Patate: buone rese, prezzi a rischio

OSSERVATORIO IN CAMPO
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Una super produzione che mette qualche pensiero sui prezzi che si riusciranno a spuntare. La pioggia dei mesi di giugno e luglio ha portato notevoli incrementi nelle rese delle patate. In Emilia si parla di un +25-30%, con aziende che hanno superato 550 q/ha, alcune addirittura a 600 q/ha.

«Anche a livello nazionale ed europeo si registra un incremento produttivo – spiega Davide Pasini, direttore commerciale orticole della cooperativa bolognese Patfrut –. Il timore è che, con la concomitante crisi di consumi, i prezzi possano scendere».

Il primo acconto

A fine settembre Patfrut ha dato agli agricoltori il primo acconto: 9 centesimi/kg che, date le quantità prodotte, rappresentano una buona cifra. Poi a febbraio ci sarà il secondo acconto e a giugno l’eventuale liquidazione finale.

La cooperativa quest’anno ha scavato 350mila q di patate (+25%). «Le rese sono state elevate – dice Stefano Campagna, tecnico di Patfrut – e la qualità in parte ne ha risentito. Gli scavi si sono protratti per oltre 20 giorni rispetto al nomale. In media al 10 di agosto sono terminati, mentre quest’anno siamo arrivati alla fine del mese. I problemi qualitativi li abbiamo avuti da fine luglio in avanti, quando in pochi giorni sono caduti oltre 70 mm di pioggia. Ciò ha comportato escavazioni con percentuali maggiori di terra che hanno abbassato le rese in stabilimento».

L’agricoltore

Isacco Minarelli è un produttore della zona di Budrio di Bologna. Coltiva 130 ha fra terreni di proprietà e in affitto. Ogni anno la superficie investita a patate è di circa 30 ha in rotazione con mais, barbabietole, grano, cipolla.

«Non possiamo di certo lamentarci delle rese. Abbiamo superato i 500 q/ha. Di fronte a così tante patate, la qualità non è stata il massimo. Abbiamo avuto anche il problema degli elateridi, acuito dall’umidità persistente del terreno anche in superficie. I prodotti registrati per gli elateridi sono efficaci in annate normali, ma non molto in casi straordinari come questa piovosa estate 2014».

Circa i prezzi, Minarelli è evasivo: «Speriamo che si raggiunga una liquidazione dignitosa. È vero che le prospettive non sono rosee, ma la richiesta di patate c’è e va incoraggiata».

Non autosufficienti

Pasini precisa che l’Italia non è autosufficiente. «Consumiamo 20 milioni di q, ma ne produciamo un terzo in meno, perciò dobbiamo importare. Ma il discorso è sempre lo stesso: si dovrebbe comperare dall’estero quando la produzione nazionale è ormai esaurita e non a campagna in corso. Certo, capisco che è un discorso nazionalistico e forse utopico, ma almeno il consumatore deve sapere queste cose e capire che leggere l’etichetta è fondamentale. Il consumatore, con le sue scelte, può influenzare il mercato. Nei mesi scorsi ci sono stati casi sospetti di patate estere spacciate come prodotto nazionale: i controlli devono farsi più serrati».

Patfrut serve solo il mercato interno tramite la grande distribuzione organizzata. «I rapporti con la gdo – aggiunge Pasini – sono fondamentali. Da un lato chiedono sempre di più, in termini di scontistica e di promozioni, dall’altro ci assorbono quantità grandissime di prodotto. A volte ci fanno arrabbiare, è vero, ma anche la loro posizione, con il periodo di crisi, non è facile. Occorre collaborare il più possibile per accontentare agricoltore da una parte e consumatore dall’altra». 

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