Pac, in mezzo al guado

EDITORIALE
coltivazionePanorama.JPG

Scusate, hanno scherzato. Hanno creato
un mostro burocratico. Si chiama Pac, anzi
nuova Pac, ed è in particolare sul greening,
la parte più innovativa, consumeristica,
attenta all’immagine da trasmettere
all’esterno che l’Europa dei 28 ha fallito.
Ha mancato l’obiettivo (dichiarato) di
semplificare e, ci pare, anche quello di
innovare: dietro la sigla Efa si celano
pratiche per niente sconosciute nei campi…
Morale, il nuovo commissario europeo
all’Agricoltura Phil Hogan, su protesta
del Copa-Cogeca si è detto favorevole a
“semplificare” la Politica agricola 2015-
2020, greening in modo particolare. Ciolos
voleva una “Pac più verde e più equa”.
Per Hogan la sfida del XXI secolo è quella
alimentare e non è il caso di sottrarre terre
dalla produzione.

Tutto da rifare? Non ci sono i tempi sino
alla revisione di metà percorso, dicono
gli esperti. I Psr vanno semplicemente
approvati, i piani colturali degli agricoltori
sono stati fatti, parte delle semine pure. Il
resto procede nell’incertezza.

Così inaugureremo il 2015, con la politica
più importante della Ue (la Pac assorbe il
38% del budget) leggermente allo sbando.
Non è durata il tempo di un commissario.
Nata per rilegittimarsi agli occhi dei
cittadini, è inciampata prima ancora del
rodaggio in pieno campo. Riproponendo
così la dicotomia fra opposte visioni
dell’agricoltura che si combattono all’ombra
delle burocrazie. Indovinate chi ne fa le
spese.


Pubblica un commento