Fauna selvatica fuori controllo

IL CASO
TV_14_12_cerbiatto

Il sistema è ormai al collasso: la gestione della fauna selvatica non funziona più e si è rotto l’equilibrio tra agricoltura, animali selvatici e grandi predatori. Occorrono interventi urgenti a livello legislativo e normativo, altrimenti la situazione potrebbe degenerare in modo irreversibile. Sono queste le conclusioni a cui è giunto il confronto organizzato di recente dalla Confagricoltura provinciale al Centro incontri della Provincia di Cuneo dove si è fatto il punto sulla situazione in Italia e all’estero.

Per esaminare le possibili soluzioni a un problema sempre più complicato da gestire l’organizzazione agricola ha chiamato a Cuneo alcuni esperti del settore.

L’assessore all’Agricoltura del Piemonte Claudio Sacchetto ha invitato alla concretezza. «C’è troppa disinformazione e in molti giocano ad alimentare polemiche sull’argomento. La verità è che la legge 157/92 che regola la gestione della fauna in Italia è ormai obsoleta – ha detto l’assessore – e andrebbe rivista secondo le esigenze attuali sull’argomento». Secondo il dirigente del settore Politiche agricole della Provincia di Cuneo Paolo Balocco «la fauna può essere una risorsa, ma oggi i selvatici sono troppi e occorre rientrare nei limiti. Manca una gestione organica e unitaria di fauna e caccia per la presenza di molti soggetti competenti, non c’è un piano faunistico regionale e la Regione è senza una legge sulla caccia».

Ungulati toscani

Ma anche dove le normative ci sono, e puntuali, la situazione è critica. Il tecnico della Provincia di Pisa Vito Mazzarrone ha ricordato che in Toscana alcune specie di selvatici sono proliferati in maniera incontrollata. I danni da cinghiale rappresentano il problema principale (in regione ci sono 116.000 abbattimenti all’anno di ungulati), ma anche i lupi stanno iniziando a creare allarme, perché si trovano nella rotonde alle periferie delle città.

In Francia i danni alle colture agricole e all’ambiente li devono pagare i cacciatori. Sono molto diffusi i cinghiali, i cervi, i daini, i camosci e i mufloni. Nicolas Jean, presidente dellaFederazione dei cacciatori delle Alte Alpi (il dipartimento francese della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra) ha ricordato che la Federazione si occupa di gestire i danni, controllando popolazione dei grandi selvatici, attuando misure di prevenzione puntuali e raccogliendo i fondi tra i cacciatori per pagare gli indennizzi: ogni cacciatore paga, oltre al costo del bracciale di caccia, una tassa di selezione.

In svizzera decidono i cantoni

In Svizzera sono i Cantoni a fissare le misure di risarcimento per i danni alle colture e agli animali da reddito. I danni principali sono provocati dai cervi; la prevenzione viene fatta prevalentemente con le recinzioni elettrificate, ma anche con segnalatori acustici a ultrasuoni. È però soprattutto il prelievo venatorio a limitare i danni. «Nei Grigioni – ha ricordato Marco Viglezio, vicepresidente della Federazione Cacciatori Ticinesi – i danni sono in calo da oltre vent’anni e si assestano sui 50.000 €/anno, perché l’attività venatoria è stata pianificata in modo scientifico».

Danni in calo anche nel Vallese, grazie alla forte pressione venatoria, dove gli indennizzi si quantificano in circa 150.000 €/anno.

Canton ticino, milioni da rimborsare

Nel Canton Ticino invece i danni sono molto pesanti e ammontano a oltre 1 milione di €/anno, anche se occorre considerare che i produttori agricoli vengono risarciti sul valore del prodotto finito. Nel cantone di Ginevra, dove la caccia è vietata, su soli 280 km² i danni ammontano a 1.000 franchi svizzeri per chilometro quadrato.

Il direttore della Confagricoltura di Cuneo Roberto Abellonio chiudendo il convegno ha ricordato che «agli imprenditori non interessano i risarcimenti del danno, perché gli indennizzi non saranno mai utili per compensarli abbastanza. Occorrono strumenti nuovi e sistemi alternativi di gestione della fauna che tutelino meglio le imprese agricole».


Pubblica un commento