Smartphone agricoli per operare all’aperto

DOSSIER DISPOSITIVI MOBILI
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Gli smartphone sono un settore della tecnologia informatica in rapidissima crescita. Nel 2011 hanno superato per diffusione il blocco formato dai “desktop PC e tablet” insieme (bit.ly/tev001), ciò significa che in ogni settore produttivo, compresa l’attività agraria, la diffusione di questi device mobili, è ormai rilevante, grazie anche ad azzeccate politiche commerciali, che ne diluiscono il costo d’acquisto nel canone.

È chiaro a tutti che gli smartphone, sia pure di fascia cosiddetta economica, non servono solo per telefonare. Certo, si parla sempre in un microfono, si compongono numeri e inviano sms, ma in fondo lo scopo è un altro. A parte quelli che li usano per essere alla moda, chi ne acquista uno vuole disporre di un sistema maneggevole, per accedere a informazioni distribuite e, in qualche caso, perfino diffonderle.

Insomma, si tende a utilizzare gli smart-phone per svolgere attività che siamo abituati a effettuare con il nostro PC o Mac. A tal riguardo si deve notare che in questo caso l’apparato di input-output critico o centrale, nonostante si abbia sempre a che fare con un telefono, non è più il sistema audio, ma principalmente lo schermo, arricchito dalla funzionalità touch. Tutto gira intorno a lui. E negli smart-phone sarà sempre piuttosto grande per consentire una buona visione delle risorse web e facilitare l’interazione con l’utente. Un Galaxy Note II, ad esempio è dotato di un display da 5,5 pollici con una risoluzione di tutto rispetto (1280 x 720 pixel con 267 punti per pollice).

L’attività che si svolge in uno schermo così vasto richiede (uno o più) processori potenti, memorie capienti e, ultimo ma non ultimo, batterie dalle elevate prestazioni. Eccoci di fronte a un apparato che, nel suo insieme, deve necessariamente far conto su componenti dalle discrete prestazioni. Tutto ciò si traduce ovviamente in un costo più elevato.

Ma ci serve davvero?

Ma siamo sicuri che serva davvero avere uno smartphone in tasca anziché un ordinario telefonino da 100 euro o meno? Bisogna fare un breve esame di coscienza (tecnologica).

Se si intende utilizzare l’apparecchio quasi unicamente per effettuare telefonate, mandare degli sms e magari avete già un player MP3, unitamente a qualche tipo di navigatore satellitare, sicuramente uno smartphone non serve a nulla. Cosa ci fareste con uno screen da 5 pollici perennemente incollato a un orecchio?

Se invece servisse (davvero) controllare la posta elettronica, anche in viaggio, accedere ai social media, ai servizi via web; navigare in documenti più complessi di un semplice elenco di opzioni, ecco che un telefono di classe smart, dotato di un buon sistema gps, una videocamera e una collezione di app adeguate, è una scelta sensata, anzi obbligata.

L’attività in campo poi è certamente un esigente banco di prova, capace di impegnare a fondo il vostro telefono in molte utilissime attività.

Diamo uno sguardo agli smartphone più adatti per i professionisti dell’agricoltura.

Il telefonino più “agricolo” che ci sia

Ma gli smartphone agricoli, se ci fossero, come sarebbero fatti? Ovviamente la loro progettazione dovrebbe tenere conto del binomio leggerezza e robustezza. La prima per non portare continuamente in giro molto peso inutile; la seconda caratteristica è più importante, perché le sollecitazioni nell’ambiente rurale sono di norma più forti di quelle urbane.

A dire il vero, ci sono molti telefoni pensati per operare outdoor (all’aperto). Vengono contraddistinti con la sigla IP seguita da un numero. Il codice stabilisce la rispondenza alle disposizioni dell’International Protection Standard (bit.ly/tev002), che considera la resistenza di un apparato (in questo caso telefonico) ai diversi agenti aggressivi quali: urti, acqua, polveri, parti del corpo che possono impattare con l’apparecchio.

Un telefono sicuramente coriaceo è il Cat® B15 Smartphone (bit.ly/tev003; bit.ly/tev004), IP67-certified (IP=International Protection; 6=totalmente protetto contro la polvere; 7= protetto da immersione temporanea). Cat sta per Caterpillar, lo stesso brand delle macchine operatrici e per movimento terra. Questi telefoni, data la provenienza non poteva essere altrimenti, resistono davvero a sollecitazioni rilevanti. Il Cat B15 implementa un sistema operativo Android 4.1 (jelly bean), processore Dual core 1GHz, dispone di uno uno screen da 4 pollici con multi touch (funziona anche con le dita bagnate), supporta MicroSD card fino a 32Gb. La fotocamera è da 5 Megapixel.

Dalle prestazioni può sembrare un po’ meno scoppiettante di un iPhone 5, ma dagli Web retailers viene proposto ha un prezzo di circa 340 $ (244 €) che fa una certa differenza.

Un altro smartphone, non così macho come il precedente, ma progettato per essere resistente all’acqua è il Sony Xperia Go (bit.ly/tev006; bit.ly/tev007). È un IP67, sufficientemente robusto per resistere ai graffi e si può utilizzarlo con le dita bagnate. Si tratta di un apparecchio di tutto rispetto, ha un processore dual core, uno schermo touch a 3,5 pollici, fotocamera a 5 Megapixel. In Rete si può acquistare per circa 250 €.

