Sulle ali dell’export

Lo spumante italiano vuole scalare i primati dello champagne
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Non si arresta il positivo trend all’estero degli spumanti italiani. Nel primo semestre 2009 le vendite all’estero sono cresciute del 15% in quantità e del 4% in valore. Dati in controtendenza sia rispetto agli altri vini made in Italy (che invece all’estero crescono del 5% in quantità ma calano dell’8,6% in valore) che rispetto ai concorrenti nel mondo delle bollicine. Basti pensare allo Champagne francese le cui vendite nei primi sei mesi del 2009 sono calate del 15% in quantità e del 30% in valore.

Un trend che nei giorni scorsi ha fatto parlare entusiasticamente qualcuno a una possibile leadership produttiva degli spumanti made in Italy ai danni delle bollicine francesi. In realtà invece da un lato lo Champagne non ha dato seguito all’ipotesi di taglio produttivo ventilata in un primo momento sulla scorta dell’elevato livello di giacenze. Ma soprattutto e al di là del numero di bottiglie prodotte ogni anno (che nel caso italiano sommando Prosecco, Asti, spumanti metodo classico e Charmat si avvicina a quota 328 milioni di bottiglie contro i 330 milioni della sola denominazione Champagne), in termini di valori resta ancora un solco profondo. L’intero comparto degli spumanti made in Italy vale infatti circa 1,2 miliardi di euro alla produzione contro i 4,4 miliardi dello Champagne francese.


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