Nutrie, eradicazione al via

EMERGENZE
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Anche la Lombardia ha la sua nuova legge
anti-nutrie. Dal 6 dicembre sono valide le
disposizioni emanate dalla giunta regionale
che per la prima volta prevedono, accanto
alla parola contenimento, anche il concetto
di eradicazione. Passo obbligato dopo che la
scorsa estate il Governo, con il decreto competitività,
modificò la legge 157/92 sulla fauna
selvatica e il prelievo venatorio, includendo il
roditore nella categoria dei ratti, topi, talpe e
altre arvicole, quindi decretandone l’uccisione
con ogni mezzo. Alla luce di tale norma, anche
la Lombardia sospese i piani provinciali
di contenimento della nutria, creando di fatto
un vuoto normativo.

Armi, gassificazione, sterilizzazione

Sul territorio lombardo, ricco di canali e corsi
d’acqua, la nutria è da sempre considerato, a
parte le tesi difensivistiche delle agguerrite
associazioni animalistiche, un autentico flagello
(v. figura). Le politiche di contenimento
messe in atto dalla Regione e dalle varie amministrazioni
provinciali, del costo complessivo
di oltre 3 milioni di euro negli ultimi dieci
anni, hanno quindi sortito pochi effetti. Sono
circa 2 milioni di euro i danni denunciati dagli
agricoltori a carico delle coltivazioni in otto
anni, anche se a onor del vero molti produttori
agricoli, visto l’irrisorio indennizzo ottenuto,
hanno rinunciato da tempo a presentare le
istanze di risarcimento presso le Province. E
ciò senza contare i danni provocati alle infrastrutture,
come cedimenti di fossi, canali
e banchine stradali, che i consorzi di bonifica
stimano in alcuni milioni di euro l’anno.

Ecco perché serviva una svolta radicale.
Agricoltori, sindaci, consorzi di bonifica e
semplici cittadini hanno chiesto a gran voce
un’inversione di tendenza. La nuova norma regionale, come detto, introduce l’eradicazione
della nutria, non il semplice contenimento.
Le modalità previste, che saranno
disciplinate dai piani provinciali, sono: le armi
comuni da sparo, le armi da lancio (fionda,
lancia?), la gassificazione controllata, la
sterilizzazione controllata, il trappolaggio e
successivo abbattimento, ogni altro sistema
individuato dalla Regione e validato da Ispra
e dal Centro di referenza nazionale per il benessere
animale. Vale la pena ricordare, infatti,
che precedentemente sul suolo lombardo
era consentito solo l’uso della trappola, mezzo
efficace ma non sufficiente. Ogni qualvolta
sindaci coraggiosi di alcuni comuni permettevano
l’utilizzo del fucile, intervenivano
le associazioni animaliste che, ricorrendo al
Tar, ne impedivano di fatto l’uso. Da ora, invece,
gli operatori incaricati dell’abbattimento
potranno essere, oltre ai cacciatori, ai proprietari
dei fondi agricoli, agli agenti venatori
volontari, addirittura i poliziotti municipali, ovviamente
previa formazione di base.
La nuova norma regionale poi dispone funzioni
specifiche ai vari enti locali. Ai comuni
spetta cooperare con le province e autorizzare
(anche questa è una novità rispetto
al palinsesto precedente), il sotterramento delle carcasse. Alle province, invece, spetta il
compito di predisporre appositi piani di contenimento
ed eradicazione, organizzando
la raccolta e lo smaltimento delle carcasse.
Alla regione, infine, spetta predisporre entro
marzo 2015 un programma triennale di eradicazione.

Province: mancano i fondi

Quindi tempi duri per le nutrie? Pare proprio
di no. Le province lamentano mancanza di
fondi da parte della Regione, ma soprattutto
hanno annunciato di non poter mettere in
atto alcunché di quanto deliberato dalla giunta
regionale con la nuova norma. È il caso di
Mantova, che vanta il primato di oltre 33mila
catture l’anno, dove l’amministrazione provinciale
ha fatto sapere di non poter essere
operativa senza il piano triennale regionale di
riferimento. In altre parole, tutto fermo almeno
fino al prossimo mese di marzo.

Insomma, siamo ai soliti scaricabarile di responsabilità
e di competenze. Il tutto aggravato
dal fatto che di questo passo in Lombardia
la stagione invernale, la migliore per
cacciare le nutrie, rischia di passare con un
altro nulla di fatto e tante arrabbiature da parte
degli agricoltori e sorrisi degli animalisti.

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