Trattore Massey Ferguson 7626 Dyna-6

PROVATO DA VOI
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Un trattore da 260 cavalli per fare trasporti sembra un po’ sprecato, è vero. Tuttavia, se ci si attacca un tre assi della Bossini da 30 metri cubi, il discorso cambia. Lo confermano i fratelli Beghi, contoterzisti di Rottofreno (Pc) che da ormai nove mesi sfruttano in questo modo il loro ultimo acquisto, un Massey Ferguson 7626 che sviluppa, appunto, qualcosa meno di 260 cavalli. Da quanto ci dicono, nonostante la potenza sia tanta, il trattore è tutt’altro che sprecato a fare trasporti in queste condizioni, soprattutto quando si va in campo con terreno non perfettamente asciutto. «Non è proprio l’unica attività che abbiamo fatto con il 7626, ma sicuramente è la principale», ci diceEmilio Beghi, affiancato da Gabriele Piazza, dipendente della ditta ma soprattutto operatore abituale della macchina scelta per questo numero del “Provato da voi”.

Traino e presa di potenza


Arrivato in azienda nel maggio del 2013, il 7626 non è stato certo a riposare sotto il capannone, visto che a fine gennaio aveva superato le 1.500 ore. Quasi tutte in trasporto, come abbiamo anticipato. «E sempre con la tre assi della Bossini, che è anche più pesante di quanto avevamo previsto» ci dice Ernesto Beghi, contitolare dell’azienda e fratello di Emilio.


C’è stato però spazio anche per altre attività, dalla preparazione del terreno con un ripuntatore o un erpice rotante da 6 metri della Maschio, alla fienagione agganciato alla Big Pack 1290 della Krone; altra macchina che fa penare anche il trattore più potente. Infine, non bisogna dimenticare il lavoro in trincea, con la lama sul caricatore frontale, che in inverno si trasforma in sgombero neve. Ce n’è abbastanza, insomma, per una valutazione abbastanza completa della macchina. «Finora siamo soddisfatti, è il trattore che ci avevano promesso i venditori. Non ha mai avuto guasti e le prestazioni sono buone, se si esclude un problema alla partenza, dovuto a nostro avviso alla progettazione del cambio».

7626, sempre e solo powershift


Vediamo in cosa consiste il disagio lamentato dai Beghi. La serie 7600 di Massey Ferguson offre tre opzioni, per la trasmissione. Chi acquista il 7626, tuttavia, ha una sola scelta: la Dyna-6, ovvero un semi-powershift con quattro gamme e sei rapporti sotto carico per ciascuna di esse. Infatti, la trasmissione powesfhift di classe inferiore, Dyna-4, non è disponibile, sulla serie 7600, oltre i 150 cavalli di potenza e il cambio a variazione continua, Dyna-Vt, non è previsto sul 7626, per precisa scelta del costruttore. «Perché per un trattore oltre i 250 cavalli il cambio meccanico, sebbene con una componente idraulica importante, ci sembra ancora la miglior soluzione», fu spiegato alla presentazione ufficiale, un anno e mezzo fa a Beauvais.


Vediamo allora la Dyna-6 nel dettaglio. Semipowershift, come si è scritto, che però è in grado di cambiare tutti e 24 i rapporti in modalità automatica e pertanto si comporta, alla prova pratica, come un powershift completo. A segnare la differenza rispetto a quest’ultimo è il fatto che in modalità manuale, per passare da una gamma all’altra occorre dare conferma con l’apposito tasto. Quanto scritto non basta, però, a descrivere una trasmissione che, nella miglior tradizione MF, ha molti segreti da svelare. Per esempio le memorie di rapporto Sv1 e Sv2: permettono di richiamare facilmente due rapporti pre-impostati e possono essere utili a fine campo. A fianco dei tasti che le controllano, troviamo due potenziometri che servono sia per cambiare il rapporto memorizzato sia per altre funzioni attivabili attraverso il terminale di bordo. In modalità di cambio automatico, per esempio, una imposta il massimo rapporto innestabile e l’altra il calo di giri motore ammesso prima di cambiare rapporto.


Infine, va menzionata la modalità Eco, che consente di arrivare alla massima velocità con un regime motore ridotto. Dal momento che il 7626 preso in esame è stato usato principalmente per i trasporti, è chiaro che questa funzione sarà tornata particolarmente utile ai fratelli Beghi. «In effetti il trattore arriva a 40 km all’ora a 1.900 giri circa. Probabilmente anche meno quando non è molto carico, ma con la botte deve tirare parecchio» ci spiega Gabriele Piazza. Che segnala, anche, l’unica vera pecca della macchina, come abbiamo scritto. «Il cambio ha un problema in partenza, nel senso che fatica un po’ a prendere velocità. Succede soprattutto con i rapporti più corti; una volta che è in movimento, invece, non ha problemi. Diciamo che in trasporto questa cosa si soffre un po’, perché capita spesso di dover partire agli incroci o ai semafori e avere un po’ più di spunto sarebbe utile».


Sempre per il tipo di lavoro cui è destinato, il 7626 non sarebbe dispiaciuto nemmeno in modalità Cvt. «Su strada sarebbe stato senz’altro più comodo», conferma il trattorista. E il proprietario aggiunge: «Fare un trattore di questa potenza senza opzione di cambio a variazione continua è un po’ strano, quantomeno, visto che i concorrenti hanno tutti la Cvt oltre i 250 cavalli».

