OGM. Braccio di ferro sulla coesistenza tra le Regioni e il ministro Galan

Ancora scontro sulle linee guida
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Si profila una braccio di ferro tra le Regioni e il ministero delle Politiche agricole. Motivo dello scontro le linee guida sulla coesistenza che gli assessori non ritengono di dover approvare alla luce della discussione che si è aperta a livello europeo sulla possibilità di lasciare libertà di scelta agli Stati membri sulle coltivazioni biotech. Una decisione, quella delle Regioni, formalizzata all’unanimità nel corso di una riunione tecnica tra gli assessori.

«Non ci siamo espressi sulle linee guida – spiega l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari della Puglia e coordinatore degli assessori, Dario Stefàno – perché sono superate dalla nuove indicazioni della Ue. Abbiamo, invece, deliberato un ordine del giorno con cui chiediamo alla conferenza dei presidenti delle Regioni di adottare una delibera con cui richiedere al ministero delle Politiche agricole di procedere con l’esercizio della clausola di salvaguardia». Una decisione che sbarra la strada alla coltivazione delle uniche varietà finora autorizzate dalla Ue (il mais Mon810 e la patata Amflora) ed eviterebbe il ripetersi di «semine illegali» come quelle registrate in Friuli.  Ma il ministro Galan è stato altrettanto chiaro: se le Regioni non decideranno sulle linee guida di coesistenza, come previsto dal decreto legge 212/2001, ci penserà il ministero delle Politiche agricole. «Qualcuno lo dovrà fare – spiega il ministro – almeno per quella Regione, il Friuli Venezia Giulia, per cui una sentenza del Consiglio di Stato ci dice che occorre provvedere».

La tensione resta alta mentre il mondo agricolo assume posizioni diverse. Sergio Marini, presidente della Coldiretti, si schiera con le Regioni: «Dagli assessori è venuta un’importante e unanime assunzione di responsabilità contro il biotech. Galan a questo punto dovrebbe aver ben chiara la posizione da tenere, anche in sede comunitaria». Dello stesso parere la Cia: «L’indicazione Ogm free delle Regioni è un deciso passo avanti per porre fine a una questione che si trascina da troppo tempo».

Per Confagricoltura, invece, le Regioni hanno «travalicato le loro competenze mettendo un bavaglio alla politica del governo sugli Ogm, che invece va affrontata con spirito “laico”, dando voce alla scienza. Più che rinazionalizzare si vogliono regionalizzare le scelte: per questo è bene che la materia venga regolamentata a livello europeo».


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