Psr, acconto del 50% a chi investe

Bruxelles rivede il limite del 20% sull’anticipazione dei contributi pubblici
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Un’iniezione di liquidità per battere la crisi. Bruxelles ha deciso di elevare dal 20 al 50% l’anticipo sui premi Psr agli investimenti aziendali. Dopo l’euforia per l’impennata dei prezzi negli ultimi mesi l’agricoltura europea ha subìto il contraccolpo della crisi, aggravata dall’improvviso crollo delle quotazioni agricole e dal concomitante incremento dei costi di produzione.

In questa difficile congiuntura, si registra una battuta d’arresto soprattutto per gli investimenti; l’ultima riforma Pac non ha di certo trovato grandi rimedi, col risultato che anche investimenti già programmati vengono sospesi a causa della carenza di liquidità delle aziende e della complessità delle procedure di accesso al credito. Infatti, il sostegno pubblico agli investimenti copre in genere solo una parte dell’investimento ed è subordinato al cofinanziamento privato tramite risorse proprie che l’impresa agricola cerca di reperire con la richiesta di credito presso il sistema bancario. Col risultato che la crisi ha così rallentato l’utilizzo delle cospicue risorse finanziarie già stanziate dall’Unione europea attraverso i Programmi di sviluppo rurale 2007-13; una risposta al problema era necessaria e la soluzione si intreccia ovviamente con un efficace utilizzo degli strumenti già disponibili.

È quanto avranno pensato i responsabili di via Venti Settembre, che approfittando della revisione dei regolamenti applicativi in corso a Bruxelles in seguito all’health Check, hanno proposto una semplice ma altrettanto significativa modifica: aumentare la percentuale dell’anticipo che può essere concesso alle aziende beneficiarie delle misure a investimento dei Psr.
Su proposta dell’Italia, lo scorso 17 marzo il Comitato sviluppo rurale ha approvato, all’unanimità, la richiesta di modifica dell’articolo 56 comma 2 del regolamento 1974/2006 (che disciplina l’applicazione degli interventi di sviluppo rurale) innalzando la percentuale dell’anticipo concedibile dal 20% attuale fino a un massimo del 50%, per il biennio 2009-2010.

La proposta dell’Italia, accolta con favore da tutti gli Stati membri, è una risposta concreta alla crisi in atto e avrà presumibilmente un duplice impatto: da un lato diminuirà la necessità dei privati di accedere al credito e indebitarsi per reperire la quota propria di risorse per effettuare gli investimenti, e nello stesso tempo metterà un po’ di benzina nella complessa macchina dei Psr; infatti è presumibile che nel corso dell’anno la spesa subirà un’accelerazione, anche perché, oltre a far decollare gli investimenti, le Regioni potranno rendicontare a Bruxelles anche gli importi concessi per gli anticipi, che fino a ora spesso non venivano neanche chiesti a fronte dell’alto costo delle fideiussioni chieste ai privati.

Se si considerano le risorse pubbliche messe in gioco, la partita potrebbe finalmente prendere la piega giusta. Al solo asse I, dedicato alla competitività, sono destinati dai Psr italiani 6,4 miliardi di euro, pari al 39% del totale e di questi oltre 2,3 miliardi per la sola misura 121 dedicata a favorire gli investimenti nell’impresa agricola e 1,2 miliardi per la misura 123 intesa a incentivare le imprese di trasformazione e commercializzazione e l’aumento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali. A fronte di questo budget di risorse pubbliche, si aggiunge la quota di investimento privato; infatti il contributo pubblico copre soltanto una percentuale della spesa totale dell’investimento, che varia tra il 40% e il 60% in base al territorio di intervento e al tipo di beneficiario.
 


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