Il rischio gelate turba i frutticoltori

OSSERVATORIO
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L’andamento climatico della seconda parte dell’inverno non permette ai frutticoltori dell’Italia settentrionale di dormire sonni tranquilli. Le temperature oltre la media che si sono registrate lungo tutto l’inverno, ma in particolare in febbraio e nella prima metà di marzo, hanno provocato un anticipo del ciclo vegetativo delle piante arboree. Rendendole più vulnerabili di fronte al rischio gelate.

E il brusco crollo delle temperature che si è poi verificato a partire dal primo weekend di primavera ha ricordato a tutti che questo rischio è maledettamente concreto. Non per niente il servizio meteo di Arpa Regione Emilia-Romagna il 24 marzo aveva diramato un allerta a tecnici e agricoltori: «Possibile brinata. Con il rasserenamento di oggi e per tutta la notte, e con l’assenza di vento, le temperature alle prime ore di domani, martedì 25, potrebbero scendere al di sotto dello zero». Quel giorno poi le brinate per fortuna non ci si sono state, ma nessun frutticoltore in regione scommette sul fatto che il pericolo sia definitivamente scampato.

Anche perché gli anticipi di fioritura, nei frutteti di questa regione, sono stati notevoli. Comunica Ugo Palara, direttore tecnico della cooperativa Agrintesa di Faenza (Ra), che un po’ il caldo di novembre 2013, che aveva ritardato l’entrata in riposo vegetativo delle piante, un po’ le elevate temperature di febbraio-marzo 2014, un paio di gradi sopra la media, hanno favorito ripresa vegetativa e fioritura: «In Emilia-Romagna albicocco, susino e pesco hanno avuto un anticipo di 15-20 giorni rispetto alle medie storiche. Ciliegio e pero, le cui fioriture vediamo iniziare ora nell’ultima settimana di marzo, procedono con 7-8 giorni di anticipo. Prima del previsto anche il germogliamento del kiwi. I meli fioriscono a fine marzo, anch’essi con 7-8 giorni di anticipo».

Comunque, puntualizza Palara, il rischio di danni da gelo potrebbe forse diventare più pesante «più avanti, in aprile, quando non saranno da escludere ritorni di freddo tardivi. I quali colpendo i frutticini appena allegati potranno risultare ancora più dannosi che non in fioritura: il frutticino non si recupera più, i fiori invece sono numerosi e se anche qualcuno si perde la produzione non è compromessa».

A causa dell’andamento climatico le piante di Golden dell’Alto Adige, aggiunge Walter Guerra del Centro di sperimentazione agricola di Laimburg (Bz), «quest’anno erano allo stadio di mazzetti verdi già il 24 marzo, con 7 giorni di anticipo rispetto alla media quarantennale. Ci aspettiamo quindi anche un anticipo della fioritura, prevista dunque per la prima settimana di aprile. E se c’è un anticipo delle fioriture è bene che i melicoltori locali stiano molto attenti. Però un certo grado di sicurezza viene offerto dal fatto che il 70% dei 18mila ettari di meleti dell’Alto Adige è servita da impianti di irrigazione antibrina, sovrachioma».

Sicurezza perché sino a temperature sui -4, -5 °C l’irrigazione antibrina su melo previene efficacemente i danni da gelo, continua il ricercatore di Laimburg, e temperature inferiori si raggiungono raramente. «E anche perché qui abbiamo un sistema di allerta via sms che suggerisce con grande prontezza ai melicoltori quando è il momento di mettere in funzione l’antibrina. Piuttosto qualche problema potrebbero essere procurato dal vento, che rende meno efficiente il lavoro dell’irrigazione antibrina; tanto che in caso di vento sostenuto conviene spegnerli, gli impianti irrigui».

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