Ordinanze comunali l’ultima speranza

EMERGENZA NUTRIE

Vietate le gabbie per catturare le nutrie, azzerati i rimborsi per i danni alle colture, dai 3 ai 18 mesi di galera per gli agricoltori o chiunque oserà contrastare i roditori.

Ecco il risultato di un emendamento destinato a eradicare le nutrie, a derubricarle dall’elenco delle specie “protette” per poterle cacciare tutto l’anno senza particolari autorizzazioni. Ora non sono più fauna selvatica, ma “parificate” a topi, ratti, talpe e altre graziose arvicole. E sono diventate quasi intoccabili (v. articolo a fianco).

La regione Emilia-Romagna, prima in Italia, ha prontamente recepito la nuova legge nazionale 216/2014 ed emanato un’ordinanza che dice: «Nelle situazioni in cui la diffusione dell’animale sia particolarmente significativa e costituisca una grave minaccia per le arginature di fiumi e canali, nonchè per le colture agricole, il Comune può predisporre un’azione di contrasto mirata attraverso una specifica ordinanza».

Cos’è “particolarmente significativo?” Quando si può parlare di “grave minaccia”? Il ricordo dell’alluvione nel modenese, lo scorso gennaio, è ancora fresco. La commissione sull’alluvione ha attribuito proprio alle tane di nutrie scavate negli argini la causa del cedimento del fiume Secchia. L’hanno definito un disastro annunciato. Tacendo dei problemi sanitari.

Un pasticcio che appare al momento irrisolvibile: «È impensabile che i Comuni possano permettersi un’attività di controllo delle nutrie con i costi che comporta» sottolinea Guglielmo Garagnani, coordinatore di Agrinsieme Emilia-Romagna (riunisce Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative agroalimentari). E ricorda che le spese per il rimborso danni alle colture in Emilia- Romagna, circa 300-400mila €/anno.

Non solo, proprio ora la fase è critica: «È il momento delle pulizie per i Consorzi di bonifica: svuotano i canali in vista delle piogge. E le nutrie si spostano nelle valli creando le premesse per i nuovi nidi. Parliamo di oltre 1,5 milioni di esemplari nel nord Italia».

Non stanno meglio altre regioni del Nord, come Veneto e Lombardia dove il mondo agricolo è altrettanto disperato «poichè non vede ad oggi una soluzione al paradosso che si è creato».

Intanto l’Emilia-Romagna, racconta Garagnani, ha emanato delle linee di indirizzo e le ha trasmesse direttamente all’Anci, l’associazione dei comuni. Nello schema di ordinanza messo a punto per i controlli comunali prevede di poter coinvolgere i cacciatori (autorizzati) rispettando il calendario venatorio e gli stessi agricoltori ( nel loro fondo) se provvisti di porto d’armi.

«Andrebbe cambiata la legge – conclude Garagnani -. Ci siamo attivati per emendare la 157. Nell’immediato, la sola speranza è che tutti i sindaci deliberino. Un paradosso, come questa legge!». 


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