Greening, definizioni e rotazioni

I VOSTRI QUESITI
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Insilato o foraggiao: Il mais non è una foraggera

Il mais da insilato o il mais da foraggio può essere considerato come foraggere ai fini dell’individuazione della deroga del greening (ovvero il raggiungimento del 75% dei seminativi a foraggio)?

O ancora i cereali autunno vernini, quali triticale e segale, che non vengono coltivati per la produzione di granella, ma per essere insilati come foraggio?

Il mais, il triticale e la segale da insilato non sono “piante da foraggio” ai fini del greening.

Il Reg. 1307/2013 (art. 44, par. 2) prevede una deroga all’impegno della “diversificazione delle colture” (primo impegno del greening), quando “l’erba o le altre piante da foraggio” o i “terreni lasciati a riposo” occupino più del 75% dei seminativi.

Analoga deroga è prevista per l’impegno delle “aree di interesse ecologico” (terzo impegno del greening).

La definizione di “erba o altre piante erbacce da foraggio” (art. 4, par. 1, lett. i, Reg. 1307/2013) è la seguente: “tutte le piante erbacee tradizionalmente presenti nei pascoli naturali o solitamente comprese nei miscugli di sementi per pascoli o prati nello Stato membro, utilizzati o meno per il pascolo degli animali”.

È evidente che questa definizione non include il mais, il triticale e la segale, anche se sono destinate ad essere insilati come foraggio.

Barbatelle: Vivai, colture permanenti Non diversificazione

I vivai di barbatelle, mi riferisco a quei terreni che sono seminativi, ma per un solo anno ospitano la coltura delle barbatelle innestate, sono considerati seminativi o colture arboree ai fini del greening?

Il vivaio viticolo, barbatelle innestate, ad oggi a fascicolo aziendale può essere codificato sia all’interno del macrouso “seminativo” che “colture arboree specializzate”.

Vorrei capire se i barbatellai che piantano 11 Ha di vivaio con barbatelle innestate sono tenuti o meno ad attuare la diversificazione.

I vivai sono “colture permanenti” (colture arboree), pertanto i barbatellai – sulle superfici a barbatelle – non sono tenuti a rispettare la diversificazione. Inoltre non sono tenuti a rispettare le aree di interesse ecologico.

Infatti, la definizione di “colture permanenti” è la seguente (art. 4, par. 1, lett. g, Reg. 1307/2013) e comprende anche i vivai: “le colture fuori avvicendamento, con esclusione dei prati permanenti e dei pascoli permanenti, che occupano il terreno per almeno cinque anni e forniscono raccolti ripetuti, compresi i vivai e il bosco ceduo a rotazione rapida”.

La definizione di vivai comprende anche i vivai viticoli.

La definizione di “vivai” è la seguente (art. 4, par. 1, lett. j, Reg. 1307/2013): “le seguenti superfici investite a piantine legnose all’aperto, destinate al trapianto:

– vivai viticoli e viti madri di portainnesti,

– vivai di alberi da frutto e piante da bacche,

– vivai ornamentali,

– vivai forestali commerciali esclusi i vivai forestali situati in foresta e destinati al fabbisogno dell’azienda,

– vivai di alberi e arbusti per giardini, parchi, strade, scarpate (ad esempio: piante per siepi, rosai e altri arbusti ornamentali, conifere ornamentali), compresi i relativi portainnesti e pianticelle”.

Pertanto i vivai di barbatelle sono colture permanenti e non sono soggetti alla diversificazione.

Fave: Secche o fresche sono azotofissatrici

Le fave per il consumo fresco sono considerate azotofissatrici?

Sì. Il decreto ministeriale “Disposizioni nazionali di applicazione” della Pac in Italia contiene l’elenco delle specie di colture azotofissatrici che include anche la Vicia faba, indipendentemente dal fatto che sia destinata al consumo fresco o alla granella secca (v. tab. 1).

Miscugli/1: Cereali da foraggio e mais ceroso, come si contano

Seminando miscugli di cereali da foraggio (che trinceremo oppure raccoglieremo come fieno nel mese di maggio) seguiti da mais ceroso da foraggio, si conta una sola coltura che è il cereale?

