Cibo per tutti?

EDITORIALE
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“Siete strumento di lotta contro la fame
nel mondo” scrive papa Francesco in
una lettera a Terra Madre, la cinque
giorni torinese del “cibo buono, pulito e
giusto” prodotto dagli agricoltori di tutto il
mondo. Ispirato a valori come solidarietà
e convivenza con i quali non si può che
essere d’accordo.

Del resto, nutrire il pianeta è lo slogan
che traina la costruzione, e talvolta
cementificazione, di Expo 2015.

Vasto programma che, se le proiezioni
sono azzeccate, vorrebbe sfamare numeri
iperbolici di persone producendo quantità
inedite di cibo di qui ai prossimi 40 anni.

Per l’agroalimentare, e per le innovazioni
lungo le filiere, un business rivoluzionario.

Addio alla green revolution degli anni
’50 (genetica-chimica-meccanica per
un’eccezionale impennata produttiva,
ma senza rispetto ambientale) e avanti
con l’evergreen revolution (efficienza
e sostenibilità grazie all’integrazione
genetica-chimica-macchine intelligenti).

È l’atteso progresso tecnologico.
Dovrà fare i conti con nuovi squilibri
economici e sociali, con una produttività
che non sempre è sinonimo di redditività,
con il crollo del potere d’acquisto nei paesi
più sviluppati (in quelli affamati non è mai
esistito). E con il clima infuocato e sempre
più top secret sulla sicurezza alimentare
(dagli ogm alle micotossine).

Cercasi proiezioni sul futuro a proposito
dei redditi e della loro ripartizione, delle
aziende che sopravviveranno, delle
informazioni trasparenti a consumatori e
produttori. La sostenibilità, prima di tutto.


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