Essicatori soia: il tema è conservare, non ritirare

FILIERE
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Replichiamo all’articolo di Beatrice Toni
pubblicato su Terra e Vita 39/2014, pag.
17 (“Umidità soia, ritiro dal 14% al 13%?”)
.
Scriviamo per conto di Aires e di Compag
delle quali siamo rappresentanti.

A noi pare che l’articolo non colga, sin dall’inizio,
il nodo centrale: gli essiccatori non si occupano
di “ritirare la soia”. Si occupano di una
problematica ben più vasta: la conservano!
La conservano insieme a quella di altri fornitori,
ne garantiscono la tracciabilità e devono
rispondere della salubrità del prodotto.
Non possono permettersi di conservarlo
male: dovrebbero rispondere a tutti gli operatori
della filiera, sia quelli a valle che
contesterebbero il prodotto, sia ai fornitori
a monte.

Le indicazioni del documento tecnico firmato
da esperti di tre diverse prestigiose università,
citato ma non valorizzato, espone con lavoranchiarezza
le motivazioni scientifiche che
sottendono alla nostra preoccupazione per
la salubrità del prodotto.

Lo stesso documento parla di necessità – affinché
il prodotto possa essere conservato a
lungo – di un’umidità inferiore al 13%.

Le attente tecniche di pulizia e di conservazione
che riusciamo a mettere in campo ci
consentono di tenere l’umidità al 13%.

A differenza degli essiccatori, gli oleari che
provvedono all’utilizzo del prodotto in tempi
brevi, possono acquisire il prodotto con un
tenore di umidità superiore.

Non vi è dunque alcuna volontà speculativa,
ma solo la necessità di garantire un’adeguata
conservazione che permetta al produttore
un conferimento sicuro e la realizzazione di
un adeguato compenso.

di Gianfranco Pizzolato (Aires) e Fabio Manara (Compag)

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Essicatori soia: il tema è conservare, non ritirare

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