Ogni ettaro di superficie a seminativi di un’azienda agricola è conteggiato una sola volta per ciascun anno di domanda.

In merito alla policoltura, l’art. 40 del Reg. 639/2014 precisa: “Su una superficie in cui si pratica la policoltura coltivando una coltura principale considerare da una seconda coltura, la superficie si ritiene occupata esclusivamente dalla coltura principale”.

Pertanto, l’agricoltore dovrà indicare una sola coltura: il “miscuglio di cereali” o il “mais”.

Per individuare la coltura, in presenza di più colture in un anno sullo stesso terreno, il periodo da considerare è la parte più significativa del ciclo colturale (art. 40, Reg. 639/2014). La coltura indicata in Domanda unica deve essere la coltura “più significativa”.

Entro il 31 ottobre 2014, Agea deve comunicare il periodo per rilevare la coltura “più significativa”. Quindi fino al 31 ottobre 2014, l’agricoltore è nell’incertezza sulla coltura da considerare per il calcolo della diversificazione.

Miscugli/2: Quando il cereale prevalente è lo stesso

Se seminiamo 2 diversi tipi di miscuglio (il primo fatto da: frumento tenero, orzo, triticale; il secondo fatto da: frumento tenero, avena, farro), ma in cui il cereale prevalente è lo stesso (frumento), valgono comunque come 1 sola coltura o posso considerarli 2 colture?

Il Reg. 639/2014, art. 40, precisa che “le superfici seminate con miscugli di sementi, indipendentemente dalla composizione del miscuglio, si ritengono coperte da una singola coltura” (art. 40, Reg. 639/2014).

Quindi il miscuglio è una coltura, che è denominata «coltura mista».

Miscugli/3: Vale come un’unica coltura o coltura mista

Se i 2 miscugli di cui sopra valgono come 1 sola coltura, se seminassi un 5% di frumento in purezza avrei una seconda coltura oppure essendo lo stesso cereale prevalente nei miscugli andrebbe nella stessa conta di quelli? Perché in alternativa seminerei magari un 5% di miscuglio con loietto o orzo come elemento principale.

Il Reg. 639/2014, art. 40, prevede che “ove sia possibile stabilire che le specie incluse nei diversi miscugli di sementi differiscono le une dalle altre, gli Stati membri possono riconoscere tali diversi miscugli di sementi come colture singole distinte.

Ad oggi l’Italia non ha preso decisioni in merito, pertanto – allo stato attuale – l’agricoltore deve considerare il miscuglio come un’unica coltura (coltura mista) e non come colture distinte per miscugli distinti.

Di conseguenza, l’agricoltore deve seminare altre colture in purezza per rispettare la diversificazione.

Doppio raccolto: Entro ottobre Agea indicherà la coltura più significativa

È ancora possibile fare il doppio raccolto, ad esempio loietto + mais oppure orzo + mais? In questo caso, se possibile, al fine della diversificazione quale coltura si deve considerare? La prima (autunnale) o la seconda (primaverile)?

È certamente possibile fare il doppio raccolto su una superficie agricola.

Per individuare la coltura, in presenza di più colture in un anno sullo stesso terreno, il periodo da considerare è la parte più significativa del ciclo colturale (art. 40, Reg. 639/2014). La coltura indicata in Domanda unica deve essere la coltura “più significativa”.

Entro il 31 ottobre 2014, Agea deve comunicare il periodo per rilevare la coltura “più significativa”. Quindi fino al 31 ottobre 2014, l’agricoltore è nell’incertezza sulla coltura da considerare per il calcolo della diversificazione.

Prati permanenti quando si applica la soglia del 75%

Un’azienda a Cremona ha 100 ettari di terreno in conduzione di cui 30 ettari a prato stabile. Come deve improntare la diversificazione? Nel conteggio della superficie seminabile da diversificare in 3 colture (75% max la prima, 20% min la seconda, 5% min la terza), il prato stabile rappresentando il 30% della superficie totale può derogare la semina della terza coltura con il conseguente investimento della restante superficie (70%) a mais?

