e Syngenta. E il patrocinio dell’Alma mater e dell’Accademia nazionale dell’agricoltura. In sala erano rappresentate tutte le regioni italiane, ma anche operatori da Grecia, Croazia e Spagna che hanno rivolto pressanti domande ai relatori.

 

Schermata 2017-03-27 alle 11.18.00Turchia in disarmo? 

Il momento è favorevole. Carlo Pirazzoli dell’Università di Bologna mette infatti in luce il calo registrato negli ultimi anni nelle esportazioni della Turchia, player numero uno  in questo comparto, con una quota diminuita dal 75% al 63% in 5 anni.  La domanda mondiale è tendenzialmente in crescita e i prezzi, anche se con forti oscillazioni, sono in aumento. Le industrie di trasformazione stanno elaborando nuove strategie. Ferrero, leader assoluto del comparto, ha utilizzato i nostri mezzi di informazione (vedi supplemento nocciolo uscito assieme a Rivista di Frutticoltura e a Terra e Vita 5) per lanciare il proprio “Progetto Nocciola”, che punta a stimolare la filiera (e la ricerca nazionale) con l’obiettivo di raggiungere 20mila ettari di nuovi impianti entro il prossimo quinquennio (+30%).

Redditività a confronto

Ma per i produttori è conveniente passare a questa coltura? L’analisi di Pirazzoli mette a confronto i saggi di rendimento delle più importanti colture frutticole italiane (v. grafico). Emerge che solo l’albicocco, all’attuale livello dei prezzi, può competere con questa coltura.

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Conti su cui pesa la considerazione di un periodo di otto anni necessario per l’entrata in piena produzione. Ma si tratta di un dato su cui la ricerca e la tecnica posso fare molto. Già oggi l’utilizzo di piantine certificate di qualità (sconsigliati i polloni radicati) consente di ridurre molto il periodo improduttivo. L’altra variabile su cui occorre intervenire per sviluppo del nocciolo anche in zone non tradizionali è quella varietale. Si tratta infatti di una specie autosterile (necessario il ricorso a impollinatori) e la coltura in Italia si basa su poche varietà locali di pregio (Tonda Gentile delle Langhe in Piemonte, Tonda Gentile Romana nel Lazio, Tonda di Giffoni, Mortarella e SanGiovanni in Campania, ecc). Secondo Nadia Valentini dell’Università di Torino, quella che vanta la maggiore adattabilità ai diversi ambienti colturali è la Tonda di Giffoni (coltivata anche in Spagna e Cile). Programmi di miglioramento in corso nel nostro paese mirano a una più elevata resa dello sgusciato, maggiore conservabilità, elevata pelabilità. Il progetto di Ferrero punta anche a questo. «Per realizzare una filiera efficiente e sostenibile – sostiene Giuseppe Liso, economista – occorre migliorare la produzione attraverso la qualificazione del materiale vivaistico e l’idoneità agro-climatica viene indicata attraverso mappe di vocazionalità (nel corso dell’evento è stata illustrata quella dell’Emilia-Romagna)». Il punto forte del progetto è quello di stimolare l’adesione dei produttori attraverso contratti di acquisto a medio lungo termine (lo strumento finanziario è quello del mutuo ipotecario agrario e del finanziamento chirografario agrario).

 

Il ruolo dell’aggregazione

«L’aggregazione – stigmatizza Pompeo Mascagna di Assofrutti – è una condizione essenziale per lo sviluppo di questo comparto. Anche se la frutta in guscio viva una situazione favorevole, è solo all’interno delle Organizzazioni dei Produttori che si può migliorare l’organizzazione e la gestione dell’offerta».

«Il nostro progetto – commenta Fabio Piretta di Ferrero HCo – punta alla qualificazione della filiera, e abbiamo ben chiari gli impegni per fare crescere la qualità in campo». Il punto di partenza secondo Piretta è  il vivaio: per realizzare 20mila ettari in più servono almeno 13-14 milioni di piantine certificate e di qualità in 4 anni. «I vivaisti sono pronti a dare il loro contributo – testimonia Giandomenico Consalvo di Civi Italia -. Il progetto di Ferrero può stimolare il primo piano di qualificazione del materiale vivaistico in Europa. Serve però più attenzione istituzionale verso il comparto».

«Il ministero – afferma Alberto Manzo del MIpaaf -ha già fatto la sua parte con l’istituzione di un tavolo nazionale da rivitalizzare. Per istituire un piano nazionale nocciolo a tutti gli effetti occorre però anche l’interesse delle Regioni e fondi adeguati alla crescita di una coltura che non può più essere considerata minore».

E la ricerca? Sansavini auspica l’attivazione una rete nazionale per le ricerca scientifica. Roberto Botta dell’Università di Torino è pronto a dare il suo contributo, intanto però informa sulla nascita di uno specifico gruppo di ricerca all’interno di Soi, Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana.

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Atti Del Convegno:

 

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