Nitrati, non è solo zootecnia

RAPPORTO ISPRA
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Presentato l’aggiornamento dello studio
Ispra sull’origine del contenuto di nitrati
nelle acque sotterranee e superficiali nelle
Regioni del bacino del Po, della pianura Veneta
e Friuli-Venezia Giulia.

I risultati di questa seconda fase, effettuata
su 86 siti, confermano sostanzialmente
quanto emerso dall’indagine parametrica
iniziale, presentata lo scorso anno, rafforzando
la tesi che l’apporto della zootecnia
è stato erroneamente considerato sino ad
oggi la principale, se non l’unica, causa della
contaminazione da nitrati a fronte invece di
una prevalenza delle sorgenti di inquinamento
multiple, e cioè quelle in cui concorrono il
settore civile, i fertilizzanti minerali utilizzati
in agricoltura e lo stesso settore zootecnico.
Difatti, l’applicazione del metodo isotopico
sulle aree vulnerate, pur essendo un campione
limitato, rappresentando non più del
3% della somma delle superfici regionali interessate
dalle attività, sembra confermare,
con alcune limitate correzioni, le principali
indicazioni fornite dal modello parametrico
per tali territori e cioè che:

• il contributo misto, quale concorso e
combinazione di diverse tipologie di sorgenti,
si rappresenta, tranne nel caso del
Piemonte, sempre superiore al 50%;

• il contributo zootecnico, non è mai significativamente
prevalente e il suo concorso
a quello misto è circa pari a quello minerale,
mitigando così le stime del modello parametrico
che indicavano il contributo zootecnico
sempre inferiore a quello minerale;

• il contributo minerale prevalente si conferma
in Piemonte, dove altresì si riduce molto il contributo zootecnico prevalente;
• il contributo civile non è mai prevalente,
anzi è assente dalle aree vulnerate scelte,
e il suo concorso a quello misto è sempre
largamente inferiore sia a quello zootecnico
che a quello minerale.

Va comunque sottolineato che l’attenzione
rischia di concentrarsi soprattutto sulla fertilizzazione
chimica, che risulta essere una
delle componenti principali di contaminazione
delle acque, e questo potrebbe avere
anche un riflesso sulla possibilità di rivedere
a livello generale le aree vulnerabili.

Come va anche messo in rilievo che i risultati
scaturiti dal metodo isotopico, evidenziano
che la contaminazione di origine civile non
risulta essere di particolare rilievo.

Decreto effluenti, in attesa
di pubblicazione

Ciò detto ci sono tutti i presupposti per riequilibrare
il carico di responsabilità addossato
alla zootecnia rispetto all’inquinamento
da nitrati ed evitare che sia l’unico settore sul
quale incide pesantemente una direttiva comunitaria
risalente a vent’anni fa.

In tale contesto occorre procedere in modo
rapido nella semplificazione delle norme
sulla gestione dei nitrati anche attraverso
una rapida pubblicazione del Dm. effluenti,
approvato nello scorso novembre dalla Conferenza
Stato Regioni; che comunque non è
sufficiente a rispondere alle esigenze del settore
zootecnico, tenendo conto anche dei risultati
delle indagini dell’Ispra.

Anche in relazione alla vicina scadenza fissata
per le Regioni per la definizione dei nuovi
programmi di azione (fine 2015), occorrerà,
difatti, decidere quali sono i prossimi
passi da intraprendere a livello nazionale
e comunitario per procedere, nelle aree in
cui i dati dell’Ispra evidenziano una scarsa
contaminazione delle acque superficiali e
profonde o comunque un limitato peso della
zootecnica alla contaminazione dai nitrati, a
una riperimetrazione delle zone vulnerabili e
in ogni caso a una maggiore flessibilità dei quantitativi di azoto utilizzabili per ettaro.

Su questo aspetto è bene ricordare che la
L. 221/12 (all’art. 36 co. 7 ter) prevede che le
regioni e le province autonome procedano
all’aggiornamento delle aree vulnerabili da nitrati
di origine agricola, anche sulla base dei
dati forniti dallo studio Ispra, e qualora non
lo facessero, il Governo eserciterà il potere
sostitutivo.

Disposizioni che dovranno essere raccordate
con l’emanando Dm. effluenti che prevede
l’emanazione di un decreto ministeriale, entro
90 giorni dalla sua pubblicazione, per definire
ulteriori criteri di individuazione delle zone
vulnerabili, tenendo conto anche dei carichi
derivanti da eventuali fonti non agricole.

Tali questioni saranno affrontate nel Tavolo
nitrati convocato il 10 febbraio dai Ministri
Martina e Galletti, ai quali, parteciperanno
anche le Regioni padane.


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