Pac, sulle scelte nazionali raggiunto l’accordo definitivo

2014-2020
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Il 27 maggio 2014, il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina e gli Assessori all’Agricoltura delle Regioni italiane hanno trovato un accordo politico sull’attuazione nazionale della Pac 2014-2020.

L’Italia deve adottare numerose scelte di attuazione della nuova Pac entro il 1° agosto 2014; si tratta di decisioni molto importanti, come il valore dei titoli, gli aiuti accoppiati, l’agricoltore attivo, la soglia minima, la degressività, il capping e tante altre (tab. 1).

Nei mesi di aprile-maggio si erano susseguite numerose riunioni a livello nazionale e regionale. L’8 maggio 2014, il Ministero aveva proposto un testo di accordo; il 27 maggio 2014, le Regioni hanno formulato delle modifiche unitarie al testo del Ministero, che hanno portato, il 27 maggio 2014, alla definizione dell’intesa complessiva sul nuovo sistema di pagamenti diretti.

Vediamo i principali contenuti dell’accordo.

Cinque tipologie di pagamenti, anziché sette

Il Reg. 1307/2013 prevede un’articolazione dei pagamenti diretti in 7 tipologie, di cui 3 obbligatorie e 5 facoltative per gli Stati membri. L’Italia deve decidere le tipologie di pagamenti da attivare e le percentuali da destinare ad esse.

Le scelte italiane sono ormai chiaramente definite nel modo seguente (tab. 2):

– pagamento di base: 58% del massimale nazionale;

– pagamento ecologico (greening): 30%;

– pagamento per i giovani agricoltori: 1%;

– pagamento per le zone con vincoli naturali: non attivato, per evitare sovrapposizioni con il secondo pilastro (Psr);

– pagamento redistributivo: non attivato;

– pagamento accoppiato: 11%;

– pagamento per i piccoli agricoltori: attivato per ragioni di semplificazione.

Il dibattito più contrastato ha riguardato il sostegno accoppiato, in cui si sono confrontati i fautori del disaccoppiamento e i favorevoli all’accoppiamento. Alla fine, l’accordo ha previsto un compromesso con un sostegno accoppiato all’11%.

Alla luce di queste decisioni, il pagamento di base si attesta al 58% del massimale nazionale; ricordiamo che il pagamento di base poteva essere fissato all’interno di una forbice tra il 18% e il 69% del massimale.

Regionalizzazione e convergenza

Già da alcuni mesi, le Regioni e il Ministero avevano trovato un compromesso per la regionalizzazione, che prevede una regione unica nazionale, e sulla convegenza, con la scelta del modello di convergenza parziale o modello “irlandese”.

L’accordo del 27 maggio 2014 conferma queste scelte.

Titoli sulla base dei pagamenti percepiti

Un’altra conferma riguarda il calcolo dei “nuovi titoli”, che verrà fatto sulla base dei pagamenti percepiti dall’agricoltore nel 2014, anziché in base al valore dei titoli detenuti dall’agricoltore al 15.05.2014.

Questa scelta presenta importanti implicazioni:

– i pagamenti percepiti sui titoli in affitto vengono conteggiati a favore dell’affittuario;

– i pagamenti percepiti possono tener conto anche dei pagamenti dell’Art. 68, ma solo in alcuni casi.

Se il settore interessato dall’Art. 68 avrà il sostegno accoppiato nella nuova Pac (come nel caso della carne bovina e della barbabietola), i pagamenti percepiti non tengono conto dell’Art. 68. Viceversa, se il settore interessato dall’Art. 68 non avrà il sostegno accoppiato nella nuova Pac (come nel caso del tabacco e delle patate), i pagamenti percepiti tengono conto dell’Art. 68.

In tutti i casi, i pagamenti percepiti dall’Art. 68 non tengono conto dei contributi percepiti dagli agricoltori per le assicurazioni agevolate.

Degressività e capping

Il Reg. 1307/2013 (art. 11) prevede una riduzione obbligatoria dei pagamenti diretti (degressività) di almeno il 5% per gli importi superiori a 150.000 euro.

Tuttavia gli Stati membri possono volontariamente applicare percentuali di riduzioni superiori al 5%, anche del 100%. Di conseguenza, la degressività può rappresentare uno strumento per realizzare un tetto (capping) ai pagamenti diretti.

L’accordo prevede una riduzione molto rilevante, seppure applicabile solo al pagamento di base (tab. 3):

– 50% per gli importi superiori ai 150.000 euro;

– 100% per gli importi superiori ai 500.000 euro.