Che dire poi del Galaxy Xcover 2 (bit.ly/tev007b). Anche lui siglato IP67, con processore Dual Core da 1 GHz, display da 4 pollici (risoluzione di 480 x 800 pixel), 4 GB di memoria, espandibile fino a 32 GB (con moduli micro SD), fotocamera da 5 Megapixel, si trova in Rete a circa 200 €.

Chi fosse interessato a comprendere più a fondo questi apparecchi, può consultare un lungo elenco dei telefoni outdoor all’indirizzo (bit.ly/tev009). Si può decidere di visionare l’elenco ordinato non solo per prezzo (si va da meno di 70 € fino a poco più di 600), ma anche per popolarità, opinioni degli utenti e per test tecnici. Una pagina utile per farsi un’idea precisa di quello che ci serve.

E gli altri?

Dall’altra parte, fra gli smartphone più gentili, quelli per intenderci che potremmo definire fatalmente indoor, non c’è, o almeno non sembra essercene uno più campagnolo degli altri.

Nel web è possibile trovare una serie di pittoreschi crash test che comparano modelli appartenenti a varie marche (principalmente Apple e Samsung), ma i risultati non sembrano molto riproducibili. Ci sono filmati che mostrano telefonini che vengono gettati da diverse altezze, sadicamente presi a martellate, incisi da lame, pestati da pneumatici, bruciati, fatti esplodere, bolliti con e senza soda caustica o sottoposti ad altre fantasiose sevizie.

Come test fanno un po’ ridere. Per questo può essere divertente visionarli (bit.ly/tev09c; bit.ly/tev09d; bit.ly/tev09e1; bit.ly/tev09f).

Coloro che intendono servirsi degli ordinari smartphone (non IP67), possono semplicemente procurarsi un bumper ossia un involucro protettivo, magari impermeabilizzante e corazzato, in grado di proteggere adeguatamente il loro prezioso acquisto.

Si possono trovare facilmente su Amazone, validi shields al prezzo di 20-30 €. Ce ne sono di polivalenti, che si dichiarano protettivi per acqua, urti, sporco e particolato, neve e ghiaccio. Esistono anche gusci più estremi, come quello messo in campo da Otterbox (http://www.otterbox.it), che assicurano una protezione fino a 30 metri di profondità e resistono a compressioni di oltre 4 quintali, ma sono forse più adatti per situazioni straordinarie, in cui è necessario riporre un telefono in modo sicuro, per poi disporne in caso di emergenza.

Infine su Lessemf (bit.ly/tev10b), troverete shield “bivalenti”, che per 24,95$, proteggono il telefono dagli urti e voi da lui. Si tratta di una sacca imbottita, definita “lussuoso cuscino contenitore”. Un lato è foderato di materiale isolante e protegge la testa durante la chiamata. In questo modo, la percentuale di energia elettromagnetica assorbita dal corpo umano (Sar – Specific absorption rate) sarebbe marcatamente ridotta. Il risultato è che il telefonino non si sciuperà e soprattutto il proprietario eviterà di sottoporre a cottura il proprio cervello.

Al termine di questa digressione sulle protezioni, più o meno efficaci, che possiamo applicare al nostro smartphone per difenderlo da un massiccio uso outdoor, ci chiediamo: ma come percepiscono questa esigenza gli utenti? Su Androidpolice (bit.ly/tev011a) c’è la risposta in forma di sondaggio.

Nella pagina web è stato inserito un modulo elettronico tramite il quale si può rispondere alla domanda: “Che tipo di protezione utilizzate (se la utilizzate) per il vostro smartphone ?”.

Al quesito il 44% dei partecipanti al sondaggio (3207 voti) ha risposto tranquillamente “nessuna”. Ma forse non c’era fra questi, chi fosse costretto a effettuare telefonate a bordo di una macchina operatrice agricola.

L’agro-smartphone

Scarso peso, alta protezione dell’apparato, lunga durata della batteria, facile integrabilità con altri device per il controllo numerico già esistenti in azienda e con accessori per la visione microscopica o in lontananza, ottime funzionalità gps, alta leggibilità dello screen in piena luce. Sono tutte caratteristiche fondamentali per uno agro-smartphone che deve servire a professionisti costretti a operare a lungo all’aperto e nella natura.

La tecnologia elettronica e informatica a breve metterà a disposizione strumenti con queste e forse altre caratteristiche persino più avanzate. Rimane comunque lui, l’utente, che deve riuscire a renderla sin da ora efficace servendosene al meglio. Ciò significa migliorarsi, applicarsi continuamente, soprattutto studiare. Perché le apparecchiature informatiche di ultima generazione possono fare grandi cose, ma probabilmente sono adoperate, al massimo, al cinquanta percento delle proprie possibilità.n

Avvertenza

In questo articolo e nel successivo, i link lunghi sono stati abbreviati, contestualizzati e reindirizzati utilizzando il servizio bit.ly (http://bitly.com/).

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