Mercato fondiario in rallentamento
il prezzo dei terreni ridotto del 3%

INEA
AS_13_32_campo

La terra sta perdendo
valore. Rallentano le
contrattazioni per la compravendita
e l’affitto e il
mercato fondiario lancia
inequivocabili segnali di
rallentamento. Nel 2012 infatti
per la prima volta dopo
vent’anni le vendite si
sono ridotte e hanno trascinato
al ribasso i prezzi che
hanno perso in termini nominali
solo lo 0,1% che sale
però al 3,1 per cento se
si considera il tasso d’inflazione.
In pratica, secondo
quanto rileva l’Inea nello
studio sull’andamento del
mercato fondiario la terra
ora vale il 93% rispetto alle
quotazioni del 2008. E
perdono valore anche i terreni
del Nord. Fino allo
scorso anno, infatti – segnala
l’Inea – al Nord i listini
salivano e compensavano
la stasi del Sud. Ora invece
la spirale ribassista ha coinvolto
regioni come Lombardia,
Veneto e Trentino
Alto Adige che si sono caratterizzate
in questi anni
per valori fondiari più elevati
rispetto alla media e
domanda sostenuta. Un altro
elemento di novità è
che la flessione dei prezzi
interessa di più le aree di
pianura, quelle che rendono
di più.

Inea dà anche una spiegazione
delle cause di questo
fenomeno. A favorire
una flessione degli acquisti
in prima linea c’è la difficoltà
di accesso al credito
«uno dei fattori che limita
la potenzialità della domanda
degli agricoltori professionali
che sono ancora interessati
a consolidare la
struttura aziendale per aumentare
le economie di scala
». Gli acquirenti extra
agricoli da parte loro sono
frenati dalle incerte prospettive
di reddito. Anche
se gli investitori esteri non
sembrano perdere l’interesse
come conferma l’acquisizione
di aziende e corpi
fondiari in aree pregiate,
dal Chianti a Montalcino.

Ma complessivamente
l’andamento è in forte rallentamento.
Anche per effetto
della riduzione degli
incentivi alle agroenergie
che avevano vivacizzato la
domanda di terreni da utilizzare
per questo scopo.

L’Inea però non esclude
una ripresa. Molti agricoltori
over 65 in considerazione
della scarsa redditività
potrebbero decidere di
vendere mettendo così sul
mercato nuove terre che potrebbero
far gola ai nuovi
imprenditori interessati a
investire sulla propria impresa.

Prendendo in esame l’affitto,
il report Inea segnala
nel 2012 una domanda di
terreni superiore all’offerta
nelle regioni del Nord. In
flessione però i contratti
lunghi che hanno ceduto il
passo a contrattazioni stagionali
e non solo per quanto
riguarda le colture orticole,
ma anche i vigneti. Un
fenomeno legato alla tendenza
sempre più diffusa
delle cantine di prendere in
gestione i vigneti.

È interessata dall’affitto
una superficie di circa 5
milioni di ettari pari al
38% della Sau agricola nazionale.
Questo infatti è lo
strumento più gettonato
per rafforzare la maglia poderale.
I contratti di breve
periodo sono stati anche favoriti
dalle incertezze legate
alla riforma Pac. Un altro
fenomeno rilevato dall’Istituto
è il rafforzamento
della componente dei contoterzisti
che per ottimizzare
l’attività spesso stipulano
contratti di coltivazione
con i proprietari dei fondi
che beneficiano di aiuti al
reddito.

Le prospettive? Secondo
le valutazioni dell’Inea
contrattazioni e canoni sono
previsti in aumento:
«Gli orientamenti della
nuova Pac a favore degli
imprenditori attivi potrebbero
incentivare i soggetti
non attivi a cedere in affitto
i terreni».


Pubblica un commento