Ciliegio, l’esportazione guarda a Est

Speciale ciliegio
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La Fao (Food Agriculture Organisation) stima che nel mondo si producano oggi oltre 2,2 Ml di t di ciliegie, destinate al consumo fresco o utilizzate come ingrediente di base dall’industria alimentare per composte di frutta e marmellate. In Italia, ogni anno vengono raccolte oltre 100.000 t di ciliegie, un quantitativo che fa del nostro il Paese leader dell’Ue, davanti alla Spagna. In particolare, nel 2013 la produzione nazionale è stata di circa 135.000 t (dato Istat), un quantitativo in crescita del 29,1% rispetto all’anno precedente. Il ciliegio è presente in molte parti del territorio nazionale, ma la qualità della produzione raggiunge punte di eccellenza in Veneto (Marostica, Vr), Emilia-Romagna (Vignola, Mo), Campania e Puglia (Turi e Conversano, Ba). Il mercato nazionale è il naturale sbocco di questo frutto. Tuttavia, discreti quantitativi di ciliegie vengono spediti oltre confine, dove il mercato delle ciliegie ha una dinamica autonoma rispetto al resto della frutta estiva. Le esportazioni di ciliegie (dolci ed acide) pesano per circa il 10% sulla produzione nazionale e si dirigono prevalentemente verso Paesi limitrofi all’Italia, Germania, Svizzera Austria e Francia in particolare. Tuttavia, i progressi nello sviluppo di tecnologie di lavorazione post-raccolta sempre più adatte alle specifiche caratteristiche del frutto (conformazione, peduncolo, resistenza, ecc…) e l’incremento di efficienza dei sistemi di conservazione e trasporto nel mantenere uno standard qualitativo elevato lasciano ben sperare per gli anni a venire nella possibilità di ampliare gli sbocchi di mercato ad una platea di Paesi sempre più ampia. In particolare, nel 2013 (gennaio-ottobre) sono state complessivamente collocate oltre confine circa 10.400 t di ciliegie (escluse le ciliegie acide). Il saldo tra esportazioni ed importazioni (E-I) è stato di quasi 2.500 t, cioè quattro volte maggiore che nel 2012 (Tab. 1). La crescita delle esportazioni nel 2013 è spiegabile con un aumento generalizzato degli invii di prodotto su mercati di Paesi comunitari fino ad ora rimasti ai margini dei flussi di interscambio delle ciliegie: Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Croazia. In dettaglio, l’analisi della bilancia commerciale, condotta per Paese di destinazione, mette in evidenza come l’Ue (28 membri) sia la destinazione privilegiata delle esportazioni italiane; nel 2013 verso i Paesi di questa area si sono dirette complessivamente oltre 8.900 t di prodotto, per un valore complessivo di circa 32 Ml €, pari all’84% dell’export totale. In particolare, in cima alla graduatoria dei principali Paesi con i quali l’Italia ha mantenuto un saldo commerciale (E-I) positivo vi è la Germania (4.386 t). La graduatoria prosegue poi, in ordine decrescente di importanza, con la Lituania (la vera novità rispetto al 2012, quando aveva importato poco meno di 90 t) e, ad una certa distanza, il Belgio e la Danimarca, rispettivamente, con 582 e 258 t. Il primo dei Paesi europei extra-comunitari ed il secondo mercato di destinazione delle ciliegie è stata la Svizzera con circa 1.200, per un valore di oltre 5 Ml €. Per trovare una altro Paese extra-comunitario europeo bisogna scendere fino all’ottavo posto dove si trova la Federazione Russa verso cui si sono dirette circa 180 t di prodotto. L’Italia è anche un Paese importatore e le ciliegie provengono da altri Paesi mediterranei sia comunitari che extra-comunitari. La presenza di ciliegie provenienti da questa area è da tempo una realtà consolidata. In particolare, i principali competitor sono Spagna e Turchia che possono avvantaggiarsi di