Pronti a consumare ogm “benefici”

INDAGINE IPSO
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In tanti pensano di saperne
qualcosa, ma, alla prova
dei fatti, solo una sparutissima
minoranza conosce gli
ogm.

Il quadro emerge dall’indagine
Ipso sugli ogm, l’informazione,
e la propensione all’acquisto
degli italiani presentata
dal presidente dell’Istituto, Renato
Mannheimer
, e dal vicepresidente
di Futuragra, Silvano
Dalla Libera
.

«La ricerca – ha spiegato
Mannheimer – mette a nudo il
deficit di conoscenza sul tema
degli ogm presso l’opinione
pubblica italiana, al centro di
messaggi spesso ideologizzati
e bersagliata da dibattiti in cui
le ragioni della scienza sono
poco rappresentate».

Partiamo dai dati: quasi una
persona su sette (67%) afferma
di conoscere gli ogm. Eppure
molti non sono in grado di
spiegare l’acronimo (48%), altri
pensano che solo le piante
biotech contengano geni
(42%), altri ancora credono
che ne sia vietata la vendita (63%). Così il gruppo di veri “esperti”, per lo più giovani laureati, crolla al 5%.
Forse anche troppo, se si considera il tempo e lo spazio che i media dedicano al tema: tra gennaio 2011 e settembre 2012, secondo le statistiche del direttore del Centro di ascolto radiotelevisivo, Gianni Betto, appena lo 0,02% delle trasmissioni informative ha trattato l’argomento; un tempo pari allo 0,03% del totale del flusso mediatico. L’informazione, quando c’è, risulta anche piuttosto faziosa: l’esposizione media delle posizioni contrarie è risultata di 8 punti superiore rispetto alle favorevoli.

Eppure dalla popolazione
arriva una domanda di conoscenza
che non va sottovalutata:
il 12% degli italiani si è
autonomamente attivato per
cercare informazioni, in massima
parte su internet. Circa un
terzo conosce le argomentazioni
contro il biotech, percentuale
che scende di qualche
punto nella fazione opposta.

Nonostante gli sforzi, però,
a farla da padrone è una grande
confusione: solo il 37% sa
che in Italia vengono venduti
prodotti con quote di ingredienti ogm, il 34% che la legislazione
europea permette di
coltivarli e il 22% che da noi
non si può fare. Appena il 20%
è consapevole del fatto che
possono essere usati negli allevamenti
italiani Dop.

Ma qui avviene una sorpresa:
una volta informati, i consumatori
inziano a veder vacillare
le loro opinioni, forse anche
per spirito campanisitico.
Più della metà (56%) ritiene
infatti che non sia giusto che
gli agricoltori stranieri possano
produrre e vendere all’Italia
colture ogm se ciò non è permesso
ai nostri e una quota
analoga pensa che se la legge
ne consente la
vendita dovrebbe
anche permettere
la coltivazione. Gli
stessi (55%) ritengono
sia utile ridare
la parola alla
scienza e il 62%
considera importante
che i ricercatori
italiani operino
alle stesse condizioni dei colleghi
stranieri. I consumatori
non chiudono la porta in faccia
agli ogm neanche in fase di
acquisto: il 48% li comprerebbe
se venissero dimostrati effetti
benefici per la salute, il
37% per l’ambiente e il 27%
per il portafoglio.

«Questi numeri – ha concluso
Dalla Libera – ci incoraggiano
a chiedere con più forza
che venga immediatamente ripresa
la sperimentazione e
che alle imprese italiane sia
data la libertà di scelta e di innovazione,
come previsto dalle
direttive comunitarie».


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