Parte l’avventura di Terrepadane

CAP
TV_14_26_Marco_Crotti

Nella galassia consortile arriva un nuovo gigante: è il Consorzio agrario Terrepadane, frutto dell’evoluzione in termini di dimensioni e di copertura territoriale del Consorzio Agrario di Piacenza.

La nuova struttura consortile si inserisce nella strategia di Cai (Consorzi agrari d’Italia) e assume un ruolo di rilievo in un’area strategica per l’agricoltura nazionale: il territorio compreso fra l’alta Emilia e la Lombardia, nelle province di Milano, Lodi, Monza e Pavia.

Terrepadane, nelle parole del presidente Marco Crotti (la governance è da tempo espressione di Coldiretti) rappresenta un passaggio di testimone del Cap, un’innovazione nel segno della continuità. «Non un cambio di rotta – sottolinea Crotti – ma un cambio di marcia imposto dalle evoluzioni del mercato e dalle moderne esigenze delle aziende del comparto agricolo, una realtà vitale e in continua trasformazione che è il vero grande motivo di questa nostra svolta. Facciamo tesoro del passato e abbracciamo il futuro, guardando a una pluralità di territori e facendo delle loro tante diversità, colturali e culturali, la sua più grande forza. Terrepadane ha scritto nel proprio Dna, nel nostro Dna, questo immenso patrimonio».

L’idea del Consorzio Agrario Terrepadane nasce dopo l’acquisizione (giugno 2013) da parte del Cap Piacenza, dello storico Consorzio di Milano e Lodi. Una mossa che aveva consentito alla struttura emiliana di valicare il territorio regionale e portare i propri servizi in Lombardia.

I numeri di Terrepadane sono di un certo rilievo e collocano la nuova struttura nell’olimpo del sistema consortile, indicativamente dietro solamente al Consorzio Lombardo-Veneto e al Consorzio dell’Emilia.

Dopo i 148 milioni di euro fatturati nel 2013 si stima di arrivare quest’anno oltre quota 180 milioni. Operando in 5 province, con 17 sedi dislocate sul territorio, 8 agenzie, 7 poli logistici, 3 officine e 1 centro ricambi.

Ma il direttore generale Dante Pattini guarda oltre: «Contiamo di arrivare a un fatturato di 200 milioni di euro nel 2015 e di perfezionare in un breve arco di tempo (indicativamente un anno, ndr) il controllo delle agenzie del Consorzio agrario di Pavia, ora commissariato».

«Comunque – prosegue Pattini – siamo aperti e pronti a nuovi allargamenti». E l’idea è quella di continuare a crescere ragionando su altre aree lombarde o sui territori del riso, verso Nord-Est.

Il direttore generale rimarca la volontà di Terrepadane di portare innovazione tecnologica logica e di spingere sul ricambio generazionale.

«Abbiamo un rapporto proficuo con l’università Cattolica di Piacenza e solo nell’ultimo anno nella nostra struttura sono entrati una decina di giovani laureati».

Sul fronte tecnico Pattini evidenzia il grande lavoro effettuato con la fertirrigazione: «Abbiamo già steso qualcosa come 60mila km di manichette nelle aree a mais, Cremona, Milano e Lodi in primis: un valore di assoluto rilievo che conferma l’interesse e la soddisfazione degli imprenditori agricoli. Nei prossimi anni riteniamo che la nuova frontiera possa essere rappresentata dalla subirrigazione con interramento dei tubi e una ‘vita’ dell’attrezzatura che s’allunga oltre la decina d’anni. Innovazioni che si inseriscono perfettamente nel solco tracciato dai Piani di sviluppo rurale, che dovrebbero partire a inizio 2015».

Il Consorzio sta poi investendo e lavorando sulla precision farming. «Ormai tutta l’area di Milano-Lodi – conclude Pattini – è ‘coperta’ per la guida satellitare e sono oltre un centinaio le aziende agricole che hanno macchine e strumenti operativi in tal senso. Un risultato notevole raggiunto dal Consorzio in poco più di un anno».

Allegati

Parte l’avventura di Terrepadane

Pubblica un commento