un costo della manodopera concorrenziale. Nel 2013 la maggior parte delle importazioni di ciliegie è stata proprio di origine iberica (oltre 3.200 t) e turca (poco meno di 2.000 t). Nel 2013, complessivamente, questi due Paesi hanno pesato sulle importazioni totali a volume dell’Italia per il 66,5%. L’unica singolarità di un anno sostanzialmente positivo per l’export di ciliegie è il peggioramento del saldo commerciale del nostro Paese verso la Francia che ha reso l’Italia, seppur per poche decine di t, importatore netto dal Paese transalpino. Come per altri prodotti del paniere ortofrutticolo, al fine di consolidare le posizioni detenute sui mercati esteri è necessario per gli operatori gestire al meglio il frutto in post-raccolta – confezionamento, imballaggio, ecc..– in modo da garantire una valorizzazione commerciale ottimale. In particolare, per la ciliegia è importante avere un packaging (sovra-imballo, imballo e confezione) in grado, da un lato, di valorizzare al meglio tutti gli attributi di carattere visivo e sensoriale di questo frutto (calibro/pezzatura, colore lucentezza, assenza di difetti superficiali visibili, ecc..) e, dall’altro, di evidenziare la sua provenienza dall’Italia, elemento che resta a tutti gli effetti un valore aggiunto. La struttura delle esportazioni italiane di ciliegie è asimmetrica, cioè squilibrata verso alcuni Paesi, il più importante dei quali è la Germania. Nel 2013 si sono diretti verso la Germania oltre i due quinti (42,2%) delle esportazioni italiane di ciliegie (escluse le ciliegie acide). L’analisi delle quotazioni delle ciliegie fresche (dolci) sul circuito dei mercati all’ingrosso tedeschi (Amburgo, Berlino, Colonia, Monaco e Francoforte) ha consentito di verificare che, durante la campagna commerciale (maggio-agosto), l’Italia si è affacciata sul mercato tedesco con continuità a partire dalla seconda settimana del mese di maggio; all’inizio con prodotto di piccolo calibro, per poi presidiare il mercato con frutti più grandi (Fig. 1). In questo periodo l’offerta dell’Italia è risultata contestuale a quella di Spagna (varietà Burlat, Prime Giant e Summit) e Grecia. Le quotazioni sono oscillate dai 3,7 €/kg del prodotto greco ai 4,8 €/kg di quello iberico. Il prodotto di questi tre Paesi ha anticipato di qualche settimana l’arrivo delle ciliegie provenienti dalla Turchia, principale Paese extra-Ue fornitore della Germania. Al suo apparire sul mercato le quotazioni del prodotto turco si sono attestate intorno a 5,5 €/kg. L’offerta di Grecia, Italia e Spagna (ai quali si è aggiunta anche la Francia a partire da giugno) si è protratta per tutto giugno e fino alla fine di luglio, quando gli arrivi di prodotto da questi Paesi sono cessati, lasciando il campo al solo prodotto turco ed alla produzione locale, comunque disponibile con continuità sul mercato sin dai primi di giugno. La campagna commerciale si è poi conclusa con quotazioni della produzione nazionale di poco inferiori ai 3 €/kg, un valore in linea con quello della Spagna, ma inferiore a quella della Francia e della Grecia, entrambe a quota 3,8 €/kg. La disponibilità della ciliegia su un arco di tempo ristretto, associata alla forte concorrenza degli altri Paesi ed all’abbondanza di prodotto (al culmine della campagna erano 6-8 i Paesi che si sono contesi il mercato, inclusa l’offerta locale) obbliga il prodotto italiano a cercare di sfruttare al meglio le opportunità che derivano dal fatto di disporre di un elevato standard di qualità. In questa logica conviene affidarsi alla chiara riconoscibilità dell’origine italiana del prodotto garantito dalla marca industriale o dalle Denominazioni di Origine (Igp).


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