La diversificazione si applica ai terreni a seminativo, escludendo quindi le colture permanenti, i prati e i pascoli permanenti.

Nel caso in questione, l’agricoltore deve rispettare la diversificazione sui 70 ettari a seminativo, quindi deve praticare tre colture a seminativo.

Nelle deroghe (art. 44, par. 3, Reg. 1307/2013), è prevista la possibilità di rispettare la diversificazione qualora la superficie agricola è occupata per più del 75% da prato permanente. Il caso in questione non rientra in questa deroga, in quanto il prato permanente non raggiunge il 75% della superficie agricola.

Azotofissagrici: Come calcolare il fattore di ponderazione

Un’azienda che ha 26.80 ha di seminativi e deve destinare il 5% minimo ad EFA.

In caso di azotofissatrici, considerato il fattore di ponderazione 0,7, è giusto dire che dovrà mettere almeno 1.85 ha di colture azotofissatrici?

Il rispetto dell’impegno delle “aree di interesse ecologico” (EFA) può essere conseguito anche tramite la destinazione di superfici a colture azotofissatrici.

Tali colture hanno un fattore di ponderazione di 0,7 (allegato II, Reg. 639/2014, modificato dal Reg. 1001/2014). Quindi un ettaro di superficie a colture azotofissatrici equivale a 0,7 ettari di EFA.

Nel caso in questione, l’agricoltore deve realizzare il 5% di EFA sui 26,8 ettari di superficie a seminativo, quindi 1,34 ettari di EFA.

Siccome le colture azotofissatrici hanno un fattore di ponderazione di 0,7, l’agricoltore in questione deve coltivare 1,92 ettari di colture azotofissatrici (1,34 ettari / 0,7 = 1,92 ettari).

Prato Permanente: Fino a 5 anni rimane un seminativo

Vorremmo un chiarimento in merito ai terreni destinati a prato permanente per la 2.1.4: allo scadere dei 5 anni di vincolo è possibile coltivarli e ricondurli a seminativi?

Qualche collega ritiene sia possibile perché il vincolo di mantenimento del prato stabile riguarda solo i pascoli iscritti nell’apposito registro; altri ritengono invece sia possibile ma solo entro il 31/12/2014 dopodiché diventano prati permanenti e vincolati al mantenimento.

Ci può dare chiarimenti?

La definizione di “prato permanente” è la seguente (art. 4, par. 1, lett. h, Reg. 1307/2013): terreno utilizzato per la coltivazione di erba o di altre piante erbacee da foraggio, naturali (spontanee) o coltivate (seminate), e non compreso nell’avvicendamento delle colture dell’azienda da cinque anni o più”.

Pertanto un terreno destinato a prato fino a 5 anni, rimane ancora un seminativo e può essere ricondotto alla coltivazione a seminativo, senza alcun problema.

Qualora la superficie sia considerata “prato permanente”, il decreto ministeriale “Disposizioni nazionali di applicazione” della Pac in Italia prevede:

– divieto di convertire o arare i prati permanenti in zone Natura 2000;

– per le altre zone, gli agricoltori possono convertire i prati permanenti con una preventiva autorizzazione di Agea, che rilascia entro 30 giorni.

Quindi, l’agricoltore in questione non ha problemi. Se la superficie in questione fosse considerata “prato permanente”, può presentare una preventiva autorizzazione di Agea, attendere 30 giorni e poi trasformare il prato permanente in seminativo.

Colture orticole: Sono seminativi ammessi agli aiuti  disaccoppiati

Sono un vostro abbonato e vorrei sapere se le colture orticole da seme tipo cipolla da seme prendono contributi Pac?

La superficie ammissibile ai pagamenti diretti è costituita da tutta la superficie agricola: seminativi, colture permanenti, prati e pascoli permanenti (v. tab. 2).

Non sono ammissibili solamente le superfici forestali e gli usi non agricoli.

Le colture da seme, come la cipolla, sono seminativi e quindi sono ammissibili ai pagamenti diretti disaccoppiati (pagamento di base e pagamento verde), mentre non è previsto il pagamento accoppiato.

Allegati

Greening, definizioni e rotazioni

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