Martina: la mia agricoltura 2.0

L’INTERVISTA
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Ministro, quali misure servono per ridare
ossigeno alle aziende agroalimentari
in questo momento di crisi?

Partiamo da un dato di fatto: il sistema agroalimentare
italiano è già una leva fondamentale
per tutta l’economia nazionale e vale nel
suo complesso 260 miliardi di €. E abbiamo
ancora potenzialità inespresse che dobbiamo
sfruttare attraverso una strategia complessiva
precisa. Abbiamo tanti punti di forza,
ma è necessario lavorare anche su quelli deboli.
Ecco perché nel dl competitività abbiamo
inserito un pacchetto di misure mirate a
ridare competitività e slancio al settore, incidendo
anche sull’occupazione, soprattutto giovanile. Ricordo che su questo punto l’Italia
è al di sotto della media europea, che si attesta
intorno all’8%, per aziende condotte da
under 35. Con #campolibero abbiamo introdotto
interventi specifici come le deduzioni
Irap per ogni lavoratore assunto con contratto
a tempo determinato di almeno 3 anni e per
almeno 150 giornate/anno. Abbiamo inoltre
stabilito tre crediti d’imposta per l’innovazione
e sviluppo, per le nuove reti d’impresa,
per l’e-commerce. Facciamo un salto di
qualità anche sul fronte semplificazioni: con
l’introduzione del registro unico di controlli
aziendale c’è un alleggerimento burocratico
importante. Tutti questi interventi rappresentano uno snodo centrale all’interno di un progetto
complessivo che stiamo costruendo
per il futuro dell’agroalimentare italiano.

Oltre a #campolibero ha presentato di recente
il ‘piano Agricoltura 2.0’. Cosa prevede?

Un’azienda spreca ogni anno 25 kg di carta
e 100 giorni di lavoro a causa della burocrazia.
Queste cifre ci dicono quanto sia urgente
semplificare la vita delle nostre imprese.
Perciò abbiamo deciso di fare un vero salto
di qualità eliminando la burocrazia inutile e
riducendo a zero l’utilizzo di carta. Vogliamo
un’amministrazione che sia sempre più
al servizio degli agricoltori e per questo andiamo
a introdurre sei strumenti innovativi
di cui andranno a beneficiare un milione e
mezzo di aziende. In particolare, attraverso
la domanda Pac precompilata dal marzo del
2015 evitiamo perdite di tempo agli agricoltori
agli sportelli. Un’operazione simile al 730
precompilato per i cittadini, una piccola rivoluzione.
In questo modo mettiamo in condizione
700mila piccole imprese di inoltrare la
domanda Pac con un semplice click. Si potrà
anticipare al 100% il pagamento degli aiuti
a giugno invece che a dicembre per circa 4
miliardi di euro su 1 milione di domande Pac.
Attraverso l’Anagrafe unica le istituzioni condividono
le informazioni senza chiederle ogni
volta, mentre con la Banca dei Certificati online
evitiamo le file agli sportelli oltre che gli
sprechi di carta.

Il piano di investimenti per le filiere agroalimentari
da 2 miliardi di euro come aiuterà
il comparto?

Diamo un’iniezione di fiducia alle imprese, aumentando
la loro competitività anche a livello
internazionale. Con il piano di investimenti
per il triennio 2015-2017 recuperiamo, grazie
agli istituti Isa e Ismea, risorse già disponibili
e mettiamo in campo otto strumenti mirati
per promuovere gli investimenti e potenziare
la produttività, far nascere start-up e creare
nuova occupazione nel settore. La pubblica
amministrazione dev’essere al fianco delle
aziende e noi facciamo proprio questo, con
un occhio di riguardo per i giovani. Non solo
per quelli già impegnati nel comparto, ma
anche per tutti quelli che guardano con interesse
all’agricoltura. Queste misure sono
strategiche, in particolare quelle relative alle
start up, come il contributo fino a 40mila €
per abbattere i tassi d’interesse sul leasing in
caso di acquisto di aziende agricole da parte
di giovani under 40. Prevediamo investimenti
per ben 183 milioni di €. E poi un ruolo davvero importante è quello del fondo di garanzia a
prima richiesta. Copre fino al 70% dell’importo
finanziato dalle banche e porterà a nuovi
investimenti per 510 milioni. Poi l’equity a
condizione di mercato di Isa, cioè l’assunzione
di quote di capitale e finanziamenti a
medio-lungo termine che potrà permettere
nuovi investimenti per un totale di 308 milioni
di euro. Isa entra come socio di minoranza
per garantire l’operazione progettata
dall’impresa e ne esce entro il settimo anno,
a risultato raggiunto.

Nell’ultimo Consiglio Ue la presidenza italiana
ha lanciato un piano giovani europeo
in agricoltura? Di cosa si tratta?

Abbiamo puntato su tre temi cruciali, ovvero
l’accesso alla terra, l’accesso al credito e la
formazione. Vogliamo mettere in campo strumenti
che favoriscano l’acquisto di terreni agricoli
e, grazie al coinvolgimento della Banca
europea per gli investimenti, anche l’accesso
ai finanziamenti. La Bei può intervenire infatti
attraverso una Garanzia bancaria europea e
con prestiti favorevoli, agevolando i giovani agricoltori che intendano avviare un’attività.
Inoltre bisogna facilitare l’attuazione delle
misure per gli under 40 contenute nella Pac
2014-2020. Per quanto riguarda invece la formazione,
abbiamo proposto un ‘Erasmus’ per
i giovani agricoltori per facilitare lo scambio di
informazioni e di esperienze professionali tra
le diverse realtà agricole europee. Il supporto
sarebbe garantito dalle reti rurali nazionali e
dalla rete rurale europea.

Abbiamo ottenuto un primo riscontro positivo
dagli altri Stati membri: è evidente a tutti
che la disoccupazione giovanile va contrastata
con provvedimenti urgenti e straordinari.
Nell’area dei 28 Paesi Ue sono circa 5
milioni i giovani che non hanno un lavoro e la
percentuale di agricoltori under 35 è del 7,5%
a fronte di un 30% di over 65. Dobbiamo portare
avanti un’iniziativa comune europea, ma
anche interventi nei singoli Stati. A livello nazionale
ci siamo già mossi su questo aspetto,
adottando un piano giovani in 10 azioni. Ora
lavoreremo affinché la Commissione europea
recepisca l’orientamento del Consiglio
e formuli una proposta concreta.

Allegati

Martina: la mia agricoltura 2.0

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