Il telefono come pare a me

DOSSIER DISPOSITIVI MOBILI
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Si chiama Ara ed è l’ultima frontiera della telefonia mobile. Pensate. Uno smart-phone che si potrebbe comperare in singoli pezzi e montare in casa. Magari scambiando le componenti con gli amici, decidendo autonomamente quali funzionalità implementare e quali no.

Google®, che sta portando avanti questa iniziativa, ci ha abituati da tempo a una creatività spericolata. Basti citare il progetto Tango® per la costruzione di un device mobile capace di assisterci nell’orientamento in qualsiasi spazio oppure Google Glass®, strepitosi occhiali per l’augmented reality. Adesso è la volta del cellulare “fai-da-te”personalizzabile all’infinito.

In agricoltura, sia detto per inciso, un telefono di questo tipo potrebbe integrarsi modularmente in una miriade di apparati operativi, dedicati alla georeferenziazione, alla gestione delle macchine operatici, alla robotica e infine al controllo ambientale, con sviluppi difficili da immaginare.

Per un agronomo high-tech, la prospettiva è davvero mozzafiato. Ma come è iniziata tutta questa storia?

Così nasce Ara

Tutto parte dal patrimonio di idee e progetti che Google ha ereditato da Motorola® (Advanced Technology and Projects – Atap). Ricordiamo che la Company fu acquistata nel 2012 da Google poi ceduta (neppure un paio d’anni dopo), alla cinese Lenovo®. Un matrimonio andato male, peccato. Tuttavia, alcune “idee” strategiche della società specializzata in hardware per la telefonia, furono tenute ben strette da Big G. Fra queste il progetto chiamato Phone Bloks (2013) che ora è all’Android Division di Google. Così nasce Ara che tutto sommato è per l’hardware, ciò che Android è per il software telefonico: Una base aperta, accessibile e strutturata, sulla quale (e grazie alla quale), chiunque può inventare e costruire qualcosa di nuovo.

Le tessere intelligenti del mosaico che compone Ara, dovrebbero essere inserite su uno chassis, dotato di alloggiamenti e relativa circuiteria. Una struttura che ricorda il frame metallico di una libreria e sarebbe bello fosse chiamata proprio così, ma probabilmente verrà indicata come “endoscheletro di Ara”.

I consueti componenti come: antenna, sistema audio, fotocamera, memorie, batteria, sensori, ora “fusi” in un blocco unico, saranno separati e appariranno come piccole piastrelle di 4 millimetri di spessore in grado di scorrere dentro e fuori gli alloggiamenti. In questo modo le tessere potranno essere assemblate (quasi) liberamente per formare il telefono desiderato. Questo nel suo insieme occuperà uno spessore di 9,7 millimetri e probabilmente sarà disponibile in tre formati standard: piccolo, medio e grande (phablet).

Una microelettronica a prezzi coreani

Il punto vero è che questo incredibile patchwork telefonico potrebbe essere messo in vendita a circa 36 euro (50 dollari). Inoltre ogni modulo costitutivo, preso in se, costerebbe davvero una sciocchezza.

Ara sarebbe un telefono al quale applicare la logica dell’ hardware open source (come nel caso della scheda Arduino®), rendendolo particolarmente adatto per la diffusione capillare dell’informatica mobile, ad esempio, nei Paesi in via di sviluppo. Questi potrebbero avvantaggiarsi non solo del costo contenuto, ma anche della modularità del congegno.

Ciò consentirebbe di tenere conto di particolari modalità o finalità d’uso e di esigenze in fatto di manutenzione e resistenza ambientale, cosa che concretamente aprirebbe a Google un mercato potenziale di circa cinque miliardi di utenti!

Arriva il Module Developers’ kit

Ne sapremo qualcosa di più subito dopo la Developers’ Conference, che si terrà al Computer History Museum a Mountain View (California), il 15-16 aprile 2014 e riguarderà principalmente l’Ara Module Developers’ kit (Mdk), L’insieme di specifiche di riferimento per la realizzazione e implementazione dei moduli elettronici che animeranno, si spera, il nuovo smartphone di Google.

Che dire? L’8 aprile 2014 finirà per sempre Windows XP e una settimana dopo (il 15 aprile), partirà ufficialmente il progetto Ara. Casualità o sincronicità, sembra davvero che all’inizio della primavera un mondo termini e ne inizi un altro, proprio come il susseguirsi delle stagioni.

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