Trattamenti autunnali. Meglio dopo la raccolta

TRATTAMENTI
olivo_con_rogna

La scelta di una corretta epoca di
raccolta delle olive è pratica agronomica
ormai consolidata per la
produzione di oli di qualità. Questo ha
comportato in molti areali di produzione
olivicola un anticipo della data di raccolta
e molitura delle drupe, così da mantenere
il giusto equilibrio tra grado di inolizione
e intensità di polifenoli e componenti aromatici
che caratterizzano ogni singola varietà.

A fine novembre quindi le operazioni
di raccolta sono già concluse nellamaggior
parte dei comprensori produttivi
italiani.
A fine autunno-inizio inverno è opportuno
programmare eventuali interventi
fitoiatrici post raccolta, mentre è
in genere preferibile evitare trattamenti
prima della raccolta per la difficoltà di
rispettare gli intervalli di sicurezza dei
prodotti impiegati (tempi di carenza) e
di evitare che la distribuzione di prodotti
fitosanitari interferisca con l’epoca
ottimale di raccolta.

Nel periodo autunnale, come noto, si
possono verificare condizioni favorevoli
allo sviluppo di patogeni fungini è
batterici, nei confronti dei quali può essere
necessario eseguire specifici interventi
in campo.

Occhio di pavone

I conidi del fungo Spilocaea oleagina
germinano fino a temperature di circa 8
°C e si avvantaggiano della presenza di
condizioni di elevata umidità relativa e
bagnatura fogliare. Le infezioni avvengono
mediante penetrazione all’interno
delle foglie di olivo e sviluppo sotto
cuticolare che determina, alcuni mesi
più tardi, la comparsa dei caratteristici sintomi di occhio di pavone (foto 1). In
questa fase, in concomitanza delle operazioni
di raccolta, avvengono quindi
due differenti fenomeni: le manifestazioni
di malattia causate dalle infezioni
di tarda estate e l’inizio di nuovi processi
infettivi il cui esito sarà visibile solo a
primavera.

Per le varietà più suscettibili è opportuno
eseguire il test della diagnosi precoce,
per poi ripeterlo alla fine dell’inverno.
Un campione di 200 foglie prelevate
a caso viene immerso in una
soluzione di soda (NaOH) o potassa
(KOH) a caldo per alcuni minuti e successivamente
si osserva la comparsa di
macchie scure che indicano la presenza
del patogeno. Se il grado di infezione in
atto nel campo è pari al 30-40% di foglie
con sintomi, si consiglia di valutare
l’esecuzione di uno specifico trattamento;
per varietà particolarmente suscettibili
la soglia d’intervento scende al 15-
20%. Gli interventi fitoiatrici si effettuano,
mediante irrorazione di sali di
rame sulla vegetazione, solo a raccolta
avvenuta.
Le operazioni di raccolta, in particolare
quelle con scuotitori meccanici, la potatura
anticipata, così come eventi meteorologici
di particolare intensità, che possono
verificarsi negli ultimi mesi dell’anno,
causano lesioni e ferite alle
piante di olivo.

Rogna dell’olivo

Se al momento del trauma la temperatura
è superiore a 5 °C e si verificano condizioni
di bagnatura della vegetazione, si possono
instaurare attacchi di rogna dell’olivo
causata dal batterio Pseudomonas
syringae subsp. Savastanoi.
Anche se la presenza del patogeno è
stata osservata durante tutto l’arco dell’anno
sulla superficie fogliare, tuttavia
è con l’acqua che si diffondono gli ammassi
di cellule batteriche (zooglee) che
fuoriescono dalle fessurazioni di tubercoli
maturi. Il processo infettivo ha un
decorso piuttosto lungo e la malattia si
manifesta dopo alcuni mesi dalla penetrazione
del batterio nei tessuti vegetali.
Le diverse varietà di olivo, a seconda
della suscettibilità alla malattia, evidenziano
la presenza di tubercoli su tronco,
rami, rametti, peduncoli e foglie (foto 2)
e l’intensità dell’attacco varia notevolmente
in funzione della cultivar (vedi
tab.). L’asportazione dei tubercoli durante
le operazioni di potatura riduce
notevolmente il potenziale d’inoculo
presente nell’oliveto. Trattamenti con
prodotti fitosanitari a base di rame (poltiglia
bordolese o ossicloruro) sono in
grado di ostacolare la penetrazione del
patogeno attraverso le lesioni, se effetun evento meteorologico traumatico.
Interventi con sali di rame eseguiti a
fine anno hanno efficacia collaterale anche
nei confronti delle infezioni tardive
di cercosporiosi, dei funghi agenti di
fumaggine e di marciumi causati da Camarosporium
dalmaticum.

