Mais, perché resta “depresso”

PREZZI
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Il mercato del mais italiano ha registrato negli
ultimi mesi un andamento al costante ribasso.
Un deficit strutturale come quello dell’Italia
che importa ogni anno circa 3-4 milioni di t,
il 40% del suo fabbisogno, suggerirebbe una
situazione di mercato totalmente opposta.
Tre le variabili che modificano questo scenario:
micotossine, aggressività commerciale di
alcuni paesi comunitari e dell’Ucraina, andamento
dei prezzi dei cereali a paglia.

Le micotossine sono ormai una costante di
ogni anno: aflatossine, fumosine, desossivalenolo,
zearalenone. In un sistema commerciale
ove la certificazione di salubrità e
la “prova” della piena ottemperanza ai limiti
di legge assumono sempre più valore, al limite
dell’imprescindibile obbligo contrattuale,
quanto accaduto negli ultimi anni è certamente
un fattore di deprezzamento del
prodotto nazionale rispetto all’alternativa di
turno.

Infatti, con l’attuale livello di dazi e prezzi cerealicoli
mondiali, l’utilizzatore nostrano ha
spesso l’imbarazzo della scelta tra prodotto
locale, comunitario (ungherese, rumeno, tedesco
… croato) ed estero (ucraino e brasiliano).
In Italia arrivano ogni anno circa 4 milioni
di t. Nel 2014 sono stimati 3 milioni di t
di comunitario (più 20% sul 2013 e più 35%
sul 2012) e “solo” 0,8 milioni di t da paesi terzi
(principalmente da Ucraina) dopo un 2013 sui
1,9 milioni e un 2012 a 1,5 milioni.

È evidente che il nostro mercato preferisce il
prodotto locale, ma alla bisogna lo trova con
facilità dentro e fuori dai confini comunitari
con impatto negativo sulla tenuta dei nostri
prezzi.

Da ultimo la competizione trasversale tra
cereali più o meno sostitutivi all’interno delle
diete zootecniche. Da anni il grano tenero
a livello internazionale e comunitario non
presenta flessioni produttive (in rialzo anche
nel 2014 rispetto al raccolto record 2013). È
evidente che se nel 2010 e nel 2012 le crisi
cerealicole internazionali hanno sostenuto il
mercato del mais e dei cereali zootecnici in
Italia, nel 2013 e nel 2014, in presenza di elevate
produzioni maidicole a livello mondiale,
l’effetto dei cereali a paglia è stato sinergico
ma al ribasso (v. fig.).

In conclusione, lo scenario maidicolo Italiano
2014/15 resterà lasso anche nella prima
parte del 2015 causa un’ampia produzione
nazionale oltre gli 8 milioni di t (storicamente
non eccezionale: nel 2008 e nel 2011 toccò
i 10 milioni) che, sommata ai tre fattori descritti,
ancora una volta capovolgeranno i
fondamentali (deficit strutturale e problema
sanitario congiunturale) che sarebbero fattori
se non esplosivi, almeno rialzisti.

Speriamo almeno che questi prezzi bassi ridiano
vitalità al settore zootecnico e pongano
le basi per un riscatto dei produttori maidicoli
già dalla seconda parte del 2015.

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