Il nuovo e-commerce a prova di frode

VENDITA DIRETTA
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Giro di vite per l’e-commerce agroalimentare.
La priorità del legislatore Ue infatti
è quella di fare ordine nella rete, talvolta una
cyber-giungla che – oltre a lecite inserzioni e
un rapporto qualità/prezzo tendenzialmente
più conveniente rispetto alla vendita diretta –
nasconde anche contraffazioni e inganni per
il consumatore.

Non c’è dubbio che il Reg. (CE) 1169/2011
mira a rendere l’etichetta dei prodotti agroalimentari
(compresi i vini) sempre più trasparente
e completa ma per quanto riguarda gli
aspetti più operativi (non contemplati dalla
norma europea) qualche nodo da sciogliere
rimane. Quello che è certo è che dal 13 dicembre
il commercio food & wine da piattaforme
web e siti e-commerce è stato equiparato
alla vendita diretta al consumatore e
quindi gli obblighi di etichettatura – già vigenti per la vendita diretta – saranno applicati anche
ai canali on-line.

Cosa cambia

Non basterà più indicare (accanto al prezzo) la sola denominazione di vendita, la quantità o il volume della  confezione: anche gli esercenti on-line dovranno rendere visibili (prima dell’acquisto) tutte le informazioni obbligatorie,
con l’unica eccezione del termine minimo di conservazione o della data di scadenza. Le stesse informazioni (tra le quali anche l’elenco degli ingredienti, gli allergeni, l’origine o il
luogo di provenienza) che devono comparire sull’etichetta in caso di vendita diretta.

Uno scaffale virtuale nel quale entra in gioco anche il  proprietario del sito web: se l’operatore responsabile è quello che fa riferimento al nome o alla ragione sociale che compare
al momento della commercializzazione, è cura del proprietario del sito assicurarne la condivisione e la visibilità sul web prima della conclusione dell’acquisto on-line.

Una regola «orizzontale»

C’è da dire che il Reg. (CE) 1169/2011 equipara
di fatto il marketplace on-line ai siti internet
aziendali che sempre più spesso offrono
la possibilità di acquistare direttamente dal
produttore o dal commerciante. Così come, altra modalità di vendita spesso impiegata
dalla PMI, è il commercio tramite il semplice
(ma spesso efficace) contatto e-mail.

Regola, quindi, «orizzontale» che racchiude
ogni modalità di vendita “a distanza”, non diretta
al consumatore finale e che in altri termini
non prevede la simultanea presenza del
fornitore e del cliente. Un ventaglio di opzioni
diverse quindi, che il Reg. (CE) 1169/2011
tenta di unire affermando che le informazioni
obbligatorie (qualunque sia la modalità di
vendita “a distanza”) possono essere fornite
al consumatore mediante qualsiasi “mezzo
idoneo individuato dall’operatore”.

Lasciando spazio a una serie di strumenti
diversi (ad esempio il collegamento a link
informativi che rimandano al sito internet o
brochure informative, etichetta completa via
e-mail, ecc.) oltreché per il momento (in assenza
di precisazioni) a non poche incertezze
applicative. È questione di strategia.

Se da un lato è necessario rendere l’etichetta
più trasparente e completa, è altrettanto importante
bloccare le vendite ed eliminare dal
web le inserzioni ingannevoli, che usurpano il
made in Italy e le Dop e Igp.

Falsi made in Italy rimossi dal web

È il caso del protocollo d’intesa stipulato tra
il Dipartimento Icqrf (ex-Repressione frodi)
e la piattaforma E-Bay, finalizzato ad escludere
dalla rete le contraffazioni alimentari
così come della protezione ex officio, istituita
dal Reg. (CE) 1151/2012 e sempre gestita
dall’Icqrf, che consente di reprimere a livello
Ue l’illecito commercio dei prodotti agroalimentari
che sfruttano in maniera illegittima i
nomi di Dop e Igp.

In totale, solo nei primi 11 mesi dell’anno, sono
stati 87 i prodotti alimentari rimossi dal
web, tra i quali il falso “Tuscan Extra-virgin
Olive Oil” venduto nei magazzini “Harrods” di
Londra, l’«Asiago» Made in Usa e il «Parmesan
» danese in polvere.

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