Midwest, il cuore pulsante dell’agricoltura americana

Viaggio nel mondo rurale “a stelle e strisce” in occasione dei 175 anni celebrati da John Deere
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«Nessun’altra attività umana se non quella agricola è in grado di aprire un campo tanto ampio da combinare in modo redditizio e piacevole il lavoro con il pensiero raffinato».

Questa frase pronunciata da Abramo Lincoln davanti alla Società agricola dello Stato del Wisconsin nel 1859 è un po’ l’emblema di come i farmer americani intendono l’agricoltura ed è stata richiamata dal segretario dell’Agricoltura Tom Vilsack al Forum 2012 sull’agricoltura lo scorso febbraio. E proprio dal Wisconsin è partito il nostro viaggio nelle campagne del Midwest americano, un paesaggio caratterizzato da pianure e lievi colline, macchiato qua e là dalle strutture delle aziende agricole. Spostandosi a ovest e attraversando Illinois e Iowa, il panorama rurale non risulta tanto diverso. Tre Stati caratterizzati da una spiccata propensione agricola: il primo (Wisconsin) è leader nella produzione di formaggio (un quarto del formaggio americano viene da qui) ed è secondo solo alla California nella produzione di latte; il secondo (Illinois) è tra i primi nella produzione di soia; il terzo (Iowa) è il maggior produttore di mais (20% circa del totale complessivo degli Usa) e di etanolo. In tutti e tre, attraversando la mitica Interstate 80 (che collega la California al New Jersey…), non passano inosservate le distese di campi pressoché in toto caratterizzati da minima lavorazione o sodo. Qui la mano dell’aratro non si vede. Al massimo una ripuntatura ogni 3-4 anni.

 

2011 DA RECORD

Dopo un 2011 da record, il 2012 si preannuncia come un altro anno positivo per l’agricoltura americana, con grandi opportunità commerciali sui mercati esteri e vendite nel settore agricolo stimate sui livelli record dello scorso anno. Proprio quando dovrebbe partire un nuovo Farm Bill, dopo l’ultimo del 2007. Ma anche il mercato interno dovrebbe mantenersi su livelli elevati, tanto che il reddito agricolo è previsto in calo (90 miliardi di dollari circa) rispetto al 2011 (100 miliardi stimati), ma pur sempre il secondo miglior risultato di sempre.

In effetti, i prezzi attuali di mais e soia sono su buoni livelli: quello del mais naviga sopra ai 6 dollari per bushel (circa 18 euro/q), quello della soia sui 12-13 dollari (sopra ai 26 euro/q) e quello del grano sui 7 dollari (poco meno di 20 euro/q). Le produzioni di mais, dopo un leggero calo nel 2011/12, sono previste in aumento costante fino a superare i 15 milioni di bushel nel 2021/22, con la destinazione alimentare in crescita.

 

UNA STALLA DOC

Chiudiamo questo veloce sguardo sull’agricoltura made in Usa da dove siamo partiti, cioè dal Wisconsin, dove abbiamo avuto la possibilità di visitare una delle più grandi stalle di questo Stato, la Blue Star Dairy Farms a De Forest, 40 km a nord della capitale Madison. Un’azienda a conduzione familiare, nata nel 1948 e gestita da 5 famiglie partner. La specializzazione attuale lattiero-casearia è iniziata nel 1970 con 300 vacche di razza Holstein, fino ad arrivare alle attuali 2.500 (le media in zona è di 100 animali…). L’azienda è organizzata in 3 corpi, uno vicino all’altro, e ha 48 dipendenti, 18 dei quali membri delle famiglie proprietarie. La superficie coltivabile è di 2.000 ettari circa, di cui 1.200 a mais e 800 a erba medica. Le vacche vengono munte 3 volte al giorno e producono circa 46 litri di latte ciascuna al giorno. «Il latte viene automaticamente pesato e registrato – spiega Brian Meinholz, uno dei figli del fondatore dell’azienda –. Usiamo una sola trincia (John Deere) per trinciare il foraggio e il mais, munita di sensore per determinare il contenuto di umidità dell’insilato (67-68% è l’ottimale). L’insilato è costituito principalmente da erba medica, mais (il 25% del quale è stoccato in trincee) e loietto. E tutto il mangime viene prodotto in azienda». «Ogni gruppo di vacche viene alimentato con ricette elaborate su misura per ogni animale – aggiunge sua cognata Sherry Meinholz – e i box di mungitura sono completamente automatizzati. La mungitura è controllata via computer e le prestazioni di ogni vacca sono monitorate volta per volta. La gestione del bestiame include infine un controllo regolare e computerizzato delle gravidanze». Il latte viene venduto a un’azienda italiana (Grande) con sede nel Wisconsin, che ne fa formaggio per gli Stati Uniti. E anche per il latte le cose non vanno affatto male, con un prezzo attuale sui 16 $ per 100 libbre (circa 30 centesimi di euro al litro) e un bonus di 2,5 $ nel caso di elevato contenuto in grasso/proteine. «Quest’anno il punto di pareggio sarà intorno ai 15 dollari – prevede Brian –. Ma dovremo fare i conti con l’aumento dei costi del mangime ed energetici. In ogni caso, non cambierei questo lavoro con niente al mondo». Parola d’agricoltore.


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