Quattro priorità per New Holland

MECCANIZZAZIONE
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Le idee sembra davvero averle chiare. Carlo Lambro, presidenteglobale di New Holland Agriculture da settembre 2013, analizza con dovizia di particolari l’andamento dei mercati mondiali, ma soprattutto identifica le linee di sviluppo del marchio che fa parte di Cnh Industrial.

«Sul fronte brand – evidenzia – penso a quattro priorità strategiche. In primis, occorre consolidare la presenza New Holland nel più importante mercato mondiale per la meccanizzazione agricola, quello europeo, che peraltro ancora oggi è quello a più alta marginalità. Ciò significa arrivare al 20% di quota sul fronte trattori e al 30% su quello delle mietitrebbie incrementando di alcuni punti percentuali le attuali quote. Seconda priorità: l’Italia. Che per noi rimane un Paese-chiave. Dopo un 2013 complesso dobbiamo ritornare sopra al 25% di quota nei trattori e al 30% nelle mietitrebbie».

Allargando l’orizzonte Lambro identifica le altre due priorità del marchio a livello mondiale: «Dobbiamo continuare la nostra espansione in America Latina, area strategica e nella quale abbiamo radici consolidate. Poi abbiamo l’ambizione di rafforzarci sensibilmente nel comparto delle mietitrebbie in India e Cina». E qui arriva la prima notizia di rilievo. «Stiamo investendo – continua il manager New Holland – in un secondo stabilimento indiano che sarà destinato alla produzione di mietitrebbie di piccola taglia, sotto alla gamma TC per intenderci, di potenza compresa fra i 150 e 180 CV, con o senza cabina, che oltre a essere ideali per il subcontinente indiano, potrebbero essere adattate al comparto riso sul mercato cinese. Contiamo di entrare in produzione nell’arco di tre anni, nei primi mesi del 2017. L’obiettivo di medio periodo è ambizioso ma realizzabile: il 20% di quota in un mercato oggi molto polverizzato che richiede questa tipologia di macchine».

Obiettivo full-line

Le novità non sono solo sul fronte dei mercati , ma anche su quella che Lambro definisce ‘espansione di business’.

Il riferimento all’obiettivo di essere sempre più full-liner è evidente e il presidente New Holland non si nasconde: «Al di là delle gamme trattori, mietitrebbie e big-baler nelle quali oggettivamente ci manca davvero poco, guardiamo con attenzione alle attrezzature. In questo comparto staremo senz’altro fuori dall’irrigazione, non ci interessa il segmento carri miscelatori e dintorni, siamo vigili sul fronte lavorazione terreno e protezione piante, mentre abbiamo come primo obiettivo la cutting preparation (fienagione e affini)». Per Lambro è questa la prima vera mossa da compiere e conferma che molto probabilmente già nel 2014 New Holland si muoverà. Come? «Senz’altro – sottolinea Lambro – non sarà un’intesa commerciale. Molto più probabilmente si tratterà di un’acquisizione o di un partecipazione importante in una società di rilievo in questo segmento».

Accordi commerciali

E a proposito di accordi Lambro fa il punto su ciò che New Holland ha in essere, evidenziando a più riprese che sono sempre di più le cose che il marchio del gruppo Cnh Industrial si fa in casa.

«A livello di trattori abbiamo appena rinnovato per altri 5 anni il contratto con i coreani della Ls. Un accordo importante da oltre 4mila macchine all’anno nel segmento delle piccole potenze, collocate per lo più sul mercato nordamericano e, in Europa, nel Regno Unito e nel Benelux (in Italia per ora non si sono ancora viste, ndr)».

«È stato confermato anche per quest’anno – continua il presidente New Holland – l’accordo con Goldoni per la produzione di circa 250 isodiametrici, mentre nelle attrezzature abbiamo in essere un’intesa con Kverneland per la fornitura di falciatrici anteriori e, soprattutto, prosegue la collaborazione con Semeato per le seminatrici dirette. Un’intesa ormai operativa anche in Europa visto che sono già al lavoro le prime attrezzature ‘in blu’ in Francia e l’obiettivo è di arrivare nel 2014 a un centinaio di seminatrici in campo».

Rapporti con Case

Sui rapporti con i cugini di Case Lambro appare sereno: «Spesso si parla di forte concorrenza, mentre io la definirei ‘light’. Intanto bisogna ricordare che Case è più nordamericana e New Holland è più europea, quindi le aree-obiettivo sono diverse. In ogni caso molti servizi sono integrati e, soprattutto, sui grandi investimenti (penso allo sviiluppo motori o all’apertura di nuovi stabilimenti) e sulle strategie, il gruppo è unito e le decisioni vengono prese dal Group Executive Council (GEC), che è il più alto organismo decisionale in Cnh Industrial dopo il Consiglio di Amministrazione».

