Pac 2014-2020, dai pioppi agli ortaggi

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Arboree: Pioppeto, due categorie

Vorrei sapere come viene considerato il pioppo nella nuova Pac
2014-2020.
In Pianura Padana, la coltivazione del pioppo è molto presente,
ma c’è sempre incertezza sulla Pac.
Il pioppo percepisce i contributi della Pac? È utilizzabile per rispettare il greening?

Dal punto di vista della Pac, il pioppeto si divide nettamente in due categorie:
1) pioppo con ciclo produttivo superiore a 8 anni, che viene considerato alla stessa stregua di un bosco;
2) pioppo con ciclo produttivo inferiore a 8 anni, che rientra nelle “colture permanenti” (art. 4, Reg. 1307/2013).
Il pioppeto con ciclo produttivo superiore a 8 anni:
a) non è una superficie ammissibile ai titoli;
b) non è utilizzabile per il soddisfacimento degli impegni del greening.
L’unica eccezione è il pioppeto oggetto di imboschimento con la specifica misura dei PSR passati e futuri; in questo caso il pioppeto è utilizzabile come area di interesse ecologico del greening, con un fattore di ponderazione di 1.
Il pioppeto con ciclo produttivo inferiore a 8 anni rientra nelle “colture permanenti” (art. 4, Reg. 1307/2013):
a) è una superficie ammissibile ai titoli, come tutte le “colture
permanenti”;
b) è utilizzabile come area di interesse ecologica del greening.
Questa conclusione nasce dalla lettura della normativa (art. 4,
Reg. 1307/2013) che definisce:
a) “colture permanenti”: “le colture fuori avvicendamento, con esclusione dei prati permanenti e dei pascoli permanenti, che occupano il terreno per almeno cinque anni e forniscono raccolti ripetuti, compresi i vivai e il bosco ceduo a rotazione rapida”;
b) “bosco ceduo a rotazione rapida”: “le superfici coltivate con quelle specie arboree del codice NC 0602 90 41, da individuare
dagli Stati membri, costituite da specie legnose perenni, le cui ceppaie rimangono nel terreno dopo la ceduazione, con i nuovi polloni che si sviluppano nella stagione successiva e con un  ciclo produttivo massimo che sarà determinato dagli  Statimembri”.
Il decreto ministeriale definisce il “bosco ceduo a rotazione rapida” di cui all’articolo 4, paragrafo 1, lettera k), del Reg.
1307/2013: “le superfici coltivate a pioppi, salici, eucalipti, robinie, paulownia, ontani, olmi, platani, Acacia saligna, le
cui ceppaie rimangono nel terreno dopo la ceduazione, con i
nuovi polloni che si sviluppano nella stagione successiva e
con un ciclo produttivo non superiore ad otto anni. Tali superfici devono essere utilizzate per un’attività agricola”.

Colture permanenti: Short rotation forestry

La mia azienda possiede una superficie di 130 ettari di  superficie a seminativo con 127 titoli ordinari.
Su 85 ettari a partire dal 2010 sono state realizzate coltivazioni da legno da biomassa di diverse specie a ceduazione breve (short rotation forestry) con taglio biennale.
Il piano colturale dell’azienda per il 2015 è il seguente:
– ettari 55 di pioppo biomassa a ceduazione breve (Srf);
– ettari 20 di eucalipto biomassa a ceduazione breve (Srf);
– ettari 9 di robinia biomassa a ceduazione breve (Srf);
– ettari 46 di grano tenero.

Per le Efa, considerato il coefficiente 0,3 per le coltivazioni da
biomassa, mi sembra che non abbiamo problemi.

Invece per quanto concerne la diversificazione colturale,  essendo tutta la superficie a seminativo con le colture arboree a turno breve di ceduazione, le tre diverse specie da biomassa in coltivazione mi contano come tre diverse colture e quindi sono in regola, oppure devo applicare le percentuali della  diversificazione solo sulla superfici libera dalle colture da biomassa e quindi introdurre un’altra coltura in rotazione con
il grano tenero?

Tutte le specie da biomassa, coltivate nella sua azienda (pioppo, eucalipto, robinia), sono short rotation forestry e rientrano nel “bosco ceduo a rotazione rapida”.
Il bosco ceduo a rotazione rapida rientra nelle “colture permanenti” (art. 4, Reg. 1307/2013) e non nei seminativi.
Le colture permanenti non sono soggette agli impegni del  greening, ovvero percepiscono il pagamento verde, senza essere
soggette ai relativi impegni.
Quindi il bosco ceduo a rotazione rapida non è soggetto agli impegni del greening.
Nel caso in questione, deve rispettare gli impegni del greening
sui 46 ettari a grano tenero, che è un seminativo. A tal fine deve:
– rispettare la diversificazione: avendo 46 ettari a seminativi,
deve fare 3 colture;
– rispettare il 5% di area di interesse ecologico; a tal fine, il
bosco ceduo a rapida rotazione– pur non essendo un seminativo
– è riconosciuto come area di interesse ecologico (art. 46, par. 2, Reg. 1307/2013) con un coefficiente di 0,3.
La sua azienda ha una superficie di bosco ceduo a rotazione rapida di ben 84 ettari, pertanto soddisfa ampiamente il 5% di area di interesse ecologico.
Infatti, in tal caso, il Reg. 1307/20913 (art. 46, par. 1) prevede che l’area di interesse ecologico deve essere il 5% di 130 ettari (seminativi più bosco ceduo a rotazione rapida), quindi 6,5  ettari. Il bosco ceduo a rapida rotazione di 84 ettari genera  un’area di interesse ecologico di 25,2 ettari (84 ettari per il  fattore di ponderazione 0,3).
Quindi il problema principale che l’agricoltore in questione deve risolvere è la diversificazione; non potrà fare solo grano
tenero, ma anche altre due colture.

