Umidità soia, ritiro dal 14% al 13%?

COMMERCIALIZZAZIONE
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Ritirare la soia a un’umidità inferiore al 13% e non più al 14% come da contratto tipo n. 132.

La proposta è di Aires (Associazione degli stoccatori di cereali e oleaginose) già ufficiliazzata alle organizzazioni professionali. Arriva nel pieno di una campagna di raccolta di poca soddisfazione con l’obiettivo di convertirsi in un contratto interprofessionale nel 2015.

Non finisce qui: prevede una spesa base di essiccazione di 12 €/t che incrementa di 1,2 €/t per ogni punto o frazione di punto oltre il 13% di umidità. Ultima richiesta, le impurità: anziché essere trattate a parte, aumentano in base all’umidità (se superiore al 13%).

A corroborare la rottamazione del contratto 132, in vigore dal 1991, c’è un documento firmato a quattro mani: si legge che il 13% di U abbinato a impurità zero sarebbe la condizione necessaria per garantire una prolungata conservazione del prodotto ovvero le caratteristiche qualitative e organolettiche «per un corretto impiego industriale e alimentare come previsto dai requisiti igienico-sanitari presunti dalla normativa sulla sicurezza alimentare».

Sono fioccate le proteste. Ad esempio: l’umidità di conservazione non dipende forse anche dal sistema di conservazione, più o meno avanzato, che si utilizza?

Secondo, perché legare l’umidità alle impurità? Terzo, perché imporre agli agricoltori il 13% se poi il prodotto viene commercializzato e ritirato dall’industria al 14%?

Infine, se l’obiettivo è quello di garantire qualità e salubrità perché dovrebbero pagarle solo i produttori? A conti fatti, 100 t di soia consegnate allo standard odierno (14% di U, 2% impurità) non subiscono alcun abbattimento di peso né spese di essiccazione. Con la nuova formula si perdono per strada 3,57 t (circa 1.250 € a 350 €/t), cui va sommata la spesa di essiccazione, 1.320 €. Fanno circa 2.500 €. Alla faccia del rilancio.

Nei box, gli esempi. 

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