Ammiraglia in arrivo

Capitolo prodotti. «Sui trattori il 2014 sarà l’anno del consolidamento delle grandi potenze, il primo vero anno di commercializzazione del T8 Autocommand, e dovrebbe vedere il debutto (probabilmente a fine autunno) del T4 Medium Tier IVi da 75 a 115 CV di potenza. Ma la vera novità arriva dalle mietitrebbie, con l’esordio (si dovrebbe vedere all’Eima, ndr) della nuova CR, l’ammiraglia di casa New Holland, potenza monstre di 650 CV, motorizzata con un nuovo motore di FPT Industrial».

Il passaggio sui motori aiuta a confermare la tesi che Lambro ha portato all’ultima Agritechnica 2013: «L’idrogeno rimarrà in stand-by fino a quando non sarà possibile abbassare sensibilmente i costi di industrializzazione, mentre il metano contiamo di poterlo sviluppare nel medio periodo. Già oggi siamo arrivati a un trattore da oltre 140 CV con un’autonomia di circa 6 ore».

Scenari e prospettive

Torniamo dove eravamo partiti, l’analisi dei mercati. «Il Nafta (Stati Uniti, Canada, Messico), area da 200mila trattori e 12mila mietitrebbie, dovrebbe registrare un lieve calo, tuttavia concentrato nelle alte potenze, per cui New Holland, che in quel bacino è più concentrata sulle medie potenze, dovrebbe mantenere le quote. Più complessa – precisa Lambro – è la situazione in America Latina, dopo un 2013 straordinario con mercati in crescita del 20% e un aumento di quota per New Holland di quasi due punti. I primi tre mesi 2014 si sono chiusi in sensibile calo (-15%) e la svalutazione del peso sta di fatto bloccando l’intero mercato argentino. New Holland si sta salvando con la produzione interna realizzata a Cordoba, ma prevediamo un anno difficile».

Dall’altra parte del mondo per Lambro l’India continuerà a crescere e andare ben oltre le 500mila trattrici annue, mentre si dovrebbe stabilizzare il mercato cinese. Preoccupa anche l’incertezza sulla situazione russo-ucraina, mercati da alte potenze, in cui con un numero non elevato di macchine si riescono a realizzare fatturati rilevanti.

Ma è l’Europa la chiave del ragionamento.

«Finalmente i Paesi del bacino mediterraneo, Spagna in primis, Portogallo e Grecia, stanno dando segni di ripresa. Purtroppo l’Italia è ancora in sofferenza e temiamo che anche il 2014 possa essere un anno da 19mila trattori e meno di 400 mietitrebbie. Qualche timido segnale di risveglio anche nel nostro Paese sembra esserci, ma pare ancora poca cosa».

«La Germania – continua Lambro – pur rallentando leggermente la propria corsa, rimane un mercato in salute che dovrebbe chiudere poco sotto (fra il -2 e il -4%) i livelli record dello scorso anno. Mentre le mietitrebbie sono viste ancora in aumento (+5%). E in questo caso siamo particolarmente soddisfatti per essere diventati il secondo player di mercato, dopo Claas».

I problemi possono arrivare invece da Francia, Polonia e Turchia.

«Oltralpe i i primi tre mesi 2014 hanno registrato calo notevole. Avevamo previsto un rallentamento del 10% ma forse sarà più considerevole, cosa naturlamente negativa vista l’importanza della Francia nello scacchiere europeo. In Polonia il mercato è fermo a causa del blocco dei fondi europei. New Holland è leader di mercato a Varsavia e dintorni e questo naturalmente ci penalizza maggiormente. Analogo ragionamento si può fare in Turchia dove invece stanno soffrendo più le mietitrebbie che i trattori che rimarranno fra le 40 e le 45mila unità. Il mercato delle mietitrebbie sta perdendo il 40% e, considerando che New Holland aveva una quota di mercato superiore al 70%, si può comprendere quanto sia delicata la situazione».

Jesi strategico

L’ultimo passaggio è una chiosa sullo stabilimento marchigiano di Jesi. «Per noi – conclude Lambro – si tratta di una fabbrica strategica, ben funzionante che sta operando a pieno regime. Gli attuali, lievi, ritardi di lavorazione sono dovuti alla concentrazione di lanci di nuovi trattori delle gamme T4 e T5. Si tratta quindi di un momento contingente e non di un problema strutturale».


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