Più colture ogm, ma più resistenze

RAPPORTO USDA
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Hanno una storia lunga quasi 16 anni, sono coltivate dalla maggioranza degli agricoltori statunitensi eppure le colture ogm lasciano aperti ancora diversi interrogativi nonostante la loro rapida diffusione. Parliamo di mais, soia e cotone transgenici oggi i più diffusi negli Stati Uniti (90%).

Ora l’Usda (l’equivalente del nostro ministero dell’Agricoltura) esce con un rapporto che fa il punto di questi primi 16 anni focalizzando la sua attezione su tre aspetti: l’impatto economico e ambientale, l’evoluzione della resistenza alle infestanti, l’accettazione da parte dei consumatori.

Gli Stati Uniti sono di gran lunga al primo posto nella lista dei 10 maggiori paesi produttori di colture ogm con circa 70 milioni di ha (40% sul totale globale).

Prevale, su tutte, la prima generazione di colture ingegnerizzate (tolleranti agli erbicidi, resistenti agli insetti o agli agli stress ambientali). Gli ogm di seconda generazione migliorano invece tratti qualitativi (es il pomodoro flavor savor) mentre la terza generazione ingegnerizza geni per produrre ad esempio farmaci.

Secondo il Servizio per la ricerca economica dell’Usda che ha stilato il dossier, il 93% della soia, l’83% del mais e l’82% del cotone transgenici coltivati nel 2013 sono del tipo tollerante agli erbicidi (HT), mentre il 75% dell’area coltivata riguarda varietà (mais, tabacco e cotone) resistenti agli insetti.

Vantaggi e non per gli agricoltori

Gli anni 2001-2010 registrano un minor uso degli insetticidi nelle coltivazioni di mais e cotone Bt, ma ci sono evidenze dello sviluppo in alcune aree di popolazioni di insetti (lepidotteri) resistenti al Bt.

L’utilizzo di colture Bt aumenta le rese riducendo le perdite produttive causate dagli attacchi degli insetti. Il ricorso inoltre a “fasce tampone” coltivate con mais convenzionale ha rallentato la diffusione della resistenza, ma in alcune aree questi fenomeni vengono dati in aumento.

L’introduzione della tolleranza agli erbicidi ha invece consentito di sostituire prodotti più tossici e persistenti con il gliphosate. Anche in questo caso, però, rileva l’Usda, sono insorti fenomeni di resistenza (14 specie di infestanti resistenti al glyphosate). Di nuovo, il fenomeno può essere contenuto o ritardato con opportune pratiche colturali (best management practices): utilizzo di più erbicidi a diversa modalità d’azione, rotazione delle colture, controllo sistematico dei campi, pulizia delle attrezzature per ridurre la trasmissione di infestanti da un campo all’altro, bordi lungo i campi.

Prezzi semi su

I semi brevettati costano più di quelli convenzionali (il prezzo della soia e del mais transgenici dal 2001 al 2010 è aumentato del 50% in termini reali). Quello del cotone anche di più.

Il vantaggio competitivo di mais e cotone Bt rispetto alle sementi convenzionali è aumentato negli ultimi anni con l’introduzione di più resistenze contemponeamente nella stessa pianta.

Consumatori

Ultimo capitolo dell’indagine, i consumatori. Il loro gradimento di cibi a base di ogm varia a seconda del prodotto, del paese e delle informazioni che riceve. Informazioni positive sulle biotecnologie aumentano il desiderio di pagare per cibo ogm.

Ma molti studi condotti in paesi sviluppati dimostrano che i consumatori sono pronti a pagare di più per il cibo privo di ingredienti ogm. Tuttavia, nei paesi in via di sviluppo, le reazioni sono più articolate. Vi sono consumatori disponibili a provare prodotti ogm che migliorano le caratteristiche nutrizionali, alcuni li pagherebbero anche di più.

In genere, sono soprattutto i consumatori europei che pagherebbero di più per l’ogm-free. In Europa alcune catene della distribuzione adottano infatti politiche di limitazione degli ogm evidenziandone l’assenza nei loro marchi. Cibi ogm-free sono reperibili anche negli States, ma rappresentano una piccola quota di mercato rispetto all’Europa.

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