OGM IN EUROPA. I transgenici che sono già tra noi

Milioni di ettari coltivati, ma per ora sono poche le colture interessate
raccoltaVerdure.JPG

Al di là delle contrapposizioni ideologiche, politiche o tecniche, il dibattito sugli ogm è soprattutto europeo. Da molti anni, infatti, esistono nel mondo milioni di ettari coltivati con organismi geneticamente modificati, ogm appunto.

Paese leader da sempre sono gli Stati Uniti, con circa 65 milioni di ettari, ma il Sudamerica non è da meno, soprattutto Brasile e Argentina, con più di 21 milioni di ettari ciascuno. Seguono Paraguay, Uruguay e Bolivia, con superfici tra 1 e 2 milioni di ha ciascuno. Anche i due colossi asiatici emergenti, India e Cina, non stanno a guardare: 8,4 milioni di ettari il primo e “solo” 3,7 il secondo, ma con molti investimenti e programmi di sviluppo all’attivo, per cui è da attendersi anche qui un enorme boom a breve. Pure in Africa il fronte del no si sta sgretolando, soprattutto a seguito delle nuove politiche agricole di Sudafrica ed Egitto.
Se tanti sono gli ettari coltivati (circa 130 milioni in totale), molto poche sono invece le colture interessate al momento, così pure i geni “estranei” inseriti nel loro dna.

A parte un pò di pomodoro, peperone, papaya e pioppo in Cina, in tutti gli altri stati dove si usano ogm su larga scala, la stragrande maggioranza è rappresentata da sole 3 colture: mais, soia e cotone.
Pochi anche i geni inseriti al momento, fondamentalmente resistenza a insetti
(ad esempio gene Bt, Bacillus thuringiensis, nel mais, per la lotta alla piralide) e tolleranza a erbicidi (ad es. al glifosate in soia e cotone, per agevolare il diserbo).

Ben divero è il discorso se andiamo a vedere le potenzialità che multinazionali e ricercatori ci prospettano a breve-medio termine: decine di colture, sia alimentari che industriali o ornamentali (cereali, ortaggi, barbabietola, tabacco, patata, fiori), e decine di geni che codificano per le più diverse funzioni: non solo tolleranza a erbicidi e resistenza agli insetti, ma anche ai virus e alle crittogame (PVS e peronospora della patata, ad esempio), alterazione della composizione dei prodotti (più amido nella patata, come per l’Amflora, o meno nicotina nel tabacco, ad esempio), fino ad alterazioni del colore nei fiori o ritardo della senescenza nei frutti, per farli durare più a lungo sul bancone del supermercato.

L’autorizzazione europea per l’Amflora Basf e per i tre mais Monsanto, infatti, ha prodotto immediati annunci di coltivazioni su larga scala, con contratti già firmati, in Germania e Repubblica Ceca già da quest’anno e in Olanda e Svezia dal 2011. Così pure annunci di altre introduzioni di ogm, quali la patata resistente alla peronospora, segno che la decisione di Bruxelles ha “stappato” una situazione da tempo compressa, che non aspettava altro per esplodere.


Pubblica un commento