MERCATI: Parigi studia limiti all’export di grano

Le Maire: se la crisi prosegue dobbiamo salvaguardare le giacenze, ma la decisione spetta alla Ue
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Se la crisi in atto proseguirà, dovremmo adottare misure per limitare le esportazioni e tenere in Francia le nostre giacenze di grano».
È quanto dichiarato a metà gennaio dal ministro francese dell’Agricoltura, Bruno Le Maire.
La dichiarazione di Le Maire ha fatto il giro del mondo ed è stata interpretata come un vero e proprio allarme sull’evoluzione di un mercato già sotto pressione per la riduzione dell’offerta e il conseguente rialzo dei prezzi.
Successivamente, il ministro ha precisato che il blocco dell’export non è all’ordine del giorno e che l’eventuale decisione, peraltro, sarebbe di competenza della Commissione europea.
Al momento, ha evidenziato Le Maire, per i cereali esiste un problema di eccessiva volatilità dei prezzi e non un problema di stock. Ma la puntualizzazione del ministro è stata accolta con riserva dagli operatori che temono un vero e proprio crollo delle scorte all’inizio dell’estate.
Tant’è che l’associazione delle industrie molitorie francesi ha proposto la sospensione temporanea dei dazi sulle importazioni di grano nella Ue, analogamente a quanto deciso nel corso della precedente crisi nel biennio 2007-2008.
Il punto sulla situazione e sulle prospettive a breve termine del mercato internazionale dei cereali è contenuto in un rapporto congiunturale che Agreste, il servizio statistico del ministero francese dell’Agricoltura, ha diffuso nei giorni scorsi.
A breve, non è possibile prevedere un’inversione di tendenza, si legge nel rapporto. Anzi, nelle prime settimane di gennaio, si è registrato in Francia un ulteriore aumento sulle quotazioni record raggiunte nei primi sei mesi della campagna 2010-2011 (200 euro per tonnellata, il 70% in più sullo stesso periodo dell’annata precedente). E le tensioni sono destinate a perdurare, almeno sino a quando non saranno disponibili previsioni sufficientemente affidabili sui raccolti di quest’anno. Per far scendere le tensioni in atto, infatti, è indispensabile la ripresa dell’offerta a livello internazionale.
Sulla base dei dati più aggiornati elaborati dall’International grains council (Igc), i raccolti mondiali di cereali (circa 1,7 milioni di tonnellate) risultano inferiori del 3,5% rispetto alla campagna 2009-10. Gli stock nei principali paesi esportatori sono stati stimati poco oltre le 100mila tonnellate: si tratta del livello più basso dal 2004.
Gli esperti ministeriali hanno pure indicato che nei primi quattro mesi della campagna 2010-11, le esportazioni francesi di grano tenero hanno fatto segnare un balzo in avanti del 23 per cento. Più in dettaglio, l’export verso i partner nella Ue si è ridotto dell’1%, ma è «esploso» (40% in più) il collocamento nei paesi terzi, soprattutto in Algeria ed Egitto.
In particolare, l’Egitto, primo importatore mondiale di grano tenero, si è rivolto alla Francia per chiudere il buco provocato dal blocco delle importazioni dalla Russia, primo fornitore del mercato egiziano.
Con il risultato che le giacenze di fine campagna potrebbero attestarsi su un ammontare particolarmente ridotto: meno di 2 milioni di tonnellate.


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