Motore e consumi


Avevamo fatto cenno alla funzione Eco come soluzione per abbattere i costi del carburante. Funziona? A quanto pare, sì. «Su strada si sta attorno ai 15 litri l’ora, a volte 16, non di più. Chiaramente in campo, con il ripuntatore, i consumi superano anche i 40 litri orari, ma si tratta del resto di un altro tipo di lavoro», ci dice Piazza, promuovendo senza riserve il motore. «Monta un 7.4 litri della Sisu, con sistema Scr e dunque con additivo all’urea. Finora si è comportato bene. La potenza c’è, anche se non si può valutare bene la ripresa per quella particolarità del cambio di cui dicevo. Comunque, quando è su di giri se la cava bene, anche con l’erpice rotante e il ripuntatore». Lo stesso vale per la potenza alla presa di forza: «Manda tanti cavalli alla Pto. Lo abbiamo verificato con la maxi pressa Krone: tenedo su di giri il motore, si lavora senza problemi», ci spiega il proprietario.


Il 7.4 litri Agco Power è uno dei motori che sta dando i migliori risultati sulla piazza, tanto è vero che lo ritroviamo spesso e volentieri sotto i cofani dei più diversi colori; non soltanto Agco, per esempio. Si tratta, naturalmente, di un 6 cilindri, come anticipato con tecnologia Scr e con turbo intercooler oltre alle pressoché ovvie quattro valvole per cilindro. Nel nostro caso la potenza nominale, a 2.100 giri, è di 240 cavalli (176 kW), mentre la potenza massima si ottiene a 1.950 giri ed è pari a 255 cv (188 kW). La coppia massima arriva invece a 1049 Newton/metro ed è disponibile a partire da 1.500 giri. La macchina dispone però anche di extrapotenza (Power Management) che porta a 280 i cavalli di potenza massima e a 1.145 i Newton/metro di coppia. Secondo il costruttore, il consumo di carburante è di 192 grammi per kilowatt/ora, ovvero circa 36 litri l’ora. Un dato che è, bene o male, in linea con quello dichiarato dai proprietari.


La gestione elettronica permette, tra le altre cose, di avere funzioni assai utili come, per esempio, la memoria di giri del motore, richiamabile con un tasto posto sul bracciolo multifunzioni. Da notare anche – sebbene non sia certo una novità, per questa categoria di potenza – la ventola viscostatica, che contribuisce a ridurre i consumi senza compromettere la capacità di raffreddamento.

Idraulica e Pto


La presa di potenza lavora ovviamente a mille giri, ma possiede anche l’opzione 540 rpm, che si raggiungono a 1.890 giri del motore, oppure a poco più di 1.500 se si monta la 540 Eco. Il sollevatore, elettronico, ha una portata di 9,3 tonnellate ed è azionato da una pompa load sensing da 110 o 150 litri al minuto, a seconda degli allestimenti. Inoltre, la pompa alimenta fino a cinque distributori posteriori e due anteriori, cui si aggiunge il sollevatore anteriore integrato nel telaio e con 4 tonnellate di capacità. «La scelta di montare il sollevatore anteriore in fabbrica, inserendolo perfettamente nel trattore, è a nostro avviso un’ottima soluzione, perché assicura robustezza e praticità d’uso. Per le nostre attività, il sollevatore anteriore serve quasi più del posteriore. Quest’ultimo, infatti, non facendo aratura, si usa soltanto per alzare e abbassare gli attrezzi, mentre davanti montiamo sia la pala da trinciato sia la lama da neve, per il servizio invernale», spiega il proprietario.

Al posto di guida


«La cabina è comoda e spaziosa. È, anche, ammortizzata, per cui su strada il 7626 si comporta molto bene, avendo anche il ponte anteriore sospeso. Anche la visibilità è buona – prosegue Piazza – e per la notte ci sono fari in abbondanza». La silenziosità è elevata, continua il dipendente della ditta Beghi, e il climatizzatore è senz’altro efficiente. «Direi anche troppo, in certi momenti esagera con il raffrescamento». Interessante anche la dotazione. I comandi sono tutti ben collocati e tra i tanti optional di cui dispone la macchina troviamo anche il vivavoce. «Molto utile per telefonare quando si va su strada», fa notare Piazza. Dunque, un abitacolo ben organizzato e confortevole, proprio quel che serve per lunghe permanenze a bordo. Lo conferma il proprietario: «I comandi sono generalmente comodi: non soltanto presenti, ma doppiati o triplicati, per cui, al limite, a volte si rischia anche un po’ di confusione. Anche l’allestimento e la cura dei particolari mi piacciono, dimostrano attenzione verso il cliente».


Concludiamo il nostro viaggio all’interno del 7626 con un accenno ai guasti e il consueto riepilogo di pregi e difetti. «Rotture vere non ne abbiamo avute – spiega Beghi – se non vogliamo considerare una guarnizione, che è cosa davvero da poco. Per quanto riguarda le insoddisfazioni dei proprietari, alla fine ne è stata segnalata una sola, ovvero la partenza lenta». I pregi, continuano i contoterzisti, sono diversi e vanno dal comfort in cabina ai consumi contenuti, per un trattore che abbina la potenza alla ricercatezza della dotazione e degli interni.

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