Pasti (Maiscoltori) al ministro Zaia: «Senza OGM si rischia il tracollo»

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La piralide è causa di gravi danni alle coltivazioni di mais. E’ l’allarme lanciato dal presidente dell’Associazione italiana maiscoltori, Marco Aurelio Pasti, che ha inviato in una «lettera aperta» al ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia. «Caro Ministro – scrive Pasti – ti invito a sporcarti la giacchetta oltre alle scarpe per venire a vedere i danni che la piralide causa alle coltivazioni di mais in pianura padana. Potrai così renderti conto dei danni che quest’insetto causa nei nostri campi tanto sotto il profilo quantitativo che sotto quello qualitativo, sia nei campi oggetto di trattamenti con insetticidi, sia nei campi non protetti». Ti invito a venire di persona, prosegue,  «perché non riesco a comprendere come tu possa affermare, sulla pelle di molti maiscoltori, che gli Ogm non vanno bene per i nostri agricoltori perché non sono economicamente convenienti. Non so a quali Ogm tu ti riferisca ma certamente non condivido questa affermazione per l’unico OGM approvato per la coltivazione in Europa che è il mais resistente alla piralide».

A tredici anni dalla sua immissione in commercio, infatti, «abbiamo visto da una parte crollare il prezzo del nostro mais non Ogm ai prezzi del mercato internazionale, e dall’altra abbiamo visto le nostre rese non aumentare o addirittura regredire mentre sono aumentate dall’8 al 20% nei paesi che hanno adottato le innovazioni dimostratesi utili offerte dalle biotecnologie, aumento ottenuto senza l’intensificazione di concimazione ed irrigazione».

In nessun’altra regione europea – continua il presidente dei maiscoltori, «la piralide fa tanti danni come in pianura padana e questo lo si riscontra anche sul piano qualitativo
: il nostro mais pur essendo uno dei migliori come caratteristiche intrinseche, è quello che mediamente presenta il più alto contenuto un tipo di tossine, le fumonisine, prodotte da una muffa che si sviluppa a seguito degli attacchi della piralide. Tanto che diverse industrie mangimistiche, alimentari ed allevatori si riforniscono all’estero non solo per il prezzo più basso ma anche per il più basso contenuto di questa micotossina. Negli ultimi anni abbiamo perso un quarto degli ettari coltivati a mais diventando importatori netti anche di questo cereale e molti ancora ne perderemo nei prossimi anni se non riusciremo a dare competitività  a questa coltura».  Ci siamo buttati nell’oceano del mercato globale con le mani legate dietro la schiena con un salvagente,conclude Pasti, «il contributo Pac, sempre più sgonfio. Stiamo annegando. Slegaci le mani firmando i provvedimenti sulla sperimentazione in campo e sulla coesistenza tra coltivazioni Ogm e non Ogm che da troppo tempo giacciono sulla tua scrivania. Ridona impulso alla ricerca per questa coltura che è stata ed è ancora la spina dorsale dell’agricoltura padana ma che rischia ora il tracollo».


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