La lebbra

Infine, le drupe in prossimità della raccolta
possono essere colpite e da Colletotrichum
gloeosporioides, agente di
lebbra. Quest’ultima malattia, diffusa
prevalentemente nelle regioni meridionali,
si manifesta, a partire da inizio
invaiatura, con tacche depresse di tessuto
marcescente e, nei casi più gravi, con
il deperimento delle olive che cadono a
terra. Frequentemente, dopo la raccolta,
si osserva la formazione delle mummie,
olive infette che rimangono sulla pianta
e costituiscono una fonte d’inoculo per
l’anno successivo.

Mosca

Per quanto riguarda i fitofagi, gli interventi
autunnali sono principalmente rivolti
al contenimento delle infestazioni
di Bactrocera oleae, comunemente detta
mosca dell’olivo. Le generazioni di
questo fitofago si susseguono a carico
dei frutti fino a quando le temperature
restano miti. Sono necessari 16-17 °C
nella fase di ovideposizione. Le infestazioni
tardive non hanno in genere l’intensità
e la dannosità di quelle che si
verificano nel mese di settembre e di
ottobre; possono però influire sulla qualità
dell’olio (foto 3). In tali situazioni è
consigliabile raccogliere quanto prima
possibile e lavorare tempestivamente il
prodotto evitando così di effettuare interventi
con prodotti fitosanitari a ridosso
della raccolta. Una sosta anche di
solo 24-48 ore in attesa della molitura
può peggiorare considerevolmente la
qualità dell’olio soprattutto se le drupe
sono ammassate e in condizioni di aerazione
non adeguata.

Margaronia

Nei giovani impianti, anche a fine autunno,
si possono osservare infestazioni di
margaronia (Palpita unionalis). Gli stadi
larvali del fitofago infestano gli apici vegetativi
nutrendosi del parenchima fogliare.
In una prima fase le erosioni rispettano
l’epidermide superiore della foglia,
successivamente si osserva
l’asportazione dell’intero lembo. Le larve
s’imbozzolano in nidi sericei costruiti
con ciò che resta dei germogli infestati
che disseccano. A volte le erosioni hanno
riguardato la polpa delle drupe (foto 4).
L’adulto di margaronia è una farfalla
di medie dimensioni, di colore bianco
che è possibile osservare nelle trappole
innescate con specifico feromone sessuale.
Il ciclo biologico si articola in
diverse generazioni che si susseguono
durante la stagione vegetativa dell’olivo
e proseguono anche in inverno nelle zone
a clima particolarmente mite. Si possono
così determinare da 4-5 a 8-9 generazioni
in un anno. L’inverno è affrontato
come larva o come crisalide.
Le giovani piante di olivo, con un
elevato numero di germogli compromessi
dagli attacchi di margaronia, possono
manifestare ritardi nello sviluppo
vegetativo, sia in vivaio sia in campo. Se
la popolazione del fitofago assume dimensioni
tali da causare danni evidenti,
è consigliabile irrorare la vegetazione
con prodotti fitosanitari a base di Bacillus
thuringiensis var. kurstaki in presenza
di giovani larve in piena attività trofica,
evitando le giornate più fredde perché
le basse temperature rallentano il
loro bioritmo e quindi la loro voracità.
Disseccamenti della vegetazione riscontrabili
dall’estate fino a fine anno
possono essere causati dalle larve diMoscerino
suggiscorza (Resseliella oleisuga)
(foto 5), oppure, se insistono su
branche più grandi, da attacchi di rodilegno
giallo (Zeuzera pyrina). L’asportazione
con la potatura delle parti disseccate
costituisce pratica di rimonda della
vegetazione ed è un utile mezzo ausiliario
di lotta. In presenza di rodilegno giallo
(foto 6) intervenire con la tecnica
dell’uncinatura, sempre efficace per il
controllo di questa avversità.
* Assam – Servizio fitosanitario regionale – Ancona

Allegati

Trattamenti autunnali. Meglio dopo la raccolta

Pubblica un commento