Le nutrie ora sono cacciabili. Anzi, no

CAMPOLIBERO
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Un importante passo avanti per tutelare la sicurezza dei cittadini e del territorio e per prevenire i danni all’agricoltura.

Così Coldiretti Emilia-Romagna commenta la norma contenuta nella legge 116/2014 (conversione del decreto “Campolibero”) che definisce le nutrie non più fauna e le riduce al rango di topi e ratti e come tali da eradicare.

Ma cosa prevedeva la Legge 157/92? la nutria è una specie selvatica alloctona naturalizzata, pertanto appartenente alla fauna selvatica italiana e come tale è soggetta alle norme che la tutelano. Non è cacciabile. In quanto fauna selvatica, può essere soggetta a contenimento laddove, sulla base di studi comprovati, venga individuato un rischio per persone, altri animali e strutture circostanti.

«È una norma importante – commenta il presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello – perché le nutrie possono essere eliminate da chiunque e non più quindi solo da cacciatori autorizzati. Ricordiamo che si tratta di animali non autoctoni, che si stanno diffondendo in maniera incontrollata per mancanza di predatori. Questo li ha resi pericolosi per il territorio e per i cittadini perché le loro tane indeboliscono gli argini di canali e fiumi, creando situazioni di rischio di alluvioni come è avvenuto a Modena con la rotta del fiume Secchia che, purtroppo, ha causato anche vittime».

«La nuova normativa toglie ogni scusa a chi vorrebbe proteggere un animale che a questo punto non è diverso da zanzare o topi, che cerchiamo di eliminare con ogni mezzo possibile».

Di ben altro tenore il commento, anzi il grido di allarme lanciato dalla Cia regionale: «La norma che esclude dalla fauna selvatica le nutrie rende di fatto inapplicabili i piani di contenimento di questo roditore, se non c’è un immediato coordinamento tra polizia provinciale e comuni. Dovrebbe essere un provvedimento che consente di tutelare maggiormente le colture agricole, e soprattutto gli argini dei fiumi e dei canali, ma una nota della Regione inviata agli uffici faunistici delle province il 19 settembre scorso, precisa alcuni punti che di fatto rendono molto più difficile contrastare questa specie invasiva e dannosa», sostiene la federazione. «Se non si prendono provvedimenti immediati l’animale peloso sarà al centro di una lunga e nociva burocrazia a opera dei tanti uffici tecnici dei comuni», conclude la Cia.


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