Di fatto, l’Italia ha scelto di adottare un capping a 500.000 euro.

Le scelte sulla degressività e il capping sono apparentemente “feroci” con tagli consistenti, ma in realtà sono molto alleggerite dalla contabilizzazione dei costi del lavoro.

Nessun taglio con il lavoro

Il Reg. 1307/2013 (art. 11, par. 2) prevede la possibilità per gli Stati membri di sottrarre, dal calcolo della degressività e del capping, salari e stipendi per le aziende che utilizzano il lavoro.

L’accordo del 27 maggio 2014 prevede questa opzione, per cui i costi della manodopera agricola (salari, stipendi, oneri previdenziali, anche qualli pagati dall’imprenditore per la propria posizione e quella dei suoi familiari) sono detratti dal calcolo della degressività e del capping.

In altri termini, il calcolo prevede l’applicazione della seguente formula:

Im = (PD-AP) – L

dove:

Im = importo soggetto alla riduzione della degressività

PD = pagamenti diretti dell’azienda

AP = altri pagamenti (pagamento ecologico, pagamento giovani agricoltori, aiuto accoppiato)

L = costo del lavoro.

In tab. 4 sono riportati alcuni semplici casi per comprendere l’applicazione della degressività e del capping, modulata con il costo del lavoro.

Il caso 1 è quello di un agricoltore che percepisce 140.000 € di pagamento di base, quindi non è interessato dalla riduzione, perché è al di sotto della prima soglia.

Se un agricoltore beneficia – ad esempio – di 300.000 € di pagamento di base, ma non ha alcun salariato, subirà l’applicazione della riduzione (caso 2). Se invece dispone di 8 salariati (caso 3), con un costo del lavoro complessivo di 160.000 €, l’agricoltore non viene colpito dalla riduzione, in quanto l’ammontare del pagamento di base (300.000 €) viene diminuito dell’importo del costo del lavoro (160.000 €) ottenendo un ammontare di 140.000 € che è al di sotto della prima soglia di applicazione.

Nel caso 4 l’agricoltore percepisce 700.000 € di pagamento di base con un costo del lavoro di 400.000 €. Detraendo il costo del lavoro, si ottiene un importo di 200.000 €, che implica una riduzione di 25.000 euro; di conseguenza il pagamento di base sarà pari a 675.000 euro, anziché di 700.000 €.

La sottrazione del costo del lavoro dal calcolo della degressività e del capping consente alla quasi totalità delle imprese di evitare la decurtazione dei pagamenti diretti.

Pagamenti accoppiati

L’accordo finale destina al sostegno accoppiato (art. 52, Reg. 1307/2013) un importo di 426,8 milioni di €, distribuiti in 17 misure di sostegno (tab. 5).

La maggior parte delle risorse è destinata alla zootecnia (210,5 milioni di €, pari al 49,3%) ripartita fra i seguenti settori: vitelli/e nati da vacche da latte, vacche nutrici, bovini macellati 12-24 mesi, ovicaprini, bufalini.

Il sostegno ai seminativi (14% delle risorse) interessa quattro settori: riso, barbabietola, pomodoro da industria e grano duro. La grande novità è l’inclusione del grano duro con 59,7 milioni di €, che dovrebbe generare un pagamento di circa 50 €/ha.

Il piano proteine ottiene l’8,4% delle risorse. La soia è stata inclusa nel sostegno con 10 milioni di € e dovrebbe generare un pagamento di circa 95 €/ha.

L’olivicoltura acquisisce un sostegno di 70 milioni di €, distribuito in tre misure:

– premio base nelle Regioni con superficie olivicola >25% Sau regionale (Liguria, Puglia e Calabria);

– premio aggiuntivo in zone olivicole con pendenza medio-alta (Puglia e Calabria);

– olio di oliva certificato Dop, Igp e biologico.

I dettagli sulle condizioni di ammissibilità sono ancora indefiniti, in quanto l’accordo politico dev’essere tramutato in un testo giuridico, da cui si potranno evincere i dettagli .

L’accordo sugli aiuti accoppiati è stato molto contrastato, perché muoveva notevoli interessi regionali e settoriali.

Alla fine, la decisione è stata il frutto di una mediazione al ribasso, che ha generato un sostegno accoppiato inutile, con poche decine di €/ha: un atto di scarsa lungimiranza dei politici che hanno preferito il solito spezzatino dei soldi pubblici, allo scopo di non scontentare gli stakeholders e non perdere il consenso elettorale, senza alcun vantaggio per l’economia agricola del Paese.

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