Tenero, mais e soia. I conti non tornano

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Mercato a due velocità per cereali e oleaginose.
Mentre le quotazioni di frumento
tenero, mais e soia sono in calo rispetto
a un anno fa, per il frumento duro si
registrano invece prezzi in controtendenza.

Dal raffronto dei listini di queste settimane
della borsa merci di Bologna con quelli di 12
mesi fa (v. tab.1), balzano subito agli occhi le
perdite di prezzo alla produzione subite dal grano tenero fino (-8,6%) del mais (-15,7%)
e dei semi di soia (addirittura -24,7%). Performance
mercantili che pongono seri interrogativi
sulla redditività di queste colture
e sulle scelte produttive che i cerealicoltori
italiani stanno effettuando in occasione delle
semine autunnali.

Un miliardo di tonnellate

D’altro canto, le rese, grazie al buon andamento
stagionale, hanno portato a produzioni
in qualche caso record, come nella Pianura
Padana lombardo-veneta, ove si sono
raggiunte comodamente rese di circa 14 t/
ha di granella di mais. Record peraltro registrati
globalmente in ogni parte del mondo,
dall’Europa agli Stati Uniti, tanto che le stime
più accreditate, in particolare l’Usda, indicano
produzioni mondiali più elevate rispetto
all’anno passato, sia per il mais (+3/4%), sia
per il frumento (+7/8%), sia per la soia (+6/7%).

Nello specifico, il granoturco arriverebbe a
sfiorare una produzione record di poco inferiore
a un miliardo di t di granella. Questo sia
per effetto di un andamento climatico che
pare favorevole in gran parte dei continenti,
che in conseguenza dell’aumento costante
delle superfici mondiali seminate con ogm
che, solo negli Stati Uniti, hanno garantito rese
medie comprese fra 10,5 e 11 t/ha. Negli
anni ottanta, in Nord America si raggiungevano
malapena le 8 t/ha.

Duro in controtendenza

Sul fronte opposto sta il grano duro. Rispetto
a un anno fa registra aumenti di prezzo alla
produzione fino al 18% con superfici rimaste
pressoché ferme. La buona qualità, ma
soprattutto la richiesta dell’industria italiana,
per la maggior parte localizzata al nord
del Paese, hanno rinnovato l’interesse verso
un prodotto made in Italy, proveniente dalle
regioni settentrionali, senza ricorrere al mercato
estero, non sempre scevro di sorprese dal punto di vista commerciale e qualitativo.
Da questi dati, sembrerebbe quindi che i
produttori siano orientati a seminare più
frumento duro che in passato, con l’incognita
poi di dover fare i conti a giugno-luglio
2015 con maggiori quantitativi offerti
sul mercato e quindi con prezzi inferiori a
quelli di questi mesi.

Occhio ai costi di produzione

E’ necessario però, oltre a inseguire esclusivamente
i prezzi e quindi, di volta in volta la
coltura più remunerativa dal punto di vista
mercantile, dare un’occhiata anche ai costi
di produzione. O meglio, è strategico verificare,
ai prezzi di mercato correnti, quale produzione
bisogna ottenere per coprire i costi
produttivi. Ebbene, dal raffronto fra costi di
produzione e prezzi di mercato, risulta che
in questo momento, per ottenere un guadagno,
sarebbe necessario produrre almeno 6
t/ha di frumento tenero, 4,2 t/ha di duro, 14 t/
ha di mais e 4,5 t/ha di soia (v. tab.2).

Quindi non solo prezzi, ma anche costi di
produzione. Lasciando la scelta finale al
singolo produttore, va considerato, infine,
che diversificare, anche alla luce delle nuove
regole imposte dalla nuova Pac in termini
di greening, sarà come sempre la strada più
sicura.

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