Germania, effetto greening Le alternative più vantaggiose

NUOVA PAC
TV_13_44_paesaggio

In attesa dell’applicazione del greening a partire dal 1° gennaio 2015, anche in Germania il dibattito sul pagamento ecologico è molto acceso. E si concentra soprattutto sull’individuazione delle alternative più vantaggiose a seconda delle singole caratteristiche aziendali. Attraverso l’analisi di tre aziende agricole tedesche (v. box a destra) diverse per collocazione geografica e tipo di coltivazioni, Norbert Schulz e Uwe Latacz-Lohmann dell’Università di Kiel hanno calcolato quale sia l’alternativa greening migliore per ciascuno dei tre agricoltori titolari. Alla presentazione di questa analisi e dei suoi risultati ha dedicato un lungo articolo la rivista tedesca specializzata in agricoltura Top Agrar (9/2013), che è anche la fonte del nostro articolo.

Come sappiamo, l’agricoltore che ambisce al pagamento ecologico è obbligato, tra le altre cose, a destinare un’area di interesse ecologico pari almeno al 5% dell’area a seminativo (nel caso di una superficie superiore ai 15 ha). Spetta agli Stati membri decidere cosa considerare area di interesse ecologico nell’ambito di un preciso elenco previsto dal regolamento: terreni lasciati a riposo, terrazzamenti, elementi caratteristici del paesaggio, strisce tampone, superfici agro-forestali, strisce di superficie lungo i margini della foresta senza coltivazione, aree a bosco ceduo a rotazione rapida, aree forestate, aree con colture intercalari o copertura verde da assoggettare a fattori di ponderazione, aree con colture azoto-fissatrici.

Dunque, per ciascuna delle tre aziende agricole, è stato calcolato quale di queste varianti comporti i costi minori per l’agricoltore o se addirittura sarebbe meglio rinunciare al pagamento greening. Per poter valutare quale variante di greening sia la più vantaggiosa per ciascuna azienda, sono state confrontate le seguenti alternative: coltivazione di colture intercalari o di leguminose, messa a riposo del terreno, programmi di conservazione della natura “per contratto” o rinuncia al pagamento greening.

Primo caso

L’azienda da latte di Niels Petersen (tab. 1) è una monocoltura di mais e dispone già di un 3% di area ecologica (siepi e altri cespugli). Rispettare i requisiti del greening comporta una forte riduzione delle entrate, dal momento che il mais può essere coltivato al massimo fino al 75% del seminativo.

Sulle aree convertite l’agricoltore può coltivare segale da utilizzare come insilato vegetale (13 ha) e prato (3,25 ha) che tuttavia portano un reddito nettamente inferiore rispetto al terreno coltivato interamente a mais. Quanto all’assenza del 2% del seminativo da dedicare ad area di interesse ecologico, Petersen decide di mettere a coltura intercalare 9,75 ha di terreno raggiungendo nel complesso la percentuale del 6,75% di area ecologica, che presumibilmente sarà richiesta a partire dal 2017. Ad oggi non è ancora chiaro quali piante vengano considerate colture intercalari. In ogni caso Petersen decide di optare per il grano che raccoglierà in primavera prima della semina del mais insilando la pianta intera. In sintesi, a questo agricoltore il passaggio al greening costa 6.739 €/anno. Riferito alla superficie totale dell’azienda equivale a un costo di 57 €/ha o di oltre 100 €/ha di terreno coltivato. La coltura intercalare soddisfa gli impegni del greening con un coefficiente di riduzione; in altre parole, 1 ha di coltura intercalare viene ridotto tramite un fattore di calcolo di 0,5 o inferiore. Un fattore di calcolo più conveniente di 0,5 riferito alla coltura intercalare non cambierebbe nulla, dato che le colture intercalari con 9,75 ha invece di 5,2 ha superano largamente la condizione del 5% di area di interesse ecologico. Se l’agricoltore mettesse il terreno a riposo avrebbe costi pari a 67 €/ha poiché verrebbe a mancare un’enorme quantità di silomais. Ne deriva che la messa a riposo del terreno sarebbe più costosa (7.959 €/anno) della messa a coltura intercalare.

In ogni caso, coltura intercalare e messa a riposo risultano più convenienti rispetto alla rinuncia al premio di greening, dal momento che fino al 2017 andrebbero persi 90 €/ha (per un totale di 10.710 €/anno) e dal 2018 andrebbero persi oltre 110 €/ha per un totale di 13.388 €/anno). Infatti, fino al 2017, il mancato rispetto del greening comporta la perdita del solo pagamento ecologico; invece dal 2018 l’inosservanza del greening determina una perdita del 125% del pagamento ecologico.

Secondo caso

L’azienda agricola di Hans Hansen (tab. 2) fa rotazione fra due colture (colza e grano) e ha un 2% di area ecologica (con i “knicks”, siepi frangivento che funzionano anche per il ripopolamento di insetti e uccelli). Per diversificare ad almeno tre colture, Hansen deve coltivare almeno il 5% dei suoi seminativi a orzo invernale (12,5 ha). Per farlo riduce soprattutto il grano (-12,5 ha). Ma gli mancano ancora 7,5 ha per raggiungere il 5% di aree ecologiche, poiché i “Knicks” coprono soltanto il 2%. La soluzione più semplice sarebbe quella di mettere a riposo i terreni (7,5 ha) riducendo le coltivazioni di colza (-2,5 ha) e grano (-2,5 ha).

