Soia, superfici su del 15%

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Piogge continue, una primavera pressoché inesistente e l’accumulo dei ritardi nelle operazioni di semina hanno radicalmente modificato le strategie aziendali agricole. E da questo tourbillon potrebbe uscire vincente una coltura che, più delle altre, aveva pagato dazio alla siccità 2012, la soia.
Anche in questo caso il condizionale appare d’obbligo poiché sta trovando conferma il problema già segnalato della reperibilità del seme. Chi lo aveva prenotato e aveva già pianificato le scelte ha, nella stragrande maggioranza dei casi, regolarmente potuto disporre dei quantitativi richiesti, mentre chi ha deciso in corso d’opera si è scontrato con la mancata disponibilità.
Uno scenario non ancora definitivo, ma già sufficientemente dettagliato, lo fornisce Assosementi, l’associazione nazionale dei sementieri. Scenario nel quale si evidenziano le difficoltà del mais, stimato con superfici in calo del 10-13%, alle quali si aggiunge una prevedibile diminuzione del 15-20% di produzione, dovuta al ritardo di semina, a semine in condizioni impossibili e a risemine. Con queste condizioni non si esclude una stagione da -40% a livello di produzione complessiva di granella rispetto al 2012. Tanto che la stessa Assosementi ritiene condivisibili le preoccupazioni di Assalzoo (l’associazione dei mangimisti) in merito alla carenza di approvvigionamenti, anche se ormai da tempo anche per la granella di mais l’Italia dipende sempre più dalle importazioni.
Mais giù, soia in crescita. «L’aumento delle semine – evidenzia Marco Nardi, direttore di Assosementi – si stima in un 10-15%. Probabilmente le produzioni saranno inferiori poiché i cicli colturali si spostano in avanti, anche se molto dipenderà dalle prossime settimane. Nell’insieme i raccolti potrebbero uguagliare o superare leggermente le produzioni 2012».
Nardi sottolinea i problemi di disponibilità: «C’è stata una certa carenza di seme che le aziende sementiere hanno cercato di coprire facendo affluire seme da altri Paesi. Ma sul mercato si è trovata anche molta granella irregolare destinata a seme, non certificata, importata senza controlli per uso alimentare o zootecnico. Assosementi ha denunciato pubblicamente e a più riprese queste illegalità, deleterie per l’intero settore».
Ma in campagna come sta andando realmente? Ecco la voce di chi la soia l’ha appena seminata. «A oggi non siamo ancora riusciti a seminare – racconta Michele Lissandro, contoterzista di Villanova di Camposampiero (Pd) aderente a Unima – perché da noi è sempre piovuto. Ma il tempo adesso dovrebbe tenere e contiamo di seminare tutto in settimana, anche se ormai il ritardo è di un mese rispetto al 2012. Sicuramente semineremo più soia dello scorso anno e da 100 dovremmo passare a 200-250 ettari. Del resto, chi aveva programmato di fare bietola, ha rinunciato e molti erano rimasti delusi dalla stagione scorsa del mais. In più aggiungiamo chi deve inserire la soia nella rotazione, e il conto è fatto. Ed effettivamente il problema della disponibilità di seme esiste. Io avevo prenotato a marzo e bene o male ho avuto tutto quello che avevo chiesto, ma ho sentito parlare di ricorso a soia per uso zootecnico, che ovviamente non andrebbe bene…».
Situazione molto simile anche nel Ferrarese, dove però le semine si sono già concluse. «A inizio giugno le abbiamo praticamente ultimate – conferma Maurizio Tagliati, agromeccanico di Iolanda di Savoia (Fe) aderente a Unima – comprese le risemine, perché parte della prima soia seminata (un buon 20-25%) è stata distrutta dalle bombe d’acqua. Anche nella nostra zona è aumentata la superficie destinata a soia, soprattutto a scapito del mais. Solo con la mia azienda conto terzi ho seminato 400 ettari. Il ritardo rispetto al 2012 è limitato a due settimane, ma il problema è che non si trova più seme. Tra l’altro da noi va molto la soia in secondo raccolto dopo grano e orzo… diciamo che si sta effettuando una semina “un pò alla disperata”, andando a raschiare i fondi dei magazzini pur di recuperare seme, e inevitabilmente entra del materiale dall’estero. Spesso, però, si tratta di seme di scarsa qualità, che si ripercuoterà sulla germinabilità. Tra l’altro i terreni su cui si è seminato non erano certo preparati al meglio, quindi si è andati spesso sulla minima lavorazione se non sul sodo. A questo punto il giudizio finale lo darà la raccolta: se l’inizio autunno sarà buono, non prevedo grossi contraccolpi, ma se ci darà contro come la primavera, saranno dolori».


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