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EDITORIALE
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11 domande sull’etichettatura dei cibi.

È la consultazione pubblica lanciata
on-line dal ministero dell’Agricoltura. A
supporto delle prossime scelte nazionali
sull’etichettatura.

Vuoi conoscere l’origine degli alimenti,
il luogo della loro trasformazione,
li preferisci italiani?

Domanda subliminale. La risposta sarà
probabilmente sempre sì, nel nome della
sicurezza e della qualità alimentare.
Nel nome del legame identitario con
il territorio che il consumatore ha già
imparato a preferire. Sì fino alla domanda
successiva: sei disposto a spendere di più
(e quanto) per questa origine?

Qui il bisogno di trasparenza e certezze
fatalmente vacillerà e segnerà la
differenza fra chi arriva oltre la terza e la
quarta settimana e chi no.
Per “quelli che no” si è aperta la spirale
del cibo spazzatura, dei tagli su frutta e
verdura, sulla carne, magari anche sulla
pasta.

Ma l’equazione prezzo basso-cibo
scadente non sempre “tiene”. Vedi il
paradosso del re dei formaggi precipitato
a 7-7,5€/kg agli allevatori, stagionato.
Sovrapproduzione, consumi cedenti ed
embargo russo hanno fatto la loro parte.
Il resto dipende da una peculiarità che
accomuna molte filiere: gli allevatori/
agricoltori producono, altri decidono i
prezzi.

Proponiamo, in occasione del prossimo
sondaggio, la dodicesima domanda: vuoi
sapere se il cibo è stato prodotto con
un’equa ripartizione del valore lungo la
filiera?


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