E l’ottavo giorno Dio creò l’agricoltore


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L’ottavo giorno, Dio guardò il paradiso che aveva creato e disse: «Ho bisogno di un custode». E Dio creò l’agricoltore.

Poi Dio disse: «Ho bisogno di qualcuno disposto ad alzarsi prima dell’alba per mungere le vacche, lavorare tutto il giorno nei campi, mungere di nuovo le vacche, cenare, poi andare in città e rimanere fin dopo la mezzanotte per una riunione della scuola». E Dio creò un agricoltore.

Dio quindi disse: «Ho bisogno di qualcuno disposto a stare alzato tutta la notte per la nascita di un puledro per poi vederlo morire, ma capace di asciugarsi gli occhi e dire: ‘Andrà meglio, forse, l’anno prossimo’. Ho bisogno di qualcuno capace di scolpire un manico d’ascia a partire da un frassino, ferrare il cavallo con un pezzo di ruota di un auto, costruire una fune sfruttando il fieno, sacchi per mangimi o scarpe scartate. Uno che, nella stagione di semina e di raccolta, conclude la sua settimana di 40 ore a mezzogiorno del martedì e poi lavora altre 72 ore, soffrendo sul trattore. E Dio creò un agricoltore.

Allora Dio disse: «Ho bisogno di qualcuno abbastanza forte da spostare gli alberi e grosse balle di fieno, ma abbastanza delicato per svezzare agnelli e suinetti, tenere d’occhio la cresta rosa dei pulcini e fermare la falciatrice per steccare la zampa di un’allodola. E Dio creò un agricoltore.

Uno capace di arare in profondità, ma andar dritto e senza “tagliare” gli angoli. Uno capace di seminare, diserbare, nutrire e allevare animali, e poi erpicare, discare, arare, e piantare. Qualcuno capace di costruire una famiglia con teneri e forti legami di condivisione. Uno capace prima di ridere, poi sospirare e quindi sorridere (con gli occhi) al figlio quando gli dice che da grande farà il lavoro di papà. E Dio creò l’agricoltore.

(*) (l’incontro che assegna il titolo di campione della NFL, National Football League, la lega professionistica di football americano)


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