Articolo 68 Semente certificata per il grano duro

Per il 2015 la chiusura dell’avvicendamento biennale articolo  68 è previsto o si prevede l’uso di semente certificata per il  frumento duro?
Un agricoltore marchigiano, nel 2014, ha coltivato girasole ed ha presentato la domanda Unica PAC il 15/05/2014 facendo la richiesta dell’aiuto accoppiato Articolo 68 avvicendamento  biennale, colture “miglioratrici”.
Essendo, il 2014, il primo anno dell’impegno biennale e come specificato dalla circolare Agea n. 285 del 09/05/2014 dovrà concludere il biennio con un “cereali autunno vernino”.

Nel 2015, per rispettare l’impegno di conclusione  dell’avvicendamento biennale, coltiverà grano duro,  rispettando così la coltivazione del cereale a paglia autunno vernino dell’impegno dell’art. 68 della Pac 2014 e nella speranza di accedere, per il 2015, l’aiuto accoppiato del nuovo art. 52; facendo così con la coltura del cereale del frumento  duro sia la chiusura dell’art. 68 e prendere anche il nuovo aiuto accoppiato della nuova Pac 2015 con l’articolo 52.
La domanda
che si pone è: la semente di grano duro per  l’annata 2014/2015 deve essere certificata o no?
Quando andrà a presentare la nuova domanda Pac 2015 deve
rispettare gli obblighi dell’avvicendamento dell’articolo 68 del
2014 ma per quanto riguarda l’uso del seme certificato per il
grano duro, previsto per l’articolo 68 e considerato che  quest’ultimo lo obbliga di chiudere il biennio, dovrà rispettare anche l’uso della
semente certificata per il 2015?
Obasterà solo che venga coltivato frumento duro?
Senza obbligo di semente certificata, anche nel caso della  “chiusura” del biennio dell’avvicendamento biennale dell’articolo 68.
Nel 2015, basterà la coltura o rispettare anche l’obbligo  dell’uso della semente certificata come previsto dall’articolo 68 del 2014?

Nel caso di chiusura dell’avvicendamento biennale dell’articolo 68 con una coltura autunnovernina di granoduro è necessaria la semente certificata.
Chiariamo meglio il caso in questione.
Per le colture a seminativo al CentroSud Italia, nella Domanda
Pac 2014, c’è stata l’opportunità di aderire alla misura  dell’avvicendamento biennale come primo anno di impegno.
Tale incentivo viene erogato a condizione che il ciclo di  rotazione preveda la coltivazione, nella stessa superficie:
– un anno di cereali autunnovernini: frumento duro, frumento
tenero, orzo, avena, segale, triticale, farro;
– per un anno di colture miglioratrici: pisello, fava, favino, favetta, lupino, cicerchia, lenticchia, cece, veccia, sulla, foraggere avvicendate, erbai con presenza di essenze  leguminose, soia, colza, ravizzone, girasole, barbabietola,  maggese vestito.
In altre parole, l’agricoltore poteva richiedere la misura dell’avvicendamento biennale nel 2014, come primo anno di
impegno, e ricevere il relativo pagamento (che è stato  recentemente calcolato da Agea a 81,31 euro/ha). Tuttavia la rotazione biennale va rispettata anche nel 2015 che costituisce
il secondo anno di impegno, pur non ricevendo il relativo
pagamento.
Se un agricoltore ha iniziato il 2014 (primo anno di impegno)
con una “coltura miglioratrice”, deve chiudere il 2015 (secondo anno di impegno) con un “cereale autunnovernino”.
Se tale cereale è il grano duro, è richiesta la semente certificata, come prevede la normativa sull’articolo 68.
Si fa presente che l’agricoltore in questione riceverà nel 2015
l’aiuto accoppiato della nuova Pac 2014-2020 (art. 52, Reg.
1307/2013), relativo al grano duro, che ammonta a circa 60
euro/ha.
Per gli agricoltori che non hanno l’impegno della chiusura dell’avvicendamento biennale dell’articolo 68, non c’è l’obbligo della semente certificata, anche se richiedono il nuovo
aiuto accoppiato.

Greening: Orticole in tunnel

Chiedo se mi potete aiutare a definire il greening per alcune aziende orticole in tunnel.
Nessuno mi sa dire se le aziende con le orticole in tunnel possono essere considerate colture permanenti e pertanto  escluse dal conteggio sia delle Efa che della diversificazione.

Le colture in tunnel sono seminativi, in base alle definizione di “seminativi” del Reg. 1307/2013 (art. 4, par. 1, lett. f): “terreno utilizzato per coltivazioni agricole o superficie disponibile per la coltivazione ma tenuta a riposo, …, a prescindere dal fatto
che sia adibito o meno a coltivazioni in serre o sotto coperture
fisse o mobili”.
Pertanto le colture orticole in tunnel sono soggette a due  impegni del greening: diversificazione e aree di interesse  ecologico (Efa).


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