Tra sicurezza e pregiudizio

EDITORIALE
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Non sarà la prima né l’ultima volta. La
trasmissione Le iene ha percorso a ritroso
la filiera di una bancarella “tutta biologica”
sino all’origine…il mercato all’ingrosso,
rigorosamente non bio. Chi l’avrebbe mai
detto.

Vi è chi teme un rimbalzo negativo sui
consumi.In realtà bio è sinonimo di
fiducia. Crescono inarrestabili i consumi.
Anche ai tempi della crisi. Cosi altri
prodotti vissuti come “salutari”. Certo,
nicchie rispetto al nocciolo duro della
produzione agricola intensiva che, a
dispetto della rivoluzione nelle tecniche
colturali, contiene una latente percezione
di rischio. Contraddittoria quanto si
vuole, ma ineludibile come dimostrava
nel 2013 l’indagine su scala mondiale di
Syngenta, “The agricultural disconnect”:
luce verde alle tecnologie per superare
il gap produttivo e alimentare di qui al
2050. Eppure il consumatore mondiale
percepisce preoccupato termini come
agrofarmaci, fertilizzanti, ogm. Le priorità?
Biologico, agricoltura locale e urbana. Il
cibo resta una sensazione del racconto che
gli ruota attorno. Qui restiamo inchiodati, a
una guerra di comunicazione multimediale
e manichea sul cibo più sicuro. Intanto
entra sul mercato agricolo Toshiba (sì la
giapponese di tv, videocamere, lampade).
Sfrutta le proprie tecnologie per produrre
insalate in un’ex fabbrica di floppy disk.
Tutto sotto controllo: aria, temperatura,
CO2. Zero avversità, zero agrofarmaci. Più
bio di così non si può.

Senza terra e senza un raggio di sole
possiamo ancora considerarlo cibo?
Questione di narrazione, di sicuro.


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