Progetto euro-cinese per le fibre

SOSTENIBILITA'
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Mitigazione del rischio idrogeologico, integrazione del reddito e, in prospettiva, nuove filiere agroindustriali ed energetiche. Sono le opportunità delle colture da fibra, che in Italia hanno conosciuto il periodo d’oro prima della seconda guerra mondiale, per poi cadere nell’oblio con l’arrivo delle sintetiche.

Una “dimenticanza” che oggi rappresenta un ostacolo per la ripresa del loro sfruttamento, soprattutto nelle zone marginali: «Stiamo cercando da tempo soluzioni per utilizzare queste terre» ha spiegato Luigi Pari, ricercatore del Cra-Ing, l’Unità di ricerca per l’ingegeria agraria che, insieme ad altri 16 istituti, partecipa al progetto europeo Fibre crops as a sustainble source of biobased material for industrial products in Europe and China.

«Oggi una zona abbandonata è più fragile di fronte alle calamità naturali. Queste colture potrebbero offrire una soluzione: non sono in competizione con quelle food e possono crescere in ambienti “difficili”. Sono multifunzionali per eccellenza: le loro parti possono essere sfruttate per produrre fibre tessili, materiali per l’industria, prodotti chimici/farmaceutici. Per gli agricoltori potrebbero rappresentare un’interessante integrazione di reddito».

Ma lo spegnersi dell’interesse economico nei confronti delle colture da fibra ha provocato anche l’abbandono della ricerca. Non sono mancati i tentativi: a Ferrara si è sperimentata la coltivazione della canapa per la produzione di eco-tessuti per la fabbrica Armani; a Mantova operava fino a un anno fa l’azienda Kefi, specializzata nella produzione di fibre naturali per l’isolamento termico e acustico. «Purtroppo – ha detto l’ex general manager Kefi, Valerio Zucchini – non siamo stati in grado di strutturarci per realizzare una linea più ampia di prodotti. Così abbiamo chiuso. Scontiamo anche un enorme vuoto legislativo: le aziende non sono incentivate a usare materiali eco-compatibili perché non gli viene imputato il costo dello smaltimento dei materiali».

Da qui prende le mosse il progetto euro-cinese “Fibra”, finanziato dall’Ue, e partito lo scorso settembre. Proseguirà per 39 mesi e intende favorire lo scambio di conoscenze tecnico-scientifiche tra noi e il gigante asiatico. I punti di forza euro-cinesi sono complementari: loro dispongono di competenze nella biologia molecolare e nel miglioramento genetico, dei sistemi di coltivazione e dell’efficienza fotosintetica; noi nella meccanizzazione e nella logistica. La collaborazione dovrebbe permettere di selezionare nuove varietà con rese maggiori, di sfruttare ogni parte della pianta, di individuare nuove applicazioni e prodotti e favorire la meccanizzazione delle filiere.

Diversi sotto-progetti compongono il “Fibra”, come quelli sul kenaf e sulla canapa. Dall’Università di Catania arriva il progetto “Optima” sull’identificazione delle erbacee perenni ad alta produttività che crescono nei terreni marginali dell’area mediterranea in condizioni “svantaggiate” (alta salinità, scarsità d’acqua). Lo scopo è ottenere una fonte stabile di produzione di bio-energia e le creazione di nuovi bio-prodotti. Si sta inoltre valutando la capacità di queste piante di bonificare terreni e acqua inquinate.

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