Greening? Anche no

NUOVA PAC
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Si moltiplicano le richieste di rinvio del
greening. Cosa sta accadendo nei campi?
Anzitutto, gli agricoltori hanno compreso
sicuramente che, oltre i 10 ha a seminativo,
è necessarie diversificare le colture. In Pianura
Padana molti, legati tradizionalmente
alla monocoltura del mais, hanno optato per
i cereali autunno-vernini e gli erbai autunnali,
come la loiessa. Risultato, grano tenero, duro
e orzo in aumento del 15% circa.

Anche le semine primaverili parrebbero influenzate
dalla diversificazione delle colture.
Le leguminose come soia, pisello e erba
medica (quest’ultima addirittura incoraggiata
nei Psr regionali) sarebbero nelle intenzioni
di semina in crescita del 10%, ovviamente a
scapito sempre del mais che uscirebbe ridimensionato
dalle norme sull’inverdimento.
E qui nascono i problemi. A parte il numero
delle colture e i limiti massimi e minimi delle
stesse, meccanismo pressoché assimilato
dagli agricoltori, il Mipaaf è in forte ritardo
con le norme applicative della nuova Pac,
soprattutto del greening. Solo il 31 ottobre
scorso, ultimo giorno utile da regolamento
Ue, ha chiarito ad esempio il periodo di riferimento
da prendere in considerazione (1°
aprile – 9 giugno) per determinare la coltura
diversificante in caso di doppio raccolto sullo
stesso terreno. È andata bene: a conti fatti erbai
autunno-primaverili e cereali a paglia generalmente
sono la coltura principale, anche
con semine successive di mais, soia o erbai.
Poi il Mipaaf ha aspettato addirittura il 18
novembre per il decreto sulle disposizioni
nazionali d’applicazione delle nuove norme
Pac. Certo, seppur in forte ritardo, ha definito
una volta per tutte diversi aspetti, ma sul
greening ha detto poco o nulla in più, se non
riprendere le regole comunitarie e pubblicare l’elenco delle colture azotofissatrici. Queste
ultime sarebbero molto utili, anche se con un
fattore di ponderazione negativo (pari a 0,7),
per definire le aree d’interesse ecologico obbligatorie
nella misura del 5% dei seminativi,
qualora la superficie aziendale a seminativo
superi i 15 ha.

Proprio sugli aspetti applicativi di queste aree,
con una parte consistente di terreni già
seminati e agricoltori alle prese con le prossime
scelte colturali, permangono i maggiori
dubbi. Moltissimi stanno scegliendo, e in alcuni
casi hanno già seminato, le leguminose
come soia, pisello, fagiolo, erba medica per
realizzare le aree a interesse ecologico o Efa.
Ma a fine novembre, il Mipaaf ha fatto girare
una prima bozza di un ulteriore decreto applicativo
da dove si ricava che proprio le colture
azotofissatrici non sarebbero permesse sui
terreni vulnerabili ai nitrati per ottemperare
alle Efa. Le leguminose sarebbero, secondo
il Ministero, poco salutari dal punto di vista
ambientale perché incoraggerebbero l’inquinamento
da nitrati, dimenticando che tali
colture non devono essere concimate con
fertilizzanti azotati e che migliorano, come
scritto in tutti i libri di agronomia, il quadro
ambientale generale. Di fatto, se fosse confermata
l’impostazione ministeriale, le leguminose
in Pianura Padana, che per gran parte
ricade nelle aree vulnerabili ai nitrati, non potrebbero
essere seminate nelle Efa. Una vera beffa dopo avere chiesto in sede comunitaria
il loro inserimento nella lista di opzioni possibili
per ottemperare al greening.

È solo uno dei tanti problemi irrisolti. I terreni a
riposo, ad esempio, sicuramente in aumento,
come dovranno essere gestiti? Le aziende
con superficie predominante a foraggere
avvicendate come erba medica e erbai sono
escluse dagli adempimenti del greening?
Mipaaf, se ci sei batti un colpo, prima che il
colpo venga agli agricoltori.

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