Germania, i conti del greening

PAC 2014-2020
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Quanto costa il green-ing? Quali sono le opzioni più convenienti?

La Germania ha già definito con chiarezza i principali requisiti del greening. Due analisti, Thomas de Witte del Thünen-Institut, e Uwe Latacz-Lohmann dell’Università di Kiel hanno valutato le alternative più convenienti a seconda della tipo di azienda, allevamento o coltura effettuati in un articolo appena pubblicato sulla rivista tedesca Top Agrar (4/2014).

I due autori hanno preso in esame cinque diverse aziende. Per la precisione, due aziende da latte (nella Germania settentrionale e occidentale) e tre aziende agricole, ubicate al Nord, al Centro-Nord e al Sud.

Il primo allevamento è una tipica azienda foraggera delle pianure sabbiose dello Schleswig-Holstein, mentre l’azienda da latte dell’Eifel è tipica della montagna. Anche le tre aziende agricole si differenziano tra loro per la qualità del suolo, rendimenti e intensità della gestione.

Le differenze di costo per il passaggio al greening sono consistentei e possono andare da meno di 10 €/ha fino a quasi 100 €/ha.

A seconda del tipo di azienda, gli esperti sono arrivati a diverse conclusioni.

Primo, le aziende a coltivazione intensiva di foraggio con un’elevata percentuale di mais nella rotazione colturale dovranno vedersela con alti costi di greening, che in alcuni casi possono raggiungere il premio greening (90 €/ha). Ad esempio, l’azienda da latte dello Schleswig-Holstein (170 capi per una produzione di 9.000 kg per capo/anno), coltiva a mais il 95% del proprio terreno. L’allevatore dovrà quindi rinunciare a 11 ha di mais per non superare il 75% della superficie disponibile. La sua alternativa più conveniente (convertire 11 ha da mais a colture intercalari) gli verrebbe a costare 80 €/ha. A prima vista, a fronte di un premio greening di 90 €/ha, viene naturale pensare che sarebbe meglio rinunciare al greening, ma vanno considerate anche le relative sanzioni: dal 2017 potrebbero ammontare fino al 125% del premio greening aziendale.

Seconda considerazione: più estensiva sarà la coltivazione da parte dell’azienda agricola, minori saranno i costi del greening. In parte questi non ammontano a 10 €/ha di terreni coltivabili. È il caso dell’azienda agricola del Sud (150 ha), caratterizzata da una coltivazione estensiva che vede già tre diverse colture principali (colza, orzo autunnale e grano). A questo agricoltore mancherebbero soltanto 2,5 ha di area di interesse ecologico. Per lui l’alternativa migliore consisterebbe nel convertire 2,5 ha a strisce di superficie a margine che gli costerebbero, come spese complessive, 1.400 €, vale a dire 10 €/ha.

Emerge, al contrario, che i maggiori costi di greening sono si registrano quando occorrono i maggiori cambiamenti nella rotazione delle colture e, in particolare, quando si deve ricorrere a colture estive.

Ancora, più un’azienda dispone di aree preferenziali di interesse ecologico, più economica sarà la realizzazione dei requisiti di greening.

Inoltre, gli analisti hanno stabilito che il rispetto degli impegni del greening è più vantaggioso che non la rinuncia al pagamento ecologico (v. box).

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