In questo caso l’agricoltore calcola un costo di greening pari a 6.835 €/anno, risultato del contributo portato dall’orzo invernale (+7.788 €) da cui vanno sottratte le perdite relative alla colza (-2.120 €), al grano invernale (-1.860 €), al grano (-10.380) e alla messa a riposo (-263 €). Una soluzione migliore potrebbe essere quella di realizzare le aree di interesse ecologico attraverso la coltivazione di fagioli (7,5 ha). In questo caso il contributo ammonterebbe a circa 400 €/ha, la metà di quello per il grano. E il costo del greening risulterebbe pari a 3.645 €/anno. Rispetto alla soluzione delle leguminose, quella della coltura intercalare è un po’ più costosa. Occorre infatti la coltura estiva e dedicare 15 ha a coltura intercalare: decide per l’orzo primaverile e allo stesso tempo riduce il grano. Per l’orzo estivo Hansen riceve però un contributo minore di ca. 200 €/ha rispetto al grano. Insieme alle spese relative alla coltura intercalare questa variante costerebbe al nostro secondo agricoltore 4.860 €/anno (19,44 €/ha.). Considerevolmente più costosa sarebbe la soluzione in cui il fattore di calcolo fosse solo di 0,25, dal momento che Hansen dovrebbe infatti coltivare 30 ha a orzo primaverile e coltura intercalare. Raddoppiando gli ettari di terreno, raddoppiano infatti anche i costi (9.720 €/anno). Dunque, anche per Hansen vale la pena rispettare i requisiti di greening: tutte le alternative di greening calcolate sono più economiche rispetto alla rinuncia al greening.

Terzo caso

L’azienda agricola di Heinz Bördemann (tab. 3) ha già una rotazione fra tre colture, ma manca l’intero 5% dei seminativi dedicati ad area di interesse ecologico. Senza operare grandi cambiamenti sulla rotazione, Bördemann potrebbe semplicemente mettere a riposo i suoi 6 ha di terreni meno redditizi (1,5 ha di barbabietola da zucchero; 1,5 ha di grano; 1,5 ha di stoppie di grano; 1,5 ha di orzo).

La perdita dei contributi e il concime per i terreni messi a riposo costano all’agricoltore 4.601 €/anno vale a dire 38,3 €/ha. Bördemann è in realtà riluttante a mettere a riposo i suoi terreni di löss o a coltivare fagioli poco redditizi, il cui mercato mostra ogni anno forti oscillazioni di resa. Ciononostante ipotizza quanto gli verrebbe a costare mettere a coltura 6 ha di fagioli piuttosto che mettere il terreno a riposo. E calcola in modo ottimistico una perdita relativamente bassa di reddito pari a 1.800 €/anno ovvero 15 €/ha. In questo caso, anche se il reddito sarebbe minore, le leguminose per il greening avrebbero maggiori vantaggi della messa a riposo (appunto, 1.338 €/anno contro 4.601 €/anno). A questo punto Bördemann ipotizza che una coltura intercalare sia ancora meglio dell’alternativa appena considerata. In realtà questa variante del greening non comporta alcun costo aggiuntivo. Da anni infatti questo agricoltore prima della barbabietola da zucchero fa una semina autunnale. Così può farsi accreditare 30 ha come area di compensazione ecologica. Applicando un fattore di calcolo di 0,5 avrebbe bisogno di soli 12 ha di terreno di interesse ecologico. Con un fattore di 0,25 l’area si raddoppia a 24 ha. Bördemann è soddisfatto: con questa soluzione rispetta il greening senza dover operare modifiche e senza costi aggiuntivi. Nel calcolo egli parte dal presupposto che i costi per la semina di colture da sovescio possono essere compensati da un reddito migliore per le barbabietole da zucchero. L’agricoltore vorrebbe sapere se come alternativa potrebbe partecipare al programma delle strisce di fiori selvatici della Bassa Sassonia (un’azione del programma di sviluppo rurale). Il programma offre un premio di 540 €/ha per la creazione di strisce annuali di fiori con diverse specie di piante da fiore adatte a quel determinato suolo. Considerando i costi di lavorazione del terreno, di semina e di concimazione, risulta un contributo pari a circa 380 €. In questo modo si è ridotta la superficie coltivata a barbabietola, grano e orzo invernale per 2 ha ciascuno. Questo porta a una perdita di reddito di quasi 3.000 €, corrispondente a 20 €/ha. Si attendono misure di adattamento da parte della Commissione europea.

In tutti e tre i casi aziendali rispettare gli impegni del greening è più vantaggioso che rinunciare al pagamento ecologico. Come conclude l’articolo di Top Agrar, ora spetta alla Commissione europea, al governo federale e ai Länder proporre un’ampia rosa di misure di adattamento, per consentire alle aziende il maggior numero possibile di alternative tra cui scegliere.

Allegati

Germania, effetto greening Le alternative più vantaggiose